Dolore persistente post-operatorio: nasce Redirect Pain

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Milano, 23 nov. (askanews) – La sfida è ambiziosa: mettere a punto un nuovo modello per la gestione e la presa in carico del paziente chirurgico prima, durante e dopo il ricovero. Si chiama Redirect Pain la neonata Associazione di Promozione Sociale fondata in Lombardia con con l’obiettivo di assicurare un’assistenza di qualità ai pazienti chirurgici senza nessun costo in più per il Sistema Sanitario Nazionale.

“Qualsiasi paziente che si sottopone ad una procedura chirurgica, se non gestito adeguatamente, avrà dolore nel post-operatorio – spiega Andrea Fanelli, Dirigente Medico Anestesia e Rianimazione Policlinico di Monza -. Ancora oggi 1 paziente su 2 che si sottopone a chirurgia maggiore ha un dolore severo dopo l’intervento chirurgico. Questo ha delle conseguenze, abbiamo un impatto sulle complicanze post-operatorie, un ritardato recupero funzionale e un aumento della cronicità del dolore: sostanzialmente abbiamo un peggioramento della qualità di vita dei nostri pazienti”.

Bastano alcuni numeri per avere un’idea della portata del problema: “In Lombardia – evidenzia ancora Fanelli – ogni anno vengono eseguiti circa 150 mila interventi elettivi. Se parliamo di persistenza del dolore dopo l’intervento chirurgico l’incidenza è di circa il 20%. Per cui possiamo stimare che circa 14 mila lombardi ogni anno rischiano di sviluppare un dolore che va oltre l’intervento chirurgico e ne caratterizza la quotidianità”.

La strategia di Redirect Pain si ispira al modello di Servizio per il Dolore di Transizione istituito nel 2014 al Toronto General Hospital: “Proponiamo un nuovo modello organizzativo che prevede la presa in carico del paziente nel percorso già dalla fase pre-operatoria – sottolinea Gianluca Russo, presidente Redirect Pain – laddove si va a stratificare i pazienti che potrebbero avere maggior necessità poi di essere presi in carico nella fase post operatoria, potendo andare incontro a un dolore cronico persistente. Abbiamo oggi un utilizzo dell’anestesia logo-regionale che ci permette di gestire il dolore acuto intra-operatorio e prevenire l’insorgenza di dolore post operatorio persistente. E l’utilizzo poi di farmaci come per esempio gli oppioidi, chè troppo spesso di va incontro anche nel dibattito come a un’oppiofobia. Ma più che terrorizzare i pazienti devono essere usati in maniera corretta”.

Un “laboratorio lombardo” che punta a diventare un modello da esportare anche in altre regioni Italiane: “La Lombardia – puntualizza ancora Russo – è un insieme di 10 milioni di abitanti, si occupa parlando per esempio solo della protesi del ginocchio di circa il 40% di tutte le protesi che vengono effettuate a livello nazionale. Quindi è già un ottimo test. Se il modello funziona, io credo che sia poi indispensabile passare a una seconda fase di trasmissione di questo modello ovviamente a livello nazionale”.

Una soluzione che ha già incassato forti apprezzamenti dal mondo della politica: “Una presa in carico globale, prima durante e soprattutto dopo l’intervento, una strategia sulle terapie del dolore che mettono al centro la persona – commenta Emanuele Monti, presidente della commissione Sanità e Politiche Sociali della Regione Lombardia -. Quindi un’attenzione specifica su questo, lavorando in rete, coinvolgendo il territorio, e collegando in modo ancora più forte – un rilancio vero – ospedale e territorio. Insieme ai nostri professionisti che sono il faro e il riferimento che dobbiamo avere qui in Lombardia”.