Disco verde da Commissioni Europarlamento, Lega e Fdi astenute

Red
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Bruxelles, 11 gen. (askanews) - Polemiche a Bruxelles per l'astensione degli eurodeputati della Lega e di Fdi, durante il voto congiunto delle commissioni europarlamentari per gli Affari economici e per il Bilancio, oggi, sul regolamento per il Fondo europeo di rilancio post pandemico Rrf (Recovery and Resilience Fund") da 672,5 miliardi di euro. Il regolamento è stato approvato con 78 voti a favore, 5 contrari e 13 astensioni.

La Lega ha motivato la sua astensione con l'argomento secondo cui il Fondo di Recovery forzerebbe i paesi beneficiari al rispetto delle famigerate regole dell'austerità, e non sarebbe dunque molto diverso dal Mes, il controverso "Fondo salva Stati". Una scelta fortemente criticata da Fabio Massimo Castaldo, del M5s, vicepresidente del Parlamento europeo, e dal capodelegazione del Pd Brando Benifei. Castaldo ha parlato di "campagna propagandistica fatta con approssimazione" da parte della Lega; Benifei ha accusato Lega e Fdi di "insultare gli interessi dell'Italia". "Le condizionalità previste dal regolamento sul 'Recovery and Resilience Facility' sono profondamente diverse rispetto a quelle del Mes: gli accostamenti tra i due strumenti, operati da diversi esponenti politici, appaiono quindi in malafede. La concessione dei fondi del Recovery è infatti legata al rispetto di alcuni requisiti definiti dal suo regolamento: in mancanza di tale rispetto, potrebbe essere attivata la sospensione dei fondi e non certo l'imposizione automatica di manovre lacrime e sangue come la legge Fornero che, lo ricordiamo, è stata cancellata proprio grazie al Movimento 5 Stelle", ha spiegato Castaldo in una nota per la stampa, rispondendo a stretto giro a una nota del leghista Antonio Maria Rinaldi, componente della commissione Affari economici e relatore ombra sul regolamento Rrf. Rinaldi aveva espresso "grande preoccupazione per quanto proposto nel regolamento sul Recovery Fund, nel quale - affermava - appare di nuovo il richiamo all'austerità e a quel fallimentare sistema di regole, tanto caro ai burocrati di Bruxelles, che per anni ha condannato il nostro paese". Secondo l'eurodeputato leghista, l'articolo 9 del regolamento "è allarmante: parla di condizionalità macroeconomiche, rispetto del Patto di Stabilità e ritorno delle disastrose regole che per anni abbiamo combattuto e che lo stesso establishment europeo aveva riconosciuto essere sbagliate. Per l'Italia si tradurrebbe in misure come tasse, patrimoniale, tagli, azzeramento di 'Quota 100' e ritorno della Fornero: altro che aiuti dall'Europa, sarebbe una mazzata per tutti i cittadini", aveva concluso Rinaldi.

Benifei, da parte sua, ha denunciato "la caparbia opposizione di Lega e Fratelli d'Italia agli interessi dei cittadini italiani" e si è detto "sbalordito dalle dichiarazioni di voto degli esponenti salviniani e meloniani, che tentano di motivare la loro astensione parlando confusamente di austerità e di tasse, nel vano tentativo di trasportare la discussione in una bagarre a livello nazionale".

Si tratta, ha aggiunto, di "argomenti evidentemente assurdi di fronte al più grande piano di investimenti pubblici del dopoguerra. La verità è che pur di dare contro al governo ancora una volta sono pronti a sabotare ogni iniziativa dell'Unione europea. Anche a costo di danneggiare i cittadini italiani e il rilancio dell'economia del nostro paese". Per Benifei, "non sostenere il Recovery Plan significa una sola cosa: opporsi ai 209 miliardi di euro destinati all'Italia, primo beneficiario tra i Paesi Ue".

"Abbiamo dinanzi a noi - ha sottolineato il capodelegazione del Pd - l'opportunità di trasformare il nostro paese con risorse straordinarie da destinare all'economia sostenibile, alla digitalizzazione, alla salute e alla ricerca, a infrastrutture moderne e per la riforma della pubblica amministrazione. L'astensione di Lega e Fratelli d'Italia - ha concluso Benifei - non è altro che un insulto al risultato del lungo e complicato lavoro negoziale di questi ultimi mesi".

Nella sua nota, Castaldo è entrato anche nei dettagli delle modifiche che il Parlamento europeo ha ottenuto per migliorare la proposta originale del regolamento Rrf. "Rispetto alla proposta originaria che prevedeva il blocco della totalità delle erogazioni", l'eventuale sospensione dei fondi Ue per uno Stato membro, in caso di mancato rispetto delle condizioni previste, "dovrà essere proporzionata e limitata al massimo il 25% degli impegni, a valere sull'anno successivo, e dovrà tenere conto della situazione economica del Paese".

Inoltre, ha aggiunto il vicepresidente dell'Europarlamento, "per quanto riguarda la condizione del deficit eccessivo viene esplicitamente scomputato quello resosi necessario dall'esistenza di una severa crisi, proprio come quella del Coronavirus che stiamo vivendo. Durante la fase negoziale - ha rivendicato - abbiamo lavorato per ammorbidire le pesanti macro condizionalità promosse e difese soprattutto dai partiti alleati delle destre sovraniste europee, e molti passi in avanti sono stati fatti, anche se esprimiamo rammarico per la rimozione dell'indicatore della disoccupazione dal calcolo dei fondi".

"Il Movimento 5 Stelle - ha ricordato Castaldo - aveva presentato degli emendamenti nella prima bozza del testo per rimuovere tutte le condizionalità, ma purtroppo è prevalsa un'altra linea di compromesso, nel difficile negoziato tra i gruppi politici al Parlamento europeo e tra i 27 Stati nel Consiglio Ue. Il nostro giudizio sul Recovery Fund resta, tuttavia, positivo".

Un altro miglioramento introdotto dall'Europarlamento, ha aggiunto, sta nel fatto che "il regolamento sul 'Recovery and Resilience Facility' prevede l'aumento dell'anticipo" ai paesi membri beneficiari dei fondi. "La quota del prefinanziamento passa dal 10% al 13%, e questo significa che il governo italiano avrà a disposizione, nel 2021, 21 miliardi di euro".

"Il paragone con il Mes è infelice e inappropriato - ha continuato l'eurodeputato del M5s - perché il Recovery prevede per la prima volta nella storia europea l'emissione di debito comune, con una condivisione del rischio tra gli Stati europei, e finanziamenti a fondo perduto per gli Stati più in difficoltà".

"Il Mes sanitario invece - ha sottolineato - è un prestito riservato ai paesi che non riescono a finanziarsi adeguatamente sul mercato per potenziare la sanità"; ma questo strumento, "nonostante l'attuale impegno, meramente politico, della Commissione europea a non esercitare i poteri di sorveglianza rafforzata" per i paesi che chiedono il prestito, "dal punto di vista normativo è disciplinato ancora oggi da un Trattato che non esclude la possibilità di trasformare le linee di credito precauzionali (come il Mes sanitario) in veri e propri programmi di aggiustamento macroeconomico". Secondo Castaldo, inoltre, il Mes sanitario "non è necessario all'Italia, che ha dimostrato di poter operare in questo settore stanziando tutti quegli investimenti necessari attraverso uno scostamento di bilancio, a tassi estremamente favorevoli. Lo dimostra il successo della campagna italiana di vaccinazione che ci vede tra i primissimi posti in Europa".

Insomma, il regolamento Rrf è "un risultato che dovrebbe essere apprezzato da tutte le forze politiche italiane e invece assistiamo all'ennesima campagna propagandistica fatta con approssimazione. Anziché sparare nel mucchio, la Lega dovrebbe sostenere con forza le proposte del Movimento 5 Stelle mirate alla riforma del Patto di Stabilità e crescita, obiettivo che può essere discusso e raggiunto nel quadro della nascente Conferenza sul futuro dell'Europa", ha concluso Castaldo.