In 88 a Djerba per una Francofonia più attiva

I leader degli 88 Paesi membri, associati o osservatori dell'Organizzazione internazionale della francofonia (Oif) sono in Tunisia nel tentativo di far fronte comune ai problemi economici e sociali causati dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, rispetto alla quale alcuni paesi del gruppo rifiutano di assumere una posizione di condanna verso la russia. Riduzione del debito, migrazione, scarsità di cibo ed energia e rafforzamento dell'uso della lingua francese nel mondo sono i temi del summit di due giorni.

In un discorso all'apertura del vertice ilSegretario Generale dell'Oif Louise Mishikiwabo, ha sottolineato che l'Organizzazione deve "affermare la sua influenza in un mondo frammentato". "La Francofonia deve rimanere un anello di congiunzione per evitare che le tensioni degenerino in conflitti", ha dichiarato l'ex capo della diplomazia ruandese, auspicando una "Francofonia senza complessi" e "più unita" nello "sviluppo di posizioni comuni", che sia rivolta a "multilateralismo ripensato". Il riferimento al fronte spaccato e contrapposto all'unità dell'Occidente nei confronti della guerra in Ucraina è stato chiaro.

Il vertice offre come sempre la possibilità ai leader di sollevare le questioni interne ai loro Paesi, una dinamica particolarmente accentuata dalla varietà degli Stati legati all'Organizzazione (anche Paesi come Grecia, Romania, Bulgaria e Armenia dove il francese è parlato solo in minima parte, sono membri dell'Oif).

Kais Saied, presidente della Tunisia, che ospita il vertice 16 mesi dopo aver assunto i pieni poteri, ha espresso la speranza che l'incontro porti "risultati tangibili ed efficaci" di fronte agli "sconvolgimenti che il mondo sta vivendo". Incontrando un gruppo di giovani sabato, il presidente Macron ha chiesto una "Francofonia attiva" che vada oltre le occasioni di incontro formali. Lo stesso appello è stato lanciato dal primo ministro del Québec François Legault, che oltre a parlare dell'importanza del francese come terza lingua utilizzata nel mondo per gli scambi commerciali, ha avanzato la volontà di rendere la regione canadese più protagonista in Africa.

Il primo ministro armeno, Nikol Pachinian, il cui Paese detiene la presidenza uscente dell'Oif, ha usato il suo discorso per denunciare le "pressioni ingiustificate e non provocate" del vicino Azerbaigian, invitando la comunità internazionale a condannare "l'occupazione di parti del territorio armeno" e a chiedere "il ritorno delle forze azere alle loro precedenti posizioni".