Digitale terrestre, nel 2020 si cambia. 10 milioni le tv da sostituire

Nuova rivoluzione digitale in vista per la tv e nuova spesa obbligata per gli italiani. Vediamo nel dettaglio cosa succederà, perché e cosa dovremo fare.

Il Ministro dello Sviluppo Economico e vicepremier Luigi Di Maio ha varato i decreti necessari per i prossimi passaggi della cessione della banda 700 MHz alle telecomuncazioni 5G. In un comunicato ufficiale, per la verità ancora generico perché le modalità del passaggio sono da perfezionare, si parla di una scelta di virare verso il formato MPEG4 per le televisioni.

Cosa cambia per gli italiani? Per 10 milioni di apparecchi attualmente in uso nelle case dei cittadini della Repubblica, secondo i dati del Corriere della Sera, non sarà più possibile dopo il 2020 vedere i canali del digitale terrestre. Dunque per moltissimi italiani si dovrà pensare ad acquistare un nuovo apparecchio in vista di questa ‘rivoluzione’ digitale.

Il motivo è creare uno spazio, all’interno della banda di frequenze, per i gestori telefonici. Il Comitato interministeriale per la Banda Ultra Larga (COBUL) ha scelto il formato MPEG4 e la modalità trasmissiva DVB-T, già in uso da tempo e consolidate, preferendolo al formato HEVC, più tecnologicamente avanzato. Anche se, nel comunicato, non viene spiegato questo dettaglio.

Il formato MPEG4, standard finalizzato vent’anni fa e presente su tutti i TV HD Ready, prevederà il cambiamento di numerosi apparecchi e l’adeguamento dei decoder esterni, a dir la verità sempre meno utilizzati per via delle loro limitate potenzialità.

Il motivo per cui il cambiamento si è reso ‘obbligatorio’ è per trasferire alcune frequenze (a 700 MHz) dalle televisioni per consentire il debutto delle reti mobili a banda ultra larga 5G. Il nuovo standard consentirà alle emittenti di trasmettere gli stessi canali, anche in qualità maggiore, su una minore quantità di frequenze rispetto a ora.

Di Maio e il tavolo interministeriale hanno dunque optato per una scelta conservativa, prediligendo di non rischiare di adottare il codec di ultima generazione che avrebbe permesso una ancor più definita suddivisione delle frequenze. Tuttavia con questo codec almeno il 90% degli italiani avrebbe dovuto cambiare televisore, affrontando spese maggiori: forse la paura di scontentare troppi ha prevalso su un maggior avanzamento tecnologico (il quale, presumibilmente, sarà oggetto di un altro switch-off in futuro).

Nel novembre scorso il governo Gentiloni aveva previsto 100 milioni di incentivi che avrebbero potuto coprire in parte l’acquisto di decoder, attraverso degli incentivi mirati. Di Maio ha parlato invece di un investimento di 200 milioni, ma non sono state fornite ulteriori modalità su come andranno elargiti e se verranno ‘riutilizzati’ gli stanziamenti di Gentiloni.

Lo switch-off sarà istantaneo in tutta Italia: il Governo dovrà preparare una campagna di sensibilizzazione per poter effettuare il passaggio senza creare disagi ai telespettatori.

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