Dirigenti penitenziaria: sì a riordino e no a disinformazione

Red/Nav

Roma, 22 nov. (askanews) - "Ormai da giorni stiamo assistendo ad una massiccia aggressione mediatica, ancor più bruciante perché proveniente dall'interno della stessa Amministrazione Penitenziaria". A spiegarlo è Daniela Caputo, Segretario Nazionale del Sindacato dei Dirigenti del Corpo di Polizia Penitenziaria. "E' attualmente al vaglio delle Commissioni Parlamentari il Decreto Legislativo sul riordino delle carriere delle Forze di Polizia, testo che prevede, nell'alveo del mantenimento della sostanziale equi ordinazione delle Forze armate e delle Forze di Polizia, una serie di correttivi normativi miranti ad allineare delle disarmonie venutesi a delineare negli anni. Purtroppo il malcontento di una manciata di direttori di carcere - dichiara Caputo - probabilmente indispettiti per non aver beneficiato dal riordino...(e come potevano beneficiarne se i direttori non appartengono alle forze di polizia!) ha trovato terreno fertile in una stampa ideologicamente orientata e ha contribuito a far proliferare una distorta lettura del testo in esame al Parlamento, diffondendo timori ingiustificati di militarizzaizone e derive securitarie".

"Riteniamo doveroso tranquillizzare i cittadini. Il progetto di riordino di cui si parla - continua Caputo - non tocca alcuna norma dell'ordinamento penitenziario ed il direttore resta il vertice terzo e super partes del carcere. La norma riconfigura, giustamente, la dipendenza 'gerarchica' del comandante della Polizia Penitenziaria dal direttore in dipendenza 'funzionale', in analogia a quanto avviene nelle altre Forze di Polizia (dove due pari grado non possono avere una rapporto di subordinazione gerarchica), lasciando intatta la funzione del direttore di garante dell'equilibrio tra sicurezza e rieducazione".

"In particolare - prosegue Caputo - nessuna modifica subiscono istituti importantissimi e delicati quali l'autorizzazione all'uso della forza in carcere (art. 41 O.P.), che resta di esclusivo appannaggio del direttore del carcere. Resta intatta, infine, la dipendenza gerarchica della Polizia penitenziaria dai Provveditori regionali e dai vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e del Dipartimento della giustizia minorile, così come, ovviamente, dall'Autorità politica del Ministero della Giustizia" spiega Caputo.

"Respingiamo con forza la disinformazione e le strumentalizzazioni di questi giorni - continua Caputo - perché oltre ad ingenerare una distorta visione del carcere, mortificano le legittime aspettative di crescita del Corpo di Polizia Penitenziaria ed impediscono di cogliere quella che è, invece, un'importante occasione per migliorare l'intero sistema penitenziario, in una visione di insieme che esalti tutte le eccellenti professionalità in campo, che non sono poche, a partire proprio dai direttori e dai comandanti".