Dissidente della Cina rivela: "Stati Uniti avvisati della pandemia già nel 2019"

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dissidente cinese virus
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Mentre proseguono le indagini su quanto accaduto realmente in Cina prima che il Covid-19 si diffondesse a livello mondiale, un celebre dissidente cinese mette sotto accusa l’intelligence americana: stando a quanto da lui dichiarato, infatti, aveva avvertito con anticipo l’amministrazione Trump dell’esistenza del virus nel suo Paese già nel 2019. Tuttavia, gli americani pare non lo abbiano ascoltato.

Dissidente cinese rivela: “Virus già nel 2019”

Il documentario di SkyNews dedicato alla pandemia che da ormai quasi due anni preoccupa il mondo intero ha dato voce anche al dissidente cinese Wei Jingsheng.

Jingsheng, infatti, ha fatto sapere che il virus in Cina si stava diffondendo già nel 2019, sebbene il Governo volesse tenerlo segreto. Stando a quanto da lui dichiarato, avrebbe provato a informare gli Usa di quanto stesse realmente accadendo. Infatti, pare abbia avvertito personalità rilevanti vicine al presidente Trump, dalle quali tuttavia non fu ascoltato.

Dissidente cinese, virus esisteva nel 2019 e attacca l’intelligence Usa

Nella testimonianza rilasciata per il documentario “Che cosa accadde veramente a Wuhan”, Wei Jingsheng ha rivelato: “Avevo raccolto, anche su piattaforme social cinesi, voci assai preoccupanti su questo virus Sars e ho subito cercato ulteriori informazioni e notizie. Ma quando ho contattato persone di spicco dell’amministrazione Trump non sono stato ascoltato“.

Quindi ha aggiunto: Non si credeva che la Cina volesse tenere nascosta una situazione del genere anche a costo di tenere sotto silenzio l’attività di quei medici coraggiosi che già stavano lottando contro la pandemia a costo della loro stessa vita”.

Dissidente cinese rivela che il virus esisteva già nel 2019: chi è Wei Jingsheng

Wei Jingsheng è uno dei più conosciuti dissidenti cinesi. Ha 71 anni e quasi 20 li ha trascorsi in carcere. Jingsheng finì dietro le sbarre dopo aver criticato nel 1978 il regime di Deng Xiaoping. Solo nel 1997 poté uscire di galera, ma fu costretto a emigrare negli Stati Uniti dove venne accolto dall’allora presidente Bill Clinton.

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