Dipendenti Tim rubavano i dati dei clienti per rivenderli ai call center

AGI - Dipendenti infedeli di Tim carpivano illecitamente dati sensibili di clienti - circa un milione e 200 mila dati all'anno - per immetterli nel commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche dati. I titolari di call center telefonici sfruttavano le informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità del numero: fino a 400 euro per ogni contratto stipulato.

Secondo la stima fatta dagli inquirenti si tratta di una guadagno di settemila euro a fronte della commercializzazione di 70 mila dati sensibili carpiti illecitamente. Venti persone sono state sottoposte a misure cautelari (13 ai domiciliari e 7 obblighi di dimora) per accesso abusivo a sistema informatico, detenzione abusiva e diffusione di codici di accesso e comunicazioni e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala.

"È la prima indagine in cui viene applicata una fattispecie introdotta nel nostro ordinamento nel 2018, l'articolo 167 bis del testo unico della Privacy e che colpisce chi diffonde archivi personali procurando un danno" hanno detto il procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, e il procuratore aggiunto Angelo Antonio Racanelli commentando l'operazione.  "Le banche dati - hanno aggiunto - sono diventate un obiettivo molto appetibile per mettere in atto attività illecita".

Gli inquirenti hanno ringraziato Tim, "che è parte offesa, non solo ha denunciato ma ha supportato il lavoro della Polizia Postale con le sue strutture tecniche". L'indagine è partita nello scorso mese di febbraio. Dagli accertamenti è emerso uno "scenario inquietante" e che ha confermato come "i dati personali di migliaia di ignari cittadini sono diventati merce preziosa".