Dl Cura Italia, Fi a Fico: non arrivi blindato a Montecitorio

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Roma, 24 mar. (askanews) - "No al 'Cura Italia' blindato alla Camera, stop a Dpcm firmati senza coinvolgere il Parlamento, informative settimanali del ministro Speranza e più spazio per le interpellanze in Aula: queste, in sintesi, le proposte di Forza Italia a Montecitorio per le prossime settimane di lavori parlamentari.

Durante la riunione dei presidenti di gruppo, al presidente della Camera, Roberto Fico, abbiamo chiesto che sia dato il tempo anche alla Camera di esaminare il 'Cura Italia', un decreto che giudichiamo insufficiente, soprattutto per la parte che riguarda i provvedimenti economici: non accetteremo alcuna blindatura del testo. Pretendiamo, inoltre, che il Parlamento sia coinvolto dal governo - anche attraverso la convocazioni delle Commissioni a oltranza - prima di approvare nuovi Dpcm, in modo particolare quando si tratta di misure che limitano le libertà personali dei cittadini. Il Parlamento dovrà essere aperto, questa la proposta di Forza Italia, anche per un'informativa settimanale del ministro della Salute, Roberto Speranza - presso l'Aula della Camera o presso la Commissione Affari sociali - per tutta la durata dell'emergenza in atto. Abbiamo chiesto, infine, di aumentare il numero di sedute di Montecitorio dedicate gli atti di sindacato ispettivo: question time, interpellanze e interrogazioni. In questo momento così delicato per il Paese è necessario che il governo risponda in Parlamento in merito anche a problemi specifici che possono essere sollevati da singoli deputati o segnalati in determinati territori". Lo affermano in una nota congiunta Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, e Roberto Occhiuto, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera.

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    Salvini: "Tre persone in chiesa con mascherine non darebbero fastidio"

    "Nessuno pensa alle chiese aperte colme, però se, in tre o quattro, volessero, potessero, mettere piede in una chiesa, non penso che, con guanti e mascherine, darebbero fastidio a nessuno". Così Matteo Salvini, parlando a TeleLombardia. L'ipotesi di riaprire le chiese ai fedeli per Pasqua "era una riflessione sul fatto di come vivere la fede, è chiaro che ognuno la sua fede la vive anche nel privato, la vive a casa, la vive nel suo intimo", aggiunge, tornandoa sua proposta di riapertura dei luoghi di culto, a determinate condizioni. "Ecco io ritengo che anche per quelli che credono, che ci tengono, potersi riavvicinare alla fede anche fisicamente sarebbe importante - Poi decideranno i vescovi, decideranno i medici". "E' chiaro - sottolinea - che non si pensa alle riapertura delle scuole, delle chiese, delle fabbriche, però magari ad aver la possibilità di entrare singolarmente" in chiesa "come uno entra in tabaccheria". Magari "in due, in tre alla volta, come al supermercato, che quando vado a fare la spesa non è che c'è la folla, si entra due o tre alla volta, ti provano la febbre, ti metti i guanti, ti metti il mascherine", spiega ancora il leader della Lega.

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    "La Germania renda l'aiuto che ebbe", dice l'ex cancelliere ​Schröder

    Coronabond sì o coronabond no? “Sono convinto che come prossimo passo abbiamo bisogno anche di uno strumento di debito comune europeo”. In un'intervista al Corriere della Sera l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder all'interrogativo iniziale risponde che possono pur essere gli eurobond, “anche se – sottolinea – non sono veloci da realizzare, oppure – aggiunge poi – può essere un'obbligazione comune e una tantum”.Tuttavia l'impressione dell'ex cancelliere tedesco tra il 1998 e il 2005 è che “l'atteggiamento della Germania sul debito stia cambiando” perché “la situazione è anche molto diversa da quella della crisi finanziaria del 2008” e “le conseguenze economiche, sociali e umane sono molto più devastanti di allora”. Tanto più, aggiunge l'ex primo ministro, che nel frattempo proprio “molti economisti tedeschi, gli stessi che finora avevano sempre osteggiato gli eurobond, esprimono l'opinione che siano proprio questi la direzione da prendere”.E a proposito del Fondo per la ricostruzione proposto dal premier italiano Conte, Schröder sostiene che “se c'è un Paese che deve capire che dopo una crisi esistenziale è indispensabile avere un sostegno paneuropeo per la ricostruzione, questo è la Germania” in quanto “noi – aggiunge – siamo stati aiutati molto dopo la Seconda guerra mondiale, nonostante fossimo stati proprio noi a causarla” per aggiungere anche di ritenere che “ci avvantaggiamo tutti dall'Europa unita, sul piano politico, culturale ed economico” dunque per questo “dobbiamo rapidamente tornare a una normalizzazione della vita” dice l'ex cancelliere federale, perché “le frontiere interne non possono rimanere chiuse a lungo. Le persone devono potersi incontrare di nuovo. Le imprese devono tornare a produrre. È una questione che si pone non solo la Germania”. E lancia un appello: “Cruciale è agire insieme e possibilmente cercare soluzioni europee”.Dunque, “invece di confrontazione, abbiamo bisogno di più cooperazione. Se questa semplice verità venisse compresa a Washington, a Mosca, a Pechino e a Bruxelles, sarebbe un bene per tutti” conclude l'intervista Gerhard Schröder.

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    La direttrice di Vogue Anna Wintour sta vivendo ore molto delicate: il figlio Charles Shaffer è positivo al Coronavirus.

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    "Il sangue sgorgava come lava dal Vesuvio", ha raccontato l'attore in un video. Guai in vista per Amber Heard.

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    Emergenza in Lombardia, è scontro tra il premier Conte e Fontana

    Scambio di accuse tra il premier ed il governatore della Lombardia sul ritardo della chiusura dei comuni di Alzano Lombardo e Nembro

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    AGI

    "Con il coronavirus qualcuno ha sbagliato i conti"

    “Il reale andamento dell'epidemia potrebbe essere diverso da quello mostrato dalla Protezione civile. Il picco potrebbe essere avvenuto in anticipo rispetto a quello ufficiale”. Ne è convinto Daniele Del Re, docente di Fisica alla Sapienza di Roma che in un'intervista al Corriere della Sera dice di essere arrivato a queste conclusioni attraverso uno studio firmato assieme a Paolo Meridiani, ricercatore dell'istituto nazionale di fisica nucleare, pubblicato su Medium.com.L'idea di mettersi a studiare i dati dell'epidemia da Covid-19, racconta il docente, è nata dalla curiosità scientifica “di capire la fase delicata del contagio” e l'approccio è stato quello di “contare le particelle” e ciò che ci “ha colpiti è il fatto che le fonti ufficiali continuassero a ritenere il rallentamento del contagio inferiore alle attese” e quindi “siamo allora andati a vedere i dati Istat sulla mortalità da inizio anno 2020 fino al 21 marzo, quelli fino ad oggi disponibili, riguardanti 1084 comuni, molti dei quali al Nord, pari al 20% della popolazione italiana. Le morti giornaliere sono state confrontate con gli anni precedenti. Dalle tabelle emerge un eccesso di decessi da ascrivere al Covid-19”.La conclusione per Del Re è stata che “soprattutto nella prima fase della epidemia il numero dei decessi per Covid è stato sotto-stimato” mentre poi “i bollettini sono diventati più puntuali facendo più tamponi”, ma un fatto è netto: “La curva tracciata in base ai dati Istat mostra una discrepanza rispetto a quella della Protezione civile” spiega il professore, secondo il quale si presume che il picco “sia arrivato in anticipo”.Quindi un auspicio: “È un messaggio positivo in questo studio. Così come il contagio va retrodatato, lo stesso potrebbe valere per il rallentamento dell'epidemia. Magari siamo messi meglio di quanto crediamo".

  • Coronavirus, Ceccardi: dimissioni Ferrari da Cer è bocciatura Ue
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    Coronavirus, Ceccardi: dimissioni Ferrari da Cer è bocciatura Ue

    "Gestione della crisi scoordinata e fiacca"

  • Rifiuti: che fine fa l'olio con cui cuciniamo, vademecum per non sbagliare
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    Rifiuti: che fine fa l'olio con cui cuciniamo, vademecum per non sbagliare

    Gli italiani sono tutti chiusi in casa a causa del Covid 19 e ovviamente si cucina di più, per necessità e anche per diletto. Ma che fine fa l’olio utilizzato per cucinare o per friggere? Per la maggior parte, finisce nel lavandino o nello scarico del bagno, quindi nel sistema fognario, andando a creare numerosi problemi perché altamente inquinante. RenOils, Consorzio giovane, senza scopo di lucro, che si occupa di aumentare ed efficientare la raccolta di oli e grassi alimentari esausti e il recupero ai fini ambientali, ha stilato un vademecum per smaltire correttamente l’olio che consumiamo nelle nostre cucine.  “In questo difficile momento storico – dice Ennio Fano, presidente di RenOils – molti italiani riscoprono l’arte della buona cucina, quella tradizionale, una passione che ci ha contraddistinto da sempre. Questa è una risposta meravigliosa ai tempi bui che stiamo attraversando ma facciamolo con un occhio attento alla natura e all’ambiente. Abbiamo tutti una bella responsabilità, considerando che il 56% dell’olio esausto è imputabile al consumo domestico".  Prima regola: non gettare l’olio nel lavandino o nello scarico del bagno perché finisce nel sistema fognario delle città alterando la corretta depurazione delle acque e l’efficienza dei depuratori con conseguente aumento dei costi di gestione e di manutenzione degli impianti. La depurazione delle acque inquinate richiede costi quantificabili in 1,10 euro al kg ed è a carico dei cittadini. Il consiglio è di mettere l’olio esausto in un contenitore da tenere in casa finché non è pieno. Meglio un contenitore di plastica spessa e con un collo largo, come le bottiglie dei succhi di frutta o il contenitore del detersivo liquido per la lavatrice, per facilitare il travaso da padelle e pentole. Una volta pieno, il contenitore va portato all’isola ecologica più vicina a casa oppure l’olio esausto va buttato in appositi raccoglitori presenti nei Comuni di residenza. Oltre ai danni al sistema fognario, il rifiuto da oli e grassi vegetali e animali, pur essendo catalogato come non pericoloso, presenta delle criticità se non smaltito correttamente: rende sterile il terreno su cui viene versato o la terra diventa impermeabile e non permette al sistema radicale delle piante l’assunzione delle sostanze nutritive necessarie a vivere; se versato in acque superficiali forma un’estesa pellicola impermeabile impedendo alla flora e alla fauna acquatica lo scambio di ossigeno acqua-aria causandone la morte; versato in falde acquifere profonde, ne compromette la potabilità. L’apporto di oli e grassi nelle acque reflue urbane sarebbe, secondo uno studio condotto con Cnr e Irsa, pari a circa 20 grammi per abitante al giorno. Su scala nazionale si potrebbe perciò stimare un apporto complessivo di oli e grassi presenti nei reflui urbani pari a circa 1.200 tonnellate al giorno, cioè 438.000 tonnellate/anno.  RenOils è un Consorzio senza scopo di lucro, costituito su iniziativa di alcuni operatori e associazioni di categoria nel 2016. Si occupa dell’informazione e sensibilizzazione degli utenti finali e degli operatori e di rappresentare e monitorare la filiera degli oli e grassi alimentari esausti con l’obiettivo di aumentarne ed efficientarne la raccolta e il recupero ai fini ambientali. Da inizio attività ha gestito circa 50.000 tonnellate grazie alla filiera che opera su tutto il territorio nazionale assicurando una raccolta capillare con interventi anche in zone difficilmente raggiungibili.

  • Politica
    AGI

    Si va verso una riapertura graduale. Il Pd vuole una cabina di regia

    Massima cautela e gradualità nella ripartenza delle attività, senza accelerazioni che rischiano di vanificare i sacrifici fatti fin qui. Questa la raccomandazione del Comitato tecnico scientifico al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la riunione in video conferenza che si è svolta ieri. Una raccomandazione che è anche la linea che il presidente del Consiglio ha fatto sua da tempo e che ha già illustrato nelle recenti interviste alle Tv straniere La Sexta e Nbc.Una riunione molto partecipata: assieme al presidente Conte, per il governo, c'erano i ministri Dario Franceschini, Roberto Speranza, Francesco Boccia, Stefano Patuanelli, Teresa Bellanova, Elena Bonetti, Paola De Micheli, Lucia Azzolina; tra i componenti del Comitato scientifico, il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, il direttore del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, il direttore scientifico dell'Istituto per le malattie infettive 'Lazzaro Spallanzani', Giuseppe Ippolito, il componente del comitato e geriatra del Policlinico Gemelli di Roma Roberto Bernabei, oltre al commissario per gli approvvigionamenti, Domenico Arcuri e al commissario per l'emergenza coronavirus, Angelo Borrelli. "Necessario non forzare la mano"Una 'plenaria' durata quasi tre ore e durante la quale, si apprende, è stato fatto il punto della situazione con i dati aggiornati della curva epidemiologica, sulle misure fin qui adottate, ma soprattutto si è concordato sulla necessità di non forzare la mano con le riaperture rispetto alla data fin qui ufficializzata, quella del 16 aprile. La decisione, ha comunque sottolineato Borrelli in conferenza stampa, spetterà all'autorità politica che la comunicherà nella sede opportuna.Una prima riunione alla quale ne seguiranno altre, viene spiegato, per gettare le basi di un cronoprogramma - seppure di massima - per le riaperture. Le parti interessate si rivedranno certamente prima della data - ormai prossima - del 16 aprile, ma non avrebbero al momento fissato una data per la nuova riunione. La proposta dei demIl Partito Democratico insiste con la proposta di una cabina di regia: la delegazione dem non ne ha parlato ieri perché, viene riferito, non era ancora la sede opportuna per discuterne. Ma la linea dei dem rimane questa: una cabina di regia che raccolga rappresentanti di governo e forze politiche di maggioranza e opposizione, enti locali e regioni, sindacati e imprenditori e comunità scientifica."Si apre una fase molto delicata di questa emergenza drammatica, dobbiamo affrontarla con una cabina di regia autorevole, con all'interno maggioranza e opposizioni, enti locali, regioni, parti sociali e comunita' scientifica", ha detto il ministro Boccia al termine della riunione. Tutti insieme per governare la ripartenza, ma anche per verificare l'efficacia delle proposte messe in campo dal governo a cominciare dal Cura Italia e dal decreto liquidità appena varato. Un decreto al quale, ha spiegato il vice segretario del Pd Andrea Orlando, dovrà seguire un provvedimento ad hoc per la sburocratizzazione e semplificazione della Pubblica Amministrazione."La palla tocca a due settori che svolgeranno una funzione essenziale. Alla pubblica amministrazione, alla quale si chiede uno sforzo importante di semplificazione, puntando sull'autocertificazione, facendo in modo tale che le misure, i sussidi e gli interventi che si dovranno realizzare, arrivino in porto più presto possibile". E poi "al sistema creditizio, e non mi riferisco tanto alla banche, quanto ai lavoratori che stanno agli sportelli e non solo, ai quali è richiesto uno sforzo straordinario, perché dovranno gestire un flusso di molti miliardi di euro, anche avendo a che fare con lavoratori e imprese in condizioni di grave crisi". Il ruolo delle bancheAl ruolo delle banche ha fatto riferimento nei giorni scorsi anche il responsabile economico del Pd, Emanuele Felice: "lavoreremo anche perché le banche non ostacolino questa liquidità". Insomma, la preoccupazione dei dem è che gli istituti di credito possano non essere del tutto preparati ad affrontare questa nuova fase e che lo sforzo del governo possa essere vanificato dalla lentezza nella risposta di istituti di credito e sistema amministrativo. Una preoccupazione manifestata anche dal segretario Zingaretti che nelle ore scorse ha sottolineato: "Ora ci vuole il massimo della velocità dal sistema amministrativo e delle banche per l'accesso alla liquidità".