Dietro il baciamano

Alessandro De Angelis
Baciamano a Salvini

Accolto tra gli applausi a Farindola, come accadeva a Berlusconi all'Aquila, perché le campagne elettorali sul dolore vanno valutate sul lungo periodo, a telecamere spente. Lì Salvini promette soldi ai parenti delle vittime di Rigopiano, in un'ennesima piroetta, tanto chi se ne accorge: soldi dati per stanziati, poi affidati a un emendamento, ora, ma che non si capisce "come" e "quando" saranno dati, certo dopo il 10 febbraio, quando in Abruzzo le urne saranno chiuse.

E accolto tra gli applausi anche ad Afragola. Gente che come una volta si inchina al potente per baciargli la mano, si sottomette e si indigna, non con chi mette le bombe, ma con Roberto Saviano, "non vogliamo più pagargli la scorta", come ripete il Capitano, che sarebbe il titolare della sicurezza nazionale. Come se fosse un privilegio la scorta e non una dura necessità per chi rischia la vita. Ad Afragola Salvini arriva in ritardo di giorni a promettere più sicurezza e forze dell'ordine, con quel solito giubbotto addosso che fa "slittare" l'uniforme di Stato a simbolo di parte, come se chi non è con lui fosse contro la Polizia. E chissà perché quando si parla di crimine organizzato il ministro più ubiquo e tempestivo del mondo arriva sempre qualche giorno dopo, posticipando la visita in Campania ai comizi ad Oristano – oltre all'Abruzzo, si vota anche in Sardegna - o al facile spot su Battisti, per cui l'agenda è stata ribaltata all'istante, come quando ti invitano in prima serata col picco di share. Perché funziona così questa propaganda nell'era del populismo, che prevede anche una diretta facebook sulle banche, nel tragitto che lo porta da Roma alla processione di Farindola, raggiunto da Di Maio che, addirittura, coglie l'occasione per trasformarla in passerella, con tanto di scatti con la sua candidata in Abruzzo....

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