Dj Fabo, Cappato: ciò che conta è motivazione di libertà

Fcz

Milano, 23 dic. (askanews) - E' stata una "motivazione di libertà" ad aver spinto Marco Cappato ad aiutare il 40enne milanese Fabiano Antoniani, più conosciuto con il nome d'arte di Dj Fabo, ad andare in Svizzera a morire con il suicidio assistito. Lo ha rivendicato lo stesso esponente dei Radicali intervendo con una serie di dichiarazioni spontanee nell'aula del processo milanese che lo vede imputato per aiuto al suidicio. Dopo aver preso la parola in aula, Cappato ha parlato in particolare dei quattro paletti che, secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, rendono legittima, e dunque non punibile, la condotta di aiuto al suicidio. Condizioni che secondo Cappato non possono riguardare l'assenza di autonomia per i malati terminali tenuti in vita da un supporti esterni come respirazione o idratazione artificiale. "Il fatto che Fabiano fosse dipendente da un sostegno vitale, lo ritengo del tutto irrilevante. Non era questo il motivo che rendeva insopportabile la sua condizione, nè la sua richiesta, nè l'aiuto che io gli ho fornito. Non è la tecnica del tenere in vita che è rilevante, ma la libertà di autodeterminazione del malato, quella sì". Per Cappato, insomma, non ci sono dubbi: "Ritenere (come ha fatto la Corte Costituzionale - ndr) come condizione necessaria la presenza di un sostegno vitale rappresenta discriminazione irragionevole e incostituzionale tra chi è mantenuto in vita artificialmente e chi soffre atrocemente" perchè "impone a questi ultimi invasivo al solo scopro di chiedere l'assistenza assistita al suicidio".

Cappato ha poi ricordato il caso dei numerosi italiani siano andati in Svizzera a morire con il suidicio assistito senza nessuna conseguenza penale per chi ha fornito loro assistenza: "Dopo la morte di Fabiano Antoniani, alcune decine di persone sono state aiutate ad andare in Svizzera a morire nella piena informazione delle istituzioni del nostro Stato senza che mai sia stata esercitata alcuna azione penale che sarebbe in questi casi obbligatoria. Un qualcosa che è stato considerato almeno di fatto un aiuto legittimo". Terminate le dichiarazioni spontanee dell'imputato, i giudici si sono ritirati in camera di consiglio per la sentenza prevista nel primo pomeriggio.