Dl imprese, centrali a carbone: 250 milioni l’anno, proteste di Leu

Dl imprese centrali a carbone

È polemica per le conseguenze dei provvedimenti previsti dal dl imprese, approvato “salvo intese” nel Cdm di martedì 6 agosto, sulle centrali a carbone e i territori che le ospitano. L’articolo 14 del decreto, infatti, da un lato sancisce lo stanziamento di 20 milioni di euro all’anno, dal 2020 al 2024, per la riqualificazione degli operai che lavorano nelle centrali da dismettere. Ma, dall’altro lato, sono previsti altri 250 milioni per le industrie che, a causa dell’impatto sui prezzi del l’Ets (il sistema di scambio di quote di emissione di gas serra), rischiano di delocalizzare.

Dl imprese, centrali a carbone

Critiche agli articoli del dl imprese che riguardano le centrali a carbone sono state avanzare da Rossella Muroni, deputata di Leu, con il supporto di Legambiente. In un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, la parlamentare ha accusato il decreto di “vanificare il sistema Ets” premiando le imprese inquinanti. Il provvedimento sarebbe uno “sconto in bolletta” per le industrie che continueranno a investire sui combustibili fossili, le ha fatto eco Mauro Albrizio, direttore dell’Ufficio europeo di Legambiente. “Che siano pure finanziate, ma non per continuare a emettere CO2, quanto per dire addio a impianti dinosauro e investire sulle rinnovabili”.

L’articolo 14 del dl imprese

Il comma 2 dell’articolo 14 del dl imprese sancisce la creazione, presso il Mise, del “Fondo per il carbon leakage indiretto per il sostegno dei settori e sottosettori considerati esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio a causa dei costi connessi alle emissioni di gas a effetto serra, trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica”. Uno o più decreti regoleranno la gestione di suddetto Fondo, a cui sarà destinata “la quota dei proventi derivanti dalle aste eccedente il valore di mille milioni di euro”, nella misura massima di 250 milioni di euro all’anno.