Dj Fabo, pm: assolvere Cappato, "il fatto non sussiste" -2-

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Milano, 23 dic. (askanews) - Il caso di Dj Fabo, rimasto completamente cieco e tetraplegico dopo un grave incidente stradale, rispetta tutti i 4 paletti imposti dalla Corte Costituzionale sulla non punibilità del reato di aiuto al suicidio."Fabiano - ha ricordato il magistrato in aula - era affetto da una malattia irreversibile, non aveva speranze, le sue erano patologie che inequivocabilmente non avevano possibilità di essere sanate. Era una malattia che comportava gravi sofferenze fisiche e psicologiche, Fabiano non riusciva a essere sedato neppure con potenti antidolorifici. Una sofferenza straziante che non aveva soluzione, se non quella di una morte dignitosa. Dj Fabo, inoltre, non era indipendente: era attaccato a una macchina per poter respirare, la sua vita dipendeva da questo. Senza l'autorespiratore sarebbe soffocato con una morte orrenda. Quanto, infine, alla sua capacità di prendere decisioni libere e consapevoli, questa non può essere messa in dubbio perché è documentata da un punto di vista clinico e documentale. Antoniani era libero nella sua scelta ed era assolutamente consapevole. Era un combattente, ci ha provato fino all'ultimo con terapie ufficiali e anche sperimentali, ma alla fine ha capito che non c'era nulla da fare e autonomamente ha determinato che quella vita, lui non la voleva. Così ha scelto l'unica strada che gli è sembrata dignitosa. E' vero che ha subito pressioni psicologiche, ma soltanto in senso contrario. Avergli lasciato la libertà di scelta deve essere stato terribile soprattutto per sua madre".

Argomentazioni queste, ha detto ancora il magistrato, che "avevamo già sostenuto nel corso del processo e che sono totalmente sovrapponibili alle indicazioni fornite della Corte Costituzionale. Che con un salto epocale assolutamente strabiliante ha raggiunto le nostre stesse conclusioni: e cioè che nel 1930, quando è stato istituito l'articolo 580 del codice penale che regolamenta il reato di aiuto al suicidio, era inimmaginabile ipotizzare che la medicina potesse raggiungere questa capacità di estendere l'esistenza di una persona".

La parola è dunque passata al pool di legali che assiste Cappato per arringhe difensive. Dopodichè i giudici togati e popolari della Corte d'Assise di Milano si ritireranno in camera di consiglio per la sentenza. Verdetto che - come è praticamente scontato dopo le indicazioni della Corte Costituzionale - sarà di assoluzione.