A difesa della quinta stella

Pietro Salvatori
FILE - In this June 1, 2018 file photo, leader of the League party Matteo Salvini, right, stands by Luigi Di Maio, leader of the Five-Star movement, prior to the swearing-in ceremony for Italy's new government at Rome's Quirinale Presidential Palace. Five weeks after taking national office, opinion polls indicate that Salvini’s anti-migrant, anti-European Union party has soared in popularity. (AP Photo/Gregorio Borgia, file)

"Se temo le domande? Magari me le facessero, non vedo l'ora". È un Sergio Costa infuriato quello che vede i dispacci di agenzia nei quali Matteo Salvini continua a ribadire la sua accelerazione sulla costruzione di nuovi inceneritori. Tema lontanissimo dall'agenda del ministro dell'Ambiente, come da quella di tutto il Movimento 5 stelle. Una polemica nata giovedì tra i due vicepremier e protrattasi per tutto il giorno seguente, che si incrocia con il protocollo d'intesa che mezzo Consiglio dei ministri si appresta a siglare lunedì, in trasferta a Caserta, riguardo la Terra dei fuochi. Proprio il tema sul quale il generale della Guardia di Finanza ha costruito la propria carriera nell'arma, e che lo vedrà seduto in conferenza stampa tra Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e il leader della Lega subito dopo la firma. Un momento che, se le prossime ore non porteranno a una distensione generale, sarà di puro thrilling.

Perché Costa non è da solo a condividere una posizione di netto rifiuto all'uscita salviniana. Oggi una batteria di vertici 5 stelle ha risposto a brutto muso al ministro dell'Interno. "Nessun margine di trattativa sugli inceneritori", ha tuonato il ministro del Sud Barbara Lezzi. "In Campania non ne faremo nemmeno uno", ha rilanciato Roberto Fico. Lo stesso Di Maio forse non è mai stato chiaro come oggi: "Salvini crea tensioni nel governo". Una batteria che non ha minimamente scalfito la trincea leghista. Ecco Salvini che fa il verso al capo politico 5 stelle: "I termovalorizzatori sono fondamentali, li faremo. Senza ceppa...".

Nemmeno il tempo di esultare per lo stralcio dal decreto fiscale della dichiarazione integrativa (e quindi del condono di qualsiasi tipo di nero) che ecco si apre un'altra falla nella solidità della maggioranza gialloverde. Nonostante le polemiche, Salvini non ha chiamato per un chiarimento il collega all'Ambiente. Il quale non ha mai minacciato le dimissioni, ma ha detto chiaramente che non ci starebbe in nessun modo a...

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