Dl sicurezza bis, De Falco: legge inapplicabile e suicida

Pol/Tor

Roma, 6 ago. (askanews) - "A me sembra una legge di per sé inapplicabile e suicida": a Radio Capital il senatore Gregorio De Falco boccia senza mezzi termini il decreto sicurezza bis, a cui il Senato ieri ha dato il via libera con il sì alla fiducia chiesa dal governo.

"Prevede di agire nel rispetto delle convenzioni internazionali, che invece contraddice. Questa norma non potrà portare altro che alla propria disapplicazione", dice il senatore ex 5 stelle, per cui il decreto ha "un duplice effetto deterrente nei confronti di quelli che intendono partire, perché si fa capire loro che attraverso la criminalizzazione di coloro i quali propongono di soccorrere la vita umana in mare, che è il primo deterrente, si ottiene il secondo e tragico deterrente, la morte. Aumentando la probabilità di morire in mare in realtà si spera che la gente non parta, ma dobbiamo avere consapevolezza che a chi fugge da morte certa anche la speranza di rimanere in vita è sufficiente per affrontare il pericolo".

Per chi salva persone in mare, dalle ONG ai semplici pescherecci, ci potranno essere multe fino a un milione di euro: "Ci possono essere persone che avranno maggior paura, ed è legittimo. Ma io penso, credo e spero che la gente di mare avrà il coraggio, che non ha avuto la politica, di affermare la prevalenza dell'umanità su una norma ingiusta. Le ONG? Torneranno in mare, se non altro per il compito necessario di testimonianza, oltre che di soccorso. Si chiamano Sea Watch, Sea Eye... denominazioni che fanno capire qual è la funzione originaria: testimonianza".

Il voto favorevole dei 5 stelle è stato compatto, e solo cinque dissidenti sono usciti dall'aula: De Falco, ex del Movimento, si dice "molto deluso". Che effetto fa sentire Salvini che ringrazia la Madonna? "Siamo fuori dal mondo, non ho parole", risponde il senatore, "Da tanti anni ormai avevamo assodato che la Repubblica fosse laica, e che riferirsi ai valori è un fatto intimo di ciascuno. Non va, non deve, non doveva essere oggetto della politica, e quindi della contesa politica".