Dl sicurezza, don Ciotti: che i senatori sentano responsabilità

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Roma, 4 ago. (askanews) - Uno striscione con scritto "La disumanità non può diventare legge", un flash mob con oltre 200 giovani di Libera provenienti da tutta Italia riuniti a Trappeto, in provincia di Palermo, per il raduno nazionale. Obiettivo è chiedere ai senatori di non votare il #decretosicurezzabis che arriva lunedì 5 agosto in aula al Senato. E con il flash mob parte da Palermo una vera mobilitazione social di Libera che chiede ad associazioni, artisti, cittadini di scrivere su cartelloni,fogli, striscioni, sulla spiaggia "La disumanità non può diventare legge #decretosicurezzabis', e di veicolare le foto sui social.

Alla manifestazione ha partecipato anche Luigi Ciotti presidente nazionale di Libera che ha dichiarato "E' una normativa perfino peggiore della precedente, finalità e scopi restano però gli stessi: restringere sempre più l'area dei diritti e dunque della civiltà. Il metodo è ormai evidente: estendere il già enorme potere del Ministero degli Interni in materia d'immigrazione, estensione che non si può più definire solo interferenza, evidenziandosi ormai come vera e propria invasione di campo, appropriazione indebita di ruoli e competenze altrui. Ennesimo segno di un'ambizione sfrenata e totalitaria, indifferente alla divisione dei poteri su cui si basa una vera democrazia.

Nessuno nega la difficoltà e la necessità di governare il fenomeno migratorio in tutti i suoi risvolti e implicazioni-prosegue Don Luigi Ciotti- ma il governo deve essere ispirato dall'intelligenza, dalla lungimiranza, dalla conoscenza della Storia e dal rispetto di quei principi che ci rendono degni della qualifica di "esseri umani". Ebbene, questo non è governo, è gestione cinica del potere tramite mezzi di cui la storia del '900 ci ha fatto conoscere gli esiti tragici: la propaganda ossessiva, la sistematica manipolazione della realtà, la rappresentazione della vittima e del debole come nemico, invasore, capro espiatorio.

Mi auguro- conclude Luigi Ciotti rivolgendosi ai politici- che i senatori sentano la responsabilità non solo politica ma anche etica di questo voto. Bocciare questo decreto significa riaprire nel nostro Paese un varco alla speranza, ricongiungere la nostra Italia alla parte migliore della sua Storia: quella costruita da tante persone oneste, ospitali e solidali, ribelli alle parole e agli atti dei demagoghi e dei prepotenti».