##Dj Fabo, Cappato assolto. I giudici: "Il fatto non sussiste"

Fcz

Milano, 23 dic. (askanews) - "Il fatto non sussiste". Sono da poco passate le 12.30 quando i giudici togati e popolari della Corte d'Assise di Milano pronunciano la sentenza di assoluzione per Marco Cappato. Lo storico esponente milanese del movimento Radicale era imputato per aiuto al suicidio: fu lui stesso ad autodenunciarsi dopo aver accompagnato Fabiano Antoniani, 40enne milanese conosciuto con il nome d'arte di Dj Fabo, rimasto completamente cieco e tetraplegico in seguito a un grave incidente stradale, a morire in una clinica svizzera specializzata nell'aiuto al suicidio. Un verdetto praticamente scontato, quello dei giudici milanesi, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale che nel settembre scorso aveva sancito la legittimità (e dunque la non punibilità) dell'aiuto al suicidio ma solo a determinate condizioni: ossia se esercitato nei confronti di individui capaci di assumere scelte libere senza subire condizionamenti esterni, colpiti da patologie irreversibili che provocano sofferenze fisiche e psicologiche atroci e mantenuti in vita da supporti come esterni, come respirazione o idratazione artificiale. Quattro paletti che nel caso di Fabiano Antoniani sono stati pienamente rispettati da Cappato. Lo ha sottolineato lo stesso procuratore aggiunto Tiziana Siciliano nella sua requisitoria prima di chiedere l'assoluzione dell'imputato: "La grandezza della sentenza della Consulta - ha detto il magistrato in un passaggio del suo intevento in aula - è data proprio dal fatto che rispetto alla sacralità dell'esistenza prevale la fragilità dell'uomo".

Il sentiero tracciato dalla Consulta lasciava poco spazio a interpretazioni. Ma per il pm Siciliano, oggi è comunque "una giornata storica". Soprattutto perchè la sentenza dei giudici di Milano "realizza pienamente il significato dell'articolo 2 della Costituzione che mette l'uomo al centro della vita sociale e non anche lo Stato". La partita sul fine vita adesso si sposta sul piano politico: "Adesso - ha puntualizzato ancora il magistrato - sarà compito del legislatore colmare questa lacuna. Le pronunce della Corte Costituzionale e del Tribunale di Milano dovranno agire da stimolo per arrivare a dare un contributo a questo percorso".

Sulla stessa lunghezza d'onda Valeria Imbrogno, fidanzata di dj Fabo rimasta accanto a lui nel suo ultimo viaggio: "E' una battaglia vinta per la libertà di tutti. Fabiano oggi mi avrebbe chiesto di festeggiare perchè è una battaglia in cui lui credeva fin dall'inizio e forse per primo. Adesso la battaglia continua per tutti gli altri casi simili a quello di Fabiano". Una battaglia che per Cappato non finisce certo oggi. L'esponente Radicale è infatti imputato insieme a Mina Welbi (co-presidente dell'associazione Luca Coscioni e moglie di Piergiorgio Welby, morto nel dicembre 2006 dopo aver ottenuto l'interruzione della respirazione assistita - ndr) davanti al Tribunale di Massa per l'aiuto al suicidio fornito a Davide Trentini, 53enne affetto da distrofia muscolare e morto in Svizzera con il suicidio assistito. Come ha chiarito subito dopo la sentenza Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni e storico legale del movimento Radicale, è un "caso analogo ma non uguale" a quello di Dj Fabo. Perchè a differenza di Antoniani, non era un macchinario a tenere in vita Trentini. E' stato lo stesso Cappato a evidenziarlo in aula con una serie di dichiarazioni spontanee: "Il fatto che Fabiano fosse dipendente da un sostegno vitale, lo ritengo del tutto irrilevante. Non è la tecnica del tenere in vita che è rilevante, ma la libertà di autodeterminazione del malato, quella sì". Cappato è insomma convinto che la Corte Costituzionale abbia sbagliato nell'indicare "la presenza di un sostegno vitale" come "condizione necessaria" per poter ottenere il suicidio assistito. Perchè questa condizione, ha detto Cappato in aula, rappresenta di fatto una "discriminazione irragionevole e incostituzionale tra chi è mantenuto in vita artificialmente e chi soffre atrocemente" pur non essendo dipendente da un macchinario esterno.

Alla lettura della sentenza, Cappato non era più presente in aula. Sua madre, ricoverata in ospedale da diverso tempo, è scomparsa proprio questa mattina. La notizia è arrivata nel bel mezzo dell'udienza. Il processo è stato sospeso per qualche minuto, lui è uscito dall'aula ed è scoppiato in lacrime abbracciando la moglie. Poi è rientrato e si è seduto accanto ai suoi legali. E' rimasto in Tribunale fino a quando i giudici sono entrati in camera di consiglio. Poi se n'è andato senza rilasciare commenti o dichiarazioni.