Dietro la morte di Davide Giri, l'ombra di una prova per la gang: il killer doveva dimostrare il suo valore

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Davide Giri (Photo: Ansa)
Davide Giri (Photo: Ansa)

“Perché?”. E’ questa la domanda che tutti si pongono in merito all’omicidio del dottorando italiano, colpito a morte da Vincent Pikney, un pluripregiudicato di 25 anni che nella stessa notte ha ferito a coltellate anche un turista italiano. L’assassino è stato arrestato, ma ad oggi ancora non sono chiari i motivi del gesto. Ad avanzare un’ipotesi è La Stampa che in un articolo scrive:

Non sembra si tratti di rapina, poteva essere sotto l’effetto di droghe, o soffre di disturbi mentali, potrebbe essere stato motivato dall’odio razziale, o tutti e tre. O c’è una quarta ipotesi, forse la sua era una prova, una dimostrazione alla gang che gli anni di carcere non lo avevano cambiato, che la libertà vigilata non era frutto di qualche soffiata e che lui era pronto ad abbeverarsi alla sorgente della violenza.

Una sorta di rito di iniziazione.

Ed ecco allora le aggressioni casuali, col solo scopo di fare vittime, «Every Body Killas», uccidere chiunque, come in un videogioco dalle macabre sembianze del rito di nuova iniziazione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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