Il difficile patteggiamento con la realtà

Pierluigi Gerbino
 

Descriviamo in fretta quel che i mercati stanno facendo, per poi lasciare spazio a qualche riflessione sul mutamento di scenario che si sta sviluppando nella guerra al coronavirus.

Ieri tutti attendevano il rimbalzo dei mercati azionari e un po’ di prese di beneficio sui beni rifugio.

Diciamo che qualcosa del genere si è visto, soprattutto sui beni rifugio, che già martedì avevano un po’ rallentato il passo, mentre sull’azionario il segno positivo, che per larga parte della seduta ha interessato tutti i mercati europei, alla fine si è decisamente ridimensionato, con il solo Ftse-Mib a vantare un rimbalzo superiore al punto percentuale (+1,44%) e con una candela che potrebbe aver segnato un minimo (22.638, praticamente sul supporto creato il 3.12.2019 dalla fine della correzione intermedia del lungo rally partito a Ferragosto) in grado di resistere per qualche giorno.

La colpa della frenata europea pare essere della decisa consapevolezza sulla gravità della situazione, che i mercati americani sembrano aver assunto, dopo settimane di ottimismo menefreghista, che ora sembra aver conservato il solo Trump.

Infatti l’indice principale USA SP500 è riuscito nelle battute iniziali della seduta soltanto a recuperare metà della brutta candela ribassista del giorno precedente, per poi tornare a scendere, forse anche per colpa delle dichiarazioni di Trump, appena rientrato dal “viaggio fantastico in India”, che ha applicato al virus il “modello climate change”: secondo lui, come il riscaldamento globale è una bufala, anche il virus è niente più che un’influenza. Robetta che i media disfattisti, che vogliono sminuire i successi della sua Presidenza, in combutta con i democratici, stanno gonfiando per seminare il panico, far scendere Wall Street e impedire la sua rielezione.

Dichiarazioni in totale disconnessione percettiva dalla realtà, che forse fanno riflettere i mercati sulla totale inadeguatezza presidenziale a gestire la situazione in modo non negazionista.

L’indice nella seconda parte della seduta ha così rivisto una bordata di vendite che lo hanno fatto scendere sotto i minimi del giorno precedente, raggiungendo i 3.109 punti, collezionare la quinta seduta negativa consecutiva (-0,38%) ed avvicinare ancora l’obiettivo di questo movimento, cioè l’area  compresa tra 3.070, minimo del 3 dicembre scorso, e 3.080, livello di passaggio oggi della media a 200 sedute. E’ un livello che il Future dell’indice americano, approfittando del calo che anche oggi ha colpito gli indici di Giappone e Corea, ha già raggiunto intorno alle ore 6 italiane, e da cui sta già rimbalzando. Ovviamente la fretta di scendere predispone le borse europee ad un’apertura negativa, ma la partita odierna pare tutta da giocare, dato che i supporti raggiunti sembrano consistenti ed in grado di agevolare almeno un momentaneo rimbalzo.

Del resto l’ipervenduto comincia ad essere piuttosto evidente e le mani forti potrebbero essere tentate di attendere e magari favorire un recupero prima di riprendere la distribuzione dei saldi agli ottimisti ad oltranza.

Veniamo alle considerazioni su come si sta evolvendo la battaglia al virus.

Innanzitutto mi preme rimarcare quel che è già emerso.  Cioè il fatto che nel mondo, gli unici che hanno preso veramente sul serio il virus sono state le autorità italiane, seguite da quelle coreane. Non è un caso che in questi due paesi i contagi salgano in modo molto più marcato che altrove. Sono gli unici due paesi che fanno il test a tappeto, anche a chi è venuto a contatto con persone infette ma non presenta sintomi, ed agiscono con l’isolamento severo dei positivi e delle aree considerate focolaio di propagazione del virus. Questa, ci dicono gli esperti, è l’unica modalità operativa che ha qualche possibilità di fermare il contagio. Misure più blande lo possono rallentare, ma nulla più.

E’ però un’impostazione che ha due conseguenze non da poco. La prima è economica, poiché, oltre al disagio sociale che provoca ad ampie fasce di popolazione, crea condizioni di blocco totale alla produzione per un numero significativo di giorni e per ampie zone del territorio. Le conseguenze in termini di perdita di PIL sono molto gravi. La seconda conseguenza è di immagine. Tutto il mondo ha visto la crescita esponenziale dei contagi ufficialmente dichiarati in Italia e Corea e si comporta come di fronte ad un appestato, evitando ogni contatto. Disdette di prenotazioni turistiche a iosa, chiusure di porti ed aeroporti alle imbarcazioni ed ai voli provenienti dall’Italia, ci isolano dal consesso mondiale e rendono la nostra immagine peggiore di quanto già lo fosse prima del virus. Ieri poi, ho accolto la notizia che un porto africano ha vietato lo sbarco di un mercantile italiano come una sorta di pena dantesca del contrappasso, che il nostro paese ora subisce, dopo aver negato per un anno intero l’attracco nei nostri porti delle barche che salvano i migranti africani.

Non sorprende perciò che si levino alte le polemiche, sollevate dai politici che cercano facile consenso elettorale, sull’opportunità di misure così severe, quando gli altri non le attuano. Dà anche un certo voltastomaco sentire Trump affermare che in USA stanno facendo un lavoro magnifico contro il virus, quando tutti sanno che in quel paese non ci sono nuovi contagi solo perché non si fa alcun test. Dato che la sanità pubblica non esiste chi vuole fare il tampone se lo deve pagare. Per cui lo fanno solo i ricchi. I morti vengono perciò classificati come morti per influenza.

E’ ovvio però che essere severi da soli non serve a nulla. Infatti da ieri, proprio nel giorno in cui anche il Presidente della Lombardia ha dovuto entrare in isolamento perché la sua segretaria è risultata positiva, il nostro governo ha fatto un enorme passo indietro. Il tampone verrà fatto solo a chi presenta sintomi conclamati, uniformandosi di fatto alla linea più blanda attuata nel resto d’Europa, che preferisce di fatto aspettare, sperare e fare poco per fermare la diffusione.

Siccome in giro per il mondo il comportamento medio è anche peggiore, e nonostante ciò ormai i nuovi casi di virus fuori dalla Cina hanno già superato quelli registrati in Cina, credo che la pandemia sia ormai inevitabile. 

Questo è il dato negativo. Quello positivo è che tra tutti i nuovi virus che ci potevano capitare, questo è sicuramente poco letale e, se non avrà mutazioni che lo incattiviscano troppo in fretta, magari darà il tempo di trovare un vaccino efficace senza decimare troppo la popolazione mondiale.

Pertanto non mi stupirei che la linea Maginot innalzata, almeno a parole, contro il virus, venga smantellata a favore di una più trumpiana strategia della sdrammatizzazione, per poter derubricare il virus ad influenza normale e consentire all’economia di tornare ad una sorta di “nuova normalità”, in cui, cinicamente, “peggio per gli anziani ed i malati con altre patologie, ma l’economia non può fermarsi per salvare tutti”.

Stiamo a vedere. Certo, con un mondo così, mettere al mondo figli è un atto eroico.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online