Direttore radio 'Italiana' a Maiorca: il problema non è il turismo, ma le strade fuori controllo

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Centinaia, migliaia di ragazzi per strada. Giovani, giovanissimi senza controllo per quelli che gli spagnoli chiamano ''botellones''. Il problema, a Palma di Mallorca, ''non è il turismo'' e ''non sono nemmeno i locali''. Stefano Munari vive sull'isola da tre anni e mezzo e l'anno scorso, un mese prima del lockdown introdotto per contenere la diffusione del Covid-19, ha fondato la radio 'Italiana' che raggiunge Baleari e Canarie. All'Adnkronos dice che ''il problema sono i ragazzini che fanno feste brave come se non ci fosse un domani, senza nessun tipo di attenzione''. Originario di Monfalcone, in provincia di Gorizia, Munari vive nella zona di Playa de Palma, ''di fianco a un hotel dove vengono ospitati molti giovani. L'altra sera gli ho tirato acqua e uova perché non riuscivo a dormire''. Quindi ''forse ci sono stati anche certi hotel complici, che hanno organizzato delle feste, si sta indagando''.

Ora, spiega, l'ultimo bollettino parla di ''268 studenti isolati, 175 trasferiti all'Hotel Covid Palma Bellver, 33 positivi, nove sono stati trasferiti all'ospedale universitario Son Espases dopo aver sviluppato i sintomi della malattia''. Si tratta di ''un focolaio che i ragazzi si sono fatti tra di loro''. Munari, che quando sveste i panni di conduttore radiofonico veste quelli del disc jockey, descrive ''un'isola che rispecchia le regole, con turisti educati, con hotel, bar e ristoranti che stanno rispettando al millesimo le distanze e poi c'è quello che succede nella strade''. I botellones, appunto, che significa ''ritrovarsi in centinaia a bere birra seduti sul muretto''. ''I problemi sono questi'' e ''le autorità non riescono sempre a controllarli'', ma ''la soluzione del problema non sta nel chiudere i locali''.

''Fino a dieci giorni fa qui si chiudevano i locali a mezzanotte. E a quell'ora in zone turistiche le persone nello stesso istante si riversavano per strada senza più un controllo. E lì scoppia il delirio'', prosegue Munari. Un fenomeno che riguarda in particolare ''i giovani, tra i 16 e i 18 anni, che non hanno alternativa se non fare mega assembramenti in vie pubbliche ed è lì che si sono contagiati''. Ma le persone coinvolte in questa maxi quarantena ''non sono di Mallorca'', ci tiene a precisare, e nonostante ''il divieto di assembramento'' anche ''questa notte ci sono stati migliaia di giovani protagonisti di un botellon in una zona industriale''.

Per risolvere il problema ci vorrebbero ''i controlli della polizia fatti come Dio comanda'' e quindi ''non chiudendo i locali, ma controllando quello che c'è fuori dai locali'' perché ''per le strade il controllo è insufficiente'' e ''quello che succede lì non dipende da chi fa turismo''. Come disc jockey, invece, mentre le discoteche di Maiorca sono ancora chiuse Munari si trova a lavorare in ''locali dove non si può ballare'', mettendo solo ''musica d'ambiente a volume contenuto'', ''evitando situazioni di festa per evitare di violare le regole'' e ''se qualcuno si alza dalla sedia devi dirgli di sedersi. E' una situazione molto strana''.

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