Scontro tra un filobus e un camion dei rifiuti a Milano. Una passante, investita, è in coma

Scontro tra un autobus dell'Atm e un mezzo dell'azienda di rifiuti Amsa questa mattina a Milano. L'incidente ha coinvolto una ventina di persone. Alcune in gravi situazioni. Un uomo è stato portato all'ospedale in arresto cardiaco. Una donna di 49 anni si trova in coma dopo essere stata trasportata in codice rosso al Sacco. La signora stava camminando e si trovava a piedi al semaforo dove stava per attraversare, proprio all'incrocio è stata travolta.

Secondo la ricostruzione della polizia locale presente sul posto il camion Amsa, la società dei rifiuti milanese, veniva da via Marostica e stava attraversando la circonvallazione perpendicolarmente diretto in via dei Gracchi; il filobus 91 percorreva invece via Bezzi in direzione Piazza Napoli: proprio all'incrocio lo scontro. Uno dei pali dei semafori è stato sbalzato venti metri piu' in la' e si trova tuttora a terra, assieme ai vetri e ai resti dei cartelli.

Scontro tra un bus e un camion di rifiuti a Milano, sei feriti di cui uno grave. FOTO https://t.co/2WH5IPAovV

— Sky tg24 (@SkyTG24) December 7, 2019

Gli altri feriti

Secondo quanto riferisce l'Areu gli altri feriti sono: I.S. uomo 47 anni, conducente dell'autobus, con un trauma cranico commotivo, giudicato in codice giallo. DL. S. uomo, 23 anni, autista del camion, che ha subito un trauma minore; V. F. uomo, 29enne, anche lui dipendente Amsa, con una sospetta frattura al femore; G. F. uomo di 28nni soccorso in stato di ansia; G. M., donna 45enne passeggera del bus con un trauma alla spalla destra: G. P. 70enne, passeggera con un trauma al torace; G I. F. H 22enne, donna con una contusione alla spalla; K. H. H. 28enne, tonfo in una contusione al torace; A. K. L. 38enne, passeggero trasportato in codice verde con un trauma alla gamba; P. G. Donna di 37anni che ha accusato uno stato di ansia e C. J. donna 38enne con un trauma alla gamba.

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    Rodrigo Alves operato in turchia: le foto prima e dopo l’intervento

    Rodrigo Alves ha annunciato di essersi recato in Turchia per l'ennesimo intervento e ha spiegato i motivi della sua decisione.

  • Chi sono i "dubbiosi" sul pontificato di Papa Francesco
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    Chi sono i "dubbiosi" sul pontificato di Papa Francesco

    Il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, li ha indicati come i responsabili del "distruttismo" che agita in queste giornate tormentate la Chiesa cattolica. Quell'atteggiamento, vale a dire, che tende a segare alla radice i tentativi di rinnovamento della comunità e magari anche dei semplici tentativi di capirsi e spiegarsi vicendevolmente al suo interno, come dovrebbe essere in qualsiasi agape.Loro però spesso si difendono ribadendo che la loro è solo affezione filiale alla Chiesa, e che ci sono dei dubbi espressi questi esistono per via della scarsa chiarezza delle posizioni dottrinarie dello stesso Papa. Insomma, la Chiesa è troppo amata per lasciarla in mani giudicate deboli. Solo una piccola parte arriva a posizioni sedevacantiste, vale a dire di non riconoscimento della persona di Bergoglio come legittimo Papa della Chiesa Cattolica.I tradizionalisti vengono una volta per tutte allo scoperto con una lettera firmata, il 19 settembre 2016, da ben quattro cardinali: Walter Brandmueller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner. Chiedono spiegazioni su alcuni aspetti dell'enciclica "Amoris Laetitia", che a loro dire ha creato difficoltà interpretative e confusione all'interno della Chiesa. Le chiamano, queste loro perplessità, "Dubia", alla latina. Un termine che ha fatto scuola.In Italia il fronte tradizionalista fa capo alla Fondazione Lepanto del professor Roberto De Mattei e a Tradizione, Famiglia e Proprietà di Julio Loredo: l'universo tradizionale è molto composito. Inutile dire che si tratta di una realtà composita, in qualche modo proteiforme, che agisce sia nel campo dei rapporti umani diretti, sia con grande disinvoltura sul web, dove contano su contatti a livello internazionale.Siti come Lifesite sono i loro interlocutori naturali e ricorrenti. Nell'aprile dello scorso anno definirono Francesco "eretico". A novembre hanno promosso una raccolta di firme nella quale condannano "gli atti sacrileghi e superstiziosi" che Jorge Mario Bergoglio avrebbe commesso durante il recente Sinodo sull'Amazzonia. Il riferimento è al caso della Pachamama, rappresentazione della Madre Terra nella cultura indio la cui effigie venne portata oltre le Sacre Mura in occasione del sinodo sull'Amazzonia. Insieme a Bergoglio mettono in guardia coloro che seguono il Papa dal rischio della "dannazione eterna".Dei quattro cardinali autori dei Dubia sulla linea di Bergoglio, Caffarra e Meisner sono deceduti. Burke ha rilasciato di recente una sibillina intervista alla testata americana The Wanderer. Come ai tempi di Liberio I e di Anastasio di Alessandria, bisogna essere pronti ad un lungo cammino di sofferenza nel nome della verità, ha detto.Secondo lui Liberio scomunicò Anastasio per una decisione politica (non voleva dispiacere all'imperatore). Chi sia l'uomo che lancerà la scomunica per amor di politica, chi sarà il santo vescovo destinato agli onori degli altari dopo una lunga prova è cosa da affidare alle interpretazioni personali. Da parte sua Brandmueller, amico di vecchia data di Benedetto XVI, che nei confronti del Sinodo panamazzonico ha avuto espressioni come "apostasia" ed "eresia".Un altro porporato che si è distinto per oltranzismo dottrinale è l'olandese Willem Jacobus Eijk, i cui stralisi dirigono contro l'intercomunione con i protestanti. Il vescovo Athanasius Schneider è forse il più attivo tra i presuli critici del corso attuale. L'attuale vescovo ausiliare di Astana, in Kazakhstan, non è favorevole a quella che vede come una equiparazione gerarchica tra confessione religiosa cristiano-cattolica e confessione religiosa islamica, che sarebbe presente nel documento che il Papa ha sottoscritto nel febbraio scorso con l'imam di Al-Azhar.Discorso a parte per l'ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò. L'eco del suo memorandum di dodici pagine con cui ha domandato le dimissioni del Santo Padre circola ancora su alcune fonti tradizionaliste. Secondo le sue accuse, il Pontefice sarebbe stato avvertito per tempo della situazione creata dagli abusi dell'allora vescovo della capitale americana, McCarrick, e non avrebbe fatto niente.In una intervista ad una televisione messicana, Papa Francesco lo ha accusato di dire falsità. La questione Viganò (il quale pare sia stato visto a Monaco di Baviera a metà gennaio, con tanto di barba lunga, a manifestare contro la Chiesa aperturista) sarà affrontata da un dossier che sarà pubblicato a giorni in Vaticano.

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    Niente televisione, niente Youtube, niente Netflix, niente videogame.

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    L'account ufficiale della Lega ha ricordato Kobe Bryant, morto tragicamente in un incidente aereo, twittando l'BorgonzoniPresidente.

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    GF Vip, Antonella Elia a Valeria Marini: “Sei una donna senza qualità”

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  • È morta la blogger tunisina Lina Ben Mhenni
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    È morta la blogger tunisina Lina Ben Mhenni

    Affetta da tempo da una grave malattia cronica ai reni, è morta a soli 36 anni la popolare blogger e giornalista Lina Ben Mhenni, capofila della rivoluzione che nel 2011 ha messo fine al regime di Ben Ali. Ad annunciare la scomparsa del volto noto delle proteste popolari tunisine sono stati i suoi famigliari citati dai media locali ed internazionali. Docente di linguistica all'Università di Tunisi, Lina era ancor prima un'agguerrita militante per i diritti umani.Per anni e nonostante i rischi per la sua incolumità, sul suo blog 'a Tunisian girl' ('Una ragazza tunisina') non si stancava di denunciare le derive della dittatura, documentando anche il deteriorarsi delle condizioni di vita della popolazione nelle aree più depresse del Paese. Dopo la morte del venditore ambulante Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco il 17 dicembre 2010, è stata la prima cronista a raggiungere la città di Sidi Bouzid, culla di quella che lei chiamava la 'Rivoluzione della dignitaà.Lina andava in giro con la sua piccola telecamera per riprendere le prime manifestazioni contro il potere e poi postare i video sui social. Ha coperto la cronaca dell'intero movimento insurrezionale in lingua francese, inglese e araba, fino alla caduta del regime. Da questo suo lavoro è nato un libro intitolato "Tunisian Girl, blogger per una primavera araba". Colei che viene considerata la "voce della rivolta tunisina", è stata anche candidata al premio Nobel per la Pace, a soli 28 anni.Nonostante i gravi problemi di salute e il deteriorarsi del suo fisico Lina, figlia di Sadok Ben Mhenni, militante marxista imprigionato dall'ex presidente Habib Bourghiba, ha portato avanti fino alla fine le sue battaglie in difesa dei diritti fondamentali in Tunisia, sempre in prima linea nelle manifestazioni e nei processi attinenti alla liberta' di espressione. Per lei il buon esito della rivoluzione era solo una tappa verso una Tunisia pienamente democratica e moderna, in cui doveva esserci una chiara divisione tra politica e religione, che doveva garantire un futuro dignitoso ai giovani.Il suo attivismo aveva come nemici tutte le forme di corruzione, il fondamentalismo della politica, la tortura e i diritti violati, anche quelli dei detenuti. La donazione d'organo ricevuta dalla madre non aveva prodotto gli effetti sperati e le sue condizioni di salute si sono progressivamente aggravate, anche come conseguenza dei maltrattamenti inflitti dalla polizia e che lei stessa denunciava come "mirati". Negli ultimi mesi sui social Lina ha raccontato il suo "calvario": deplorava il cattivo stato degli ospedali della capitale, ma nonostante il rapido peggioramento si è rifiutata di lasciare il Paese, in cerca di cure alternative all'estero.

  • Turisti cinesi insultati e presi a sputi a Venezia
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    Turisti cinesi insultati e presi a sputi a Venezia

    Dei ragazzini insultano e sputano su una coppia di turisti cinesi a Venezia. La dichiarazione della vittima: "Sono rimasto davvero scioccato".

  • Caso Desiree, il papà: "Ho cercato di salvarla, non ho potuto"
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    Caso Desiree, il papà: "Ho cercato di salvarla, non ho potuto"

    "Ho cercato di salvarla ma non ho potuto fare niente". Lo ha detto in lacrime il padre di Desiree Mariottini, Gianluca Zuncheddu, sentito al processo sulla morte della 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita il 19 ottobre del 2018 all’interno di uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo a Roma. Davanti ai giudici della III corte d'Assise, l'uomo ha riferito di aver notato un cambiamento in Desiree e di averle trovato una carta stagnola bruciata, ma di non aver potuto fare nulla anche a causa del divieto di avvicinamento che aveva verso l'ex compagna e madre della ragazza.  Sul banco degli imputati, per la morte della giovane, ci sono 4 cittadini africani, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe, accusati di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori. In un'udienza a porte chiuse durata molte ore, sono stati sentiti oggi anche il medico legale che ha svolto l'autopsia e l'anamopatologo, il quale ha confermato lesioni compatibili con una violenza sessuale. Infine è stato ascoltato anche il nonno di Desiree, l'ultimo della famiglia a vederla in vita: l'uomo ha riferito di averla accompagnata da un'amica ma poi la 16enne ha telefonato - non dal suo cellulare - a casa per dire che non sarebbe tornata e che si fermava a dormire fuori.

  • “Il leghista ha mobilitato contro di sé elettori che non votavano più”, dice Casini
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    “Il leghista ha mobilitato contro di sé elettori che non votavano più”, dice Casini

    “Questo è un successo che si deve soprattutto a Bonaccini. La citofonata di Salvini, conoscendo il buon senso degli emiliani, è stata un autogol”. È sicuro l'ex presidente della Camera dei deputarti Pier Ferdinando Casini nel giudizio sull'esito elettorale emiliano nel corso di un'intervista a La Stampa.Dunque, per l'ex presidente dell'Aula di Montecitorio, “l'idea che il buongoverno, l'amministratore serio, non conti niente perché prevale la politica spettacolo, è stata smentita” perché si è trattato di “un voto su come è stata amministrata la regione” e l'idea di “evocare la liberazione dell'Emilia-Romagna poteva andare bene in un'epoca post-ideologica” come per altro già fatto da Guazzaloca vent'anni fa quando espugnò il Comune di Bologna nel nome di Silvio Berlusconi.Poi Casini riflette e aggiunge: con questo risultato e questa sconfitta Salvini ”sporca la sua immagine di leader vincente. Ma attenzione – avvisa – Salvini non è sconfitto”, lui ha solo polarizzato “convinto che giocasse a suo favore”. E invece? “In realtà ha mobilitato una marea di elettori che probabilmente non sarebbero nemmeno andati a votare” e il dato da tenere presente, secondo l'ex presidente della Camera dei deputati, “è che tutti i moderati che si sono avvicinati e che hanno sostenuto Bonaccini sono stati la migliore risposta”.“La stampa continua a parlare di centrodestra – è la lettura conclusiva del voto di ieri da parte di Casini – ma non c'è più il centrodestra: c'è la destra. E questo vuole dire che se il centrosinistra presenta persone ragionevoli come Bonaccini, i moderati sono pronti a votarla...".

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    GF Vip, Barbara Alberti torna nella casa: “Sono pronta al crimine!”

    Tornata nella casa del GF Vip a seguito di un malore, Barbara Alberti ha deciso di continuare il suo percorso all'interno del reality.

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    Alessia Marcuzzi copia Chiara Ferragni? I fan insorgono

    Alessia Marcuzzi si è fatta un nuovo regalo ma in tanti l'hanno accusata di aver copiato in pieno lo stile di Chiara Ferragni.

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    Gianni Morandi e il sostegno alle Sardine: “Sono allegre e simpatiche”

    All'indomani delle elezioni regionali in Emilia Romagna, il cantante Gianni Morandi ha espresso la sua simpatia per il movimento delle Sardine.

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    Vendono villa Lago di Garda a 19 mln e ne dichiarano 7, scoperti

    Sequestro della guardia di Finanza di Desenzano del Garda

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    La Cina aggiorna il bilancio delle vittime per il coronavirus, che sale a 80morti.

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    Partecipa a una gara di cibo, donna muore soffocata

    Una sessantenne è rimasta soffocata da un boccone di lamington durante la festa nazionale australiana

  • Mistero sullo schianto di un aereo militare Usa in Afghanistan
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    Mistero sullo schianto di un aereo militare Usa in Afghanistan

    Un aereo militare americano è precipitato nella provincia orientale afghana di Ghazni, nel distretto di Deh Yak, in territorio controllato dai Talebani. È mistero sia sulle cause dello schianto che sullo status delle persone che si trovavano a bordo e sul loro numero, sebbene una fonte militare abbia confidato a Fox che sul velivolo viaggiavano "meno di cinque persone".Il portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato che "un aereo degli occupanti americani si è schiantato nella provincia di Ghazni" e che "a bordo vi erano alti ufficiali della Cia oltre all'equipaggio". La dichiarazione ha lasciato campo aperto alle interpretazioni: per alcuni, i talebani hanno semplicemente reso noto che si tratta di un aereo militare americano, per altri è stata "una rivendicazione dell'abbattimento".Da Washington, alcuni alti funzionari hanno confermato alla Cbs che effettivamente si è schiantato un Bombardier E11-A che era in volo da Kandahar a Kabul. L'esercito Usa indaga senza fornire finora nessun commento ufficiale. Solitamente il velivolo viene usato per operazioni di intelligence e per favorire le comunicazioni dei militari.Un filmato diffuso in rete quando ancora non era chiaro a chi appartenesse il velivolo, mostrano il relitto in fiamme, completamente distrutto. È ben identificabile dalla livrea e dallo stemma dell'Air Force Usa. Le prime notizie diffuse parlavano di un volo passeggeri della statale Ariana Afghan Airlines, smentite poco dopo dalla stessa compagnia.Lo schianto dell'aereo è avvenuto in un momento in cui i talebani e gli Stati Uniti discutono i termini di un accordo sul ritiro delle forze statunitensi dall'Afghanistan, in cambio di garanzie di sicurezza da parte degli insorti.

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    Regionali, Paragone: "Il M5S è morto"

    Gianluigi Paragone suona le campane a morto per il M5S. Dopo il voto in Emilia-Romagna e in Calabria il MoVimento "è morto, soffocato nella scatoletta di tonno. Non lo dico io, lo stanno dicendo gli elettori". In queste elezioni, continua il senatore espulso dai 5 Stelle in un'intervista alla 'Stampa', "il MoVimento aveva la possibilità di iniziare a radicarsi sul territorio, ma se tu imposti il tuo radicamento su delle battaglie nei consigli regionali e comunali contro il Pd e poi ti presenti da alleato di governo del centrosinistra, allora finisci male".  Secondo Paragone "ormai è tardi per riprendersi" perché "il MoVimento è una forza europeista e filo-Pd", di conseguenza "per colpa di Di Maio, non ci sono più forze politiche anti-sistema" in Italia. Rimettere insieme i cocci non sarà facile. "So che Alessandro Di Battista è l'unica speranza che ha il MoVimento di risorgere. Alessandro dovrebbe ottenere la guida del partito e portarlo fuori da questa alleanza con il Pd, facendo cadere il governo", ma lui sa anche che "questa è una cosa che non si realizzerà mai, perché ci sono i gruppi parlamentari che non vogliono perdere il posto". La conclusione di Paragone è senza appello: "Il MoVimento è destinato a scomparire nel Pd".

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    Migliori gelaterie d’Italia: Milano premiata per il gusto cioccolato

    A Milano menzione speciale per il gelato al cioccolato migliore d'Italia: 5 gelaterie segnalate con il massimo dei voti.

  • Il calciatore 13enne a cui hanno augurato di prendere il virus cinese
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    Il calciatore 13enne a cui hanno augurato di prendere il virus cinese

    Episodio di razzismo durante una partita della categoria giovanissimi nel milanese. Vittima e' stato un ragazzino di origine cinese di 13 anni che, durante l'incontro Cesano Boscone Idrostar-Ausonia, è uscito in lacrime dal campo dopo che un avversario lo ha apostrofato: "Spero che ti venga il virus come ci sono nei mercati in Cina".A denunciare l'accaduto sia il giovane calciatore sia il Cesano Boscone su Facebook. "Una cosa del genere - ha scritto la squadra sul suo profilo social - NON PUÒ e NON DEVE passare inosservata. Sabato 26 gennaio, Cesano Boscone Idrostar-Ausonia, prima partita del girone primaverile dei giovanissimi 2006. Al 35esimo del secondo tempo un ragazzo esce in lacrime. Non si è fatto male, non è stato sostituito. È stato insultato, umiliato solo perché cinese, perché voi non lo sapete ma oggi funziona cosi'... Il peggio arriva dopo, quando l'arbitro non prende nessun tipo di provvedimento e il mister della squadra Ausonia, e neanche i dirigenti, richiamano il proprio giocatore. Passa tutto inosservato, tra l'indifferenza generale". Per poi concludere "il Cesano Boscone Idrostar dice no al razzismo".Parole di condanna sono arrivate anche dal sindaco del comune milanese, Simone Negri. "Tutta Cesano contro il razzismo. A fianco del nostro giovane calciatore", ha scritto su Facebook. "Indifferenza, la peggiore, nonostante gli insulti rivolti a un ragazzo di 14 anni - categoria giovanissimi - uscito in lacrime. Addirittura si e' arrivati all'augurio di venire infettato dal nuovo virus della polmonite che purtroppo sta terrorizzando il paese del Sol Levante", aggiunge il primo cittadino."Il comune di Cesano - ha poi concluso Negri - sarà a fianco dell'Idrostar nel muoversi rispetto alla giustizia sportiva e a qualsiasi altra iniziativa si voglia intraprendere. Con il nostro calciatore di origini cinesi e' stato offeso tutto il nostro paese che è, senza nessuna titubanza, luogo di integrazione e fratellanza, anche attraverso lo sport. Ripudiamo il razzismo e combattiamo i razzisti".