Dodi Battaglia racconta il dolore per la scomparsa della moglie, "mi sono sentito come un pallone che si sgonfia"

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Paola Toeschi e Dodi Battaglia (Photo: Facebook)
Paola Toeschi e Dodi Battaglia (Photo: Facebook)

“Ogni passo in queste stanze mi ricorda Paola e ogni immagine di Paola è una pugnalata. Sento proprio un dolore fisico al cuore”. Dodi Battaglia, intervistato dal Corriere della Sera, ripercorre il dramma della malattia della moglie Paola Toeschi, scomparsa a 52 anni dopo 21 anni insieme e 11 di lotta contro un tumore al cervello. Al chitarrista dei Pooh rimangono i ricordi del loro grande amore e Sofia, la figlia di 15 anni.

Quando se n’è andata mi sono sentito come un pallone che si sgonfia. Ho sempre trovato impensabile la depressione, non mi assomiglia, sono combattivo, ma ora comincio a pensare cosa può provare una persona che resta senza l’amore della sua vita e magari non ha amici, non ha una figlia di 15 anni da accompagnare nel futuro. Io ho la fortuna di avere come obiettivo mia figlia. Dover andare avanti per lei è una forza enorme.

Battaglia descrive la figlia come una ragazza fortissima, che durante la malattia della madre le è stata sempre accanto. Dopo il funerale Battaglia racconta di averla rassicurata così:

Le dico sempre che deve essere felice perché ha vissuto per 15 anni con una madre fantastica: cosa te ne fai di 50 anni con una mamma che vale meno?

Paola Toeschi aveva “una grande anima”, lo ha detto la figlia durante il funerale, e per Dodi Battaglia è stata un esempio anche nell’affrontare la malattia.

Non l’ho mai vista piangere, né sentita lamentarsi né maledire la malattia. Per fortuna, il suo tipo di tumore non provocava dolori, se n’è andata senza grida o morfina. Con la malattia, aveva scoperto la fede, pregava molto.

La sua fede l’ha trasmessa anche al marito che, racconta, ha pregato dal primo momento in cui scoprirono il tumore.

Alla prima visita, ci dissero: operiamo fra due giorni, può morire sotto i ferri, può rimanere paralizzata per metà, magari non parlare più, ma possiamo eventualmente fare qualcosa per rieducarla. Da quel momento, fino all’operazione, ho pregato senza mai fermarmi.

La malattia era stata scoperta all’improvviso, dice Battaglia, “una mattina Paola iniziò a tremare”.

Sono stati anni di cicli di chemio e radioterapia, di alti e di bassi. Una cosa inimmaginabile. Anche perché Paola aveva 18 anni meno di me e ci avevo sempre scherzato su, dicevo: sono il vecchietto della famiglia. Temevo che me ne sarei andato via molto prima di lei.

Per lui e per la figlia Paola non se n’è ancora andata, l’immagine di lei che Battaglia restituisce al Corriere della Sera per ricordarla è vivida e “trasparente”.

Io e lei sulla terrazza della casa in campagna mentre guardiamo nostra figlia a tre anni, coi boccoli biondi, giocare felice su un prato immenso.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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