Digitale, Migliore (Fiaso): "In sanità luci e ombre, dopo pandemia usiamo I.A. e Big Data"

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“Luci ed ombre”. Giovanni Migliore, presidente della Fiaso, Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, fotografa così, con Adnkronos/Labitalia, lo stato di avanzamento della sanità digitale nel nostro Paese. “Le analisi più recenti degli osservatori che seguono e monitorano gli sviluppi della digitalizzazione nel nostro Paese -spiega- ci dicono che nel corso degli ultimi due anni c’è stata una ripresa generale di interesse nei confronti del tema, soprattutto in ambito sanitario, e sappiamo che ciò è legato alla gestione della emergenza pandemica. Le tecnologie digitali sono state preziose per non rinunciare alla connessione con pazienti, soprattutto cronici, e cittadini, e anche tra operatori”.

Sulla digitalizzazione nel complesso il confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea è abbastanza impietoso. “Non partiamo -racconta Migliore- da un buon posizionamento: le ultime stime ufficiali (Eurostat, Indice Desi-Digital Economy and Society Index, 2020) ci danno al 24° posto, piuttosto indietro rispetto a Spagna, Germania e Francia, e lontani dalle performance delle migliori, Danimarca, Olanda e Finlandia. Nei due anni di emergenza pandemica l’ambito di ciò che consideriamo sanità digitale è cambiato, e si è esteso".

"Prima - ricorda - guardavamo essenzialmente a sistemi informativi e reti, oggi consideriamo a pieno titolo anche i dispositivi medici e tutti gli oggetti che utilizzano l’intelligenza artificiale e sono in grado di trasferire dati, così come gli strumenti che ci consentono di disporre in tempo reale di analytics. E poi ora c’è finalmente una nuova frontiera di fronte a noi, il territorio, e soprattutto il domicilio, in particolare pazienti anziani cronici e fragilità in genere”.

Quanto alle criticità, l’elenco è piuttosto lungo. “In primo luogo -spiega il presidente della Fiaso- non si vede una strategia unitaria, ciò di cui disponiamo oggi è frutto della giustapposizione di strumenti, tecnologie, pezzi di formazione che si sono accumulati progressivamente, legati a politiche nazionali, penso per esempio al Fse, o a esigenze dei territori o di singole strutture. Una realtà caratterizzata, spesso, da tecnologie, reti e interfacce che non dialogano tra loro”. “Nel corso dell’ultimo decennio si sono succeduti una quantità di investimenti, penso ancora una volta al Fse o al lavoro di alcune regioni per l’adozione di cartelle informatiche che tengano insieme dati sanitari e sociali, ma si tratta di strumenti che non hanno espresso ancora le loro reali potenzialità", spiega Migliore.

"In generale, scontiamo frammentazione e forti disomogeneità territoriali, che sono il portato della mancanza di coordinamento tra i diversi livelli di governance e tra le politiche via via poste in essere. E, infine, ma non in ordine di importanza, c’è il tema della formazione, ai diversi livelli, un terreno sul quale siamo chiamati sin da oggi ad un lavoro di lunga lena", dice.

"Promuovere l’innovazione digitale richiede innanzitutto l’acquisizione di tecnologie, ma dobbiamo preoccuparci anche di superare il divario di skill, ed essere capaci di accrescere la consapevolezza sulle possibilità offerte dalla tecnologia per migliorare il nostro lavoro e rendere più efficienti i servizi nell’interesse dei cittadini. Il Pnrr -conclude il presidente della Fiaso- è una opportunità per mettere ordine in tutta questa materia, rilanciare, darsi una strategia unitaria, sapendo di poter contare sulle risorse per gli investimenti necessari”.

Pnrr: ‘5,8 mld per sanità 4.0, progetti Ssn in scadenza in IV trim 2022’

Le risorse che il Pnrr stanzia per la digitalizzazione in sanità sono “all’incirca 5,8 miliardi di euro per il periodo 2021-2026” e sono quelle previste all’interno della seconda componente della Missione 6 Salute, dedicata a Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale, ricorda. Si tratta, dice, di “misure per il rinnovamento e l'ammodernamento delle strutture tecnologiche e digitali esistenti, per il completamento e diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), oltre che per una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) attraverso sistemi informativi più efficaci”. C’è anche “il rafforzamento delle competenze del personale con percorsi di formazione, ma farei attenzione -evidenzia Migliore- a non considerare solo quanto specificamente previsto dalla Missione 6 perché il Pnrr va letto in maniera integrata, e la Missione 1, dedicata alla transizione digitale del Paese avrà ricadute anche sul Ssn”.

“Quanto alle misure specifiche per il Ssn -spiega il presidente della Fiaso-la gran parte di esse andranno in scadenza dal quarto trimestre 2022 in poi; quindi, i progetti relativi si misurano con questo orizzonte temporale. Per quanto riguarda il nostro coinvolgimento, le Aziende saranno ovviamente impegnate nelle fasi attuative dei diversi step previsti. Come Federazione garantiremo loro tutto il supporto necessario, oltre a monitorare sistematicamente lo sviluppo della Missione 6”.

Sulla Missione 6 per il rafforzamento del territorio, indica Migliore, “una delle priorità dovrà essere l’integrazione di elementi tecnologici e digitali nelle modalità di svolgimento di servizi e attività”. “Ciò che ci interessa prioritariamente è rafforzare la nostra capacità di prendere in carico i pazienti e i loro bisogni, in particolare le cronicità, assicurando maggiore efficacia e continuità di cure e assistenza. La digitalizzazione può svolgere un ruolo di supporto e semplificazione di procedure e processi che governano il funzionamento dei presidi territoriali, può favorirne il raccordo e il coordinamento, e contribuire ad avvicinarci a quella rete di strutture fortemente interconnesse tra loro e riconoscibile dai cittadini come insieme unitario sulla quale abbiamo bisogno di poter contare”.

Più in generale, aggiunge Migliore, “dobbiamo guardare consapevolmente alla digitalizzazione come un vero e proprio fattore abilitante per le politiche sanitarie”. “Non si tratta più di utilizzare strumenti di telemedicina o di informatizzare i processi, quanto piuttosto di ripensare e riprogettare i servizi sanitari, i loro modelli organizzativi e di fruizione da parte dei pazienti, in maniera che garantiscano il massimo della interconnessione e interoperabilità, e utilizzino le logiche e il valore aggiunto dei sistemi digitali, sin dalla progettazione”, avverte.

Per questo, “le piattaforme digitali potrebbero rappresentare una svolta storica, consentendo la concentrazione in maniera dinamica e attiva di dati e materiali riguardanti, per esempio, una determinata patologia cronica e la sua gestione, in maniera da svolgere funzioni di raccolta, connessione e confronto, e la ricomposizione della divaricazione tra cure primarie sul territorio e prevenzione, in una logica di health population management", dice il presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere.

"Pensiamo a quanto, tutto questo, potrebbe essere utile a potenziare la nostra proattività nella capacità di presa in carico, a tutti i livelli. Big data e intelligenza artificiale aumentano in maniera esponenziale la nostra capacità di cogliere i collegamenti tra i fenomeni che osserviamo, i dati e le informazioni messi a disposizione dalla ricerca scientifica e tecnologica. Il digitale entra su questo terreno potenziando ulteriormente le sinergie possibili e rendendole fruibili. Il Pnrr mette a nostra disposizione tutto ciò, a patto, lo ripeto, che ne siamo consapevoli”, conclude Migliore.

Pnrr: ‘1 mld per telemedicina, servizi ibridi saranno ordinari’

Un miliardo per lo sviluppo della telemedicina è quanto stanzia il Pnrr. “Penso che nessuno immagini -commenta- di tornare alla situazione pre-pandemica. La cosiddetta telemedicina ha dato buona prova di sé nel corso della fase più dura della emergenza, ma la gran parte dell’utilizzo che ne abbiamo fatto in quel frangente può diventare ordinaria”.

Nei mesi della pandemia, ricorda Migliore, “avevamo la necessità di ridurre gli accessi in ospedale, per ragioni di sicurezza e per disporre di spazi da dedicare alle attività cliniche di contrasto alla pandemia, e tutto ciò ci ha obbligati ad accelerare processi di innovazione organizzativa per i quali il sistema, evidentemente, era già pronto. Sono nate così, tra l’altro, le esperienze di utilizzo delle tecnologie per i controlli a distanza”.

“Quelle esperienze sono state importanti, perché hanno consentito di raggiungere i pazienti e non sospendere le cure. Ma consentono anche di immaginare, per la fase post-pandemica che prima o poi si aprirà definitivamente, forme di servizi ibridi, in parte in presenza, in parte da remoto, grazie alla integrazione tra tecnologie e tradizionali servizi fisici. Sono convinto che le attese sul telemonitoraggio, sul teleconsulto tra professionisti, sulla telerefertazione siano ben riposte. È chiaro che non possiamo pensare di utilizzare queste opportunità come sostitutive dei tradizionali percorsi di presa in carico, ma è ragionevole immaginare per esse un ruolo integrativo, nell’ottica del rafforzamento del menù complessivo di ciò che mettiamo a disposizione dei cittadini, oltre che della sua qualità e sicurezza”, conclude il presidente della Fiaso. (di Mariangela Pani)

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