Discorso a Salvini perché di Maio intenda

Gabriella Cerami
Ansa

Sulla destra riceve una stretta di mano. Forte, calorosa, allegra. Sulla sinistra c’è il gelo e la rabbia. Giuseppe Conte siede tra i ministri Roberto Gualtieri e Luigi Di Maio. L’immagine della spaccatura all’interno del governo è questa. Il premier termina il suo intervento in Aula alla Camera sulla riforma del Mes, del Meccanismo Europeo di stabilità, e riceve le congratulazioni del titolare dell’Economia verso il quale si volta per certificare una comunione d’intenti. Dall’altra parte, dove siede il capo politico M5s, il presidente del Consiglio neanche si gira.

In fondo, durante gli oltre cinquanta minuti di discorso, il premier non ha fatto altro che attaccare i leghisti, che nel giugno scorso, dopo averne parlato per un anno, erano favorevoli al Mes mentre oggi sono contrari. Esattamente come Luigi Di Maio, che ora annuncia di “non voler firmare nulla al buio” come se mai se ne fosse discusso. Insomma, il discorso rivolto a Salvini sembra essere pronunciato affinché il capo M5s intenda.

Ecco qui il passaggio chiave, che vale la pena leggere per intero: “Nel Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2019 è stata presentata e illustrata nel dettaglio la ‘Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea’, e nel corso di questa seduta il Cdm ha preso atto, all’unanimità, di questo passaggio e nessuno dei ministri presenti, compresi quelli della Lega, ha mosso obiezioni sul punto e, in particolare, sulla relazione da presentare alle Camere”. Conte nomina la Lega ma quando dice “nessun ministro”, tra le righe è possibile leggere il nome di Luigi Di Maio, che sta lì seduto accanto a lui sempre più immobile e scuro in volto.

Da parte dell’ex vicepremier pentastellato nessun accenno di applauso, neanche quando il Pd accoglie con entusiasmo le parole di Conte trascinando timidamente i deputati grillini titubanti, indecisi se applaudire o meno. La maggioranza in quest’emiciclo non c’è. Per non...

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