Fioramonti, i motivi delle dimissioni: “Nel M5s non è previsto dissenso”

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A quasi due settimane dalle dimissioni, Lorenzo Fioramonti ha spiegato in un’intervista i motivi dell’addio al M5s, senza evitare un duro attacco al capo politico Luigi Di Maio. “Il mio gruppo mi ha attaccato come se fossi un nemico” ha confessato. L’ex ministro ha abbandonato Palazzo Chigi da un lato per non aver ottenuto i fondi necessari per la scuola, dall’altro a causa delle numerose divergenze all’interno del partito. Senza ulteriori indugi, inoltre, ha lanciato il suo nuovo gruppo “Eco” che debutterà ai primi febbraio 2020.

Fioramonti, i motivi delle dimissioni

Sono diventate ormai formali le dimissioni dal governo dell’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti: l’addio a M5s è giunto nella giornata di Santo Stefano. In una recente intervista a Repubblica l’ex grillino ha parlato dei motivi che lo hanno spinto a questa scelta. “Non è ammesso il dissenso, non c’è ascolto. I panni sporchi in famiglia. Per il resto: si tace o si esce – ha sostenuto Fioramonti, rimproverando che – a volte ci si dimentica cosa sono le cinque stelle. Acqua pubblica, mobilità sostenibile, ambiente. L’economia del benessere è ciò a cui ho dedicato tutta la mia vita di studi. Serve un’alleanza di governi che puntino al benessere sociale e ambientale, non alla crescita del Pil”.

L’attacco al Movimento

Non è mancata nemmeno l’occasione per attaccare Luigi Di Maio e tutto il Movimento 5 stelle. Il tema di confronto con il capo politico è la crisi Iran-Usa, per la quale Fioramonti si è espresso così: “Di Trump non mi stupisce nulla. Mi stupisce la subalternità dei nostri governi alle sue politiche”. Portandosi dall’estero all’Italia, l’ex ministro rimarca: “I miei colleghi, lì, lamentano la miopia dell’Occidente. Gli attacchi rafforzano il conservatorismo e l’estremismo”. Poi l’attacco al ministro degli Esteri: “Bisogna dargli tempo. Servono controllo e coraggio. La politica estera non è una dependance dell’economia. A volte i neofiti non hanno coraggio per paura di ciò che non conoscono. Non mi riferisco solo al problema linguistico. Di Maio ha intuito. Speriamo”.

Grillo e Casaleggio non li vede da tempo, ma Fioramonti è sicuro che entrambi siano a conoscenza della sua opinione sulla piattaforma Rousseau: “inadeguata, inutilmente costosa (un milione e mezzo l’anno, a prezzi di mercato ne costerebbe 30 mila), farraginosa – ha detto -. È sbagliato persino il modo in cui vengono poste le domande, declinate in modo da assecondare e incoraggiare risposte prevedibili”.

Il nuovo gruppo: Eco

Dai primi di febbraio debutta Eco, il nuovo gruppo di Lorenzo Fioramonti: “In principio doveva essere un’associazione culturale per promuovere l’ecologia dell’economia – ha spiegato l’ex ministro -. L’ecologia, che significa studio della casa, è alla radice dell’economia, le regole della casa”. Poi, però, si è trasformato in qualcosa di più grande: “Non c’è una forza dentro il Parlamento che rappresenti i valori ambientali ecologisti moderni. Avevamo pensato a un intergruppo, ma non potevo farlo da ministro. Ora arrivano moltissime sollecitazioni da parlamentari del Pd, di Leu, del misto e del Movimento. Vedremo. La formazione di un gruppo parlamentare dipenderà da quanti saremo, alla fine”.

Fioramonti aveva persino pensato di tornare ad insegnare, ma “se attorno a Eco si creeranno le condizioni per tirare fuori l’Italia dalle sabbie mobili della politica credo che sia un dovere restare”.