Diritti Lgbt: si è suicidata in Canada la 30enne arrestata in Egitto

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È scomparsa Sara Hijazi, l’attivista Lgbt morta per suicidio in Canada dopo essere stata arrestata in Egitto nell’ottobre 2017. Nel 2019 era stata rilasciata, ma ha vissuto in esilio in Canada, dove ha compiuto l’estremo gesto, lasciando un biglietto d’addio: “Ho fallito, perdonatemi”.

Suicidio Sara Hijazi, attivista Lgbt

Sara Hijazi ha preferito il suicidio a una vita di esilio: la 30enne attivista Lgbt è stata trovata morta in Canada, dove da un anno si era isolata. Nell’ottobre 2017 era stata arrestata durante un concerto al Cairo, con l’accusa di voler “diffondere l’omossessualità” in Egitto.

Stuprata e tortura in carcere, nel 2019 è stata rilasciata, ma quell’esperienza l’ha segnata per sempre, spingendola a compiere il fatale gesto di togliersi la vita.

Ho provato a sopravvivere e ho fallito, perdonatemi. L’esperienza è stata dura e sono troppo debole per resistere, perdonatemi“. Così ha scritto su un biglietto d’addio. Il suicidio è stato confermato anche dal suo avvocato.

Il caso Patrick Zaky

La storia di Sara ricorda quella più recente di Patrick George Zaky, il ricercatore e attivista arrestato nel febbraio 2020 in Egitto con l’accusa di sovversione e per questo condannato all’ergastolo.

A Bologna il 12 giugno si è tenuta una manifestazione in Piazza Maggiore che ribadire: “Rivogliamo Patrick Zaky con noi in città e denunciamo ogni accordo tra lo Stato italiano e il regime egiziano“. Si è trattata della prima mobilitazione avvenuta dopo l’emergenza coronavirus in Italia.