Diventare operatore socio sanitario: come prepararsi al concorso

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L’operatore socio sanitario è la figura professionale che si occupa in ambito sanitario dell’assistenza di base ai pazienti. È una sorta di aiuto all’infermiere, soddisfa i bisogni fondamentali per supportare il recupero e la degenza del malato.

Come si diventa OSS

Per diventare OSS è necessario prendere parte ad un percorso formativo di 18 mesi con 1000 ore complessive di cui la metà destinate al tirocinio presso una struttura accreditata. Il percorso prevede una formazione in ambito socio-culturale, psicologico e sociale, sanitario e igienico e tecnico-operativo. Al termine dello stesso è prevista una prova finale, pratica e teorica, per accertare le competenze e validare l’operatività.

L’operatore socio sanitario può lavorare in strutture pubbliche o private e ovviamente anche a domicilio per gli assistiti. Per prendere parte alle singole cariche ci sono diverse modalità, negli enti pubblici bisogna superare un concorso pubblico per titolo ed esami, per le strutture private occorre invece sostenere un colloquio e presentare i propri titoli. L’OSS non è un infermiere, anche se talvolta viene fatta confusioni, gli operatori sono dei collaboratori (non in possesso di laurea in quel determinato ambito. L’OSS è sostanzialmente un ausiliario, ha quindi meno responsabilità, tuttavia comunque fondamentali.

Come prepararsi al concorso pubblico

Per trovare lavoro in ospedale privato la prima cosa da fare è preparare un buon curriculum vitae e descrivere tutte le informazioni importanti. Poi è opportuno corredare una lettera di presentazione con alcune raccomandazioni se si ha un lavoro pregresso nello stesso ambito. Il CV deve essere sempre aggiornato ma coinciso. Il secondo step è scegliere gli ospedali privati e inviare a questi delle mail con la Posta Elettronica Certificata al fine di proporre la propria candidatura (anche se questi non hanno posizioni aperte). Molto utile anche la scelta delle cooperative e delle aziende private che possono essere una valutazione temporanea fino all’arrivo di un’opportunità ospedaliera.

Il contratto nel pubblico impiego invece deriva esclusivamente da un concorso. Ogni regione bandisce all’esigenza questi concorsi dove vengono messe a disposizione molte posizioni. L’importante è sempre controllare la Gazzetta Ufficiale, prendere parte a tutti i concorsi e soprattutto studiare attentamente per i test. Negli ospedali i contratti possono essere a tempo determinato o indeterminato, tuttavia la richiesta è sempre specificata. Un’arma vincente per lavorare negli ospedali, oltre ad un buon punteggio al test, è avere dei titoli. Nel concorso infatti vengono dati 40 punti in base ai titoli che si hanno: 8 punti per i titoli di studio, 20 punti per i titoli di servizio e altri 12 per titoli vari. Nel caso del titolo di studio vengono conteggiati e sommati: diploma di scuola secondaria con una variante da 1 a 3 punti (in base al punteggio), laurea di primo livello con 1 punto, laurea quinquennale 2 punti. Altri corsi relativi al profilo vengono poi a sommare punti da 0.25 a massimo 1. Per la valutazione dei titoli di servizio vengono presi in considerazione: lavoro precedentemente svolto in aziende sanitarie, lavoro presso case di cura, lavoro presso aziende ospedaliere con punteggi differenti. Infine, la valutazione dei 12 punti generici viene fatta in base al CV della persona: corsi di aggiornamento, convegni, direzione scientifica, seminari, percorsi, docenza, pubblicazioni, attestati per uso del computer o di una lingua. Quindi durante il proprio percorso, soprattutto se si desidera lavorare in ospedale, è necessario cercare di avere delle attività curricolari interessanti da poter utilizzare ai fini valutativi in sede di concorso.