Domenghini ricorda Mario Corso, il talento più puro della Grande Inter

Fabio Florindi

AGI - "Uno dei più grandi calciatori della storia dell'Inter, un grande professionista, che dava sempre il buon esempio, in campo e fuori". Questo il quadro che Angelo Domenghini, ex ala della 'Grande Inter', dipinge di Mario Corso, suo talentuoso compagno di squadra scomparso a 78 anni che definisce "il talento più puro" della Grande Inter.

"Era un grande talento, taciturno, ma faceva sempre i fatti. Mai una polemica, è sempre stato un professionista in campo e fuori", ricorda Domenghini in un'intervista all'Agi. "Nell'immaginario collettivo - aggiunge l'ex ala destra della Grande Inter - resterà sempre legato alle punizioni a 'foglia morta', a scavalcare la barriera, di cui Corso era un maestro". In quella squadra c'erano grandi campioni come Sandro Mazzola, Jair, Luis Suarez, Giacinto Facchetti, ma Corso non era secondo a nessuno per Domenghini: "Semmai - sottolinea - erano Mazzola, Domenghini e gli altri ad essere messi in ombra dal talento di Mario, il talento più puro di quell'Inter".

L'azzurro mancato

Il rapporto con la nazionale è probabilmente l'unico neo della carriera di Mario Corso. Con la maglia azzurra non ha mai impressionato, collezionando 'solo' 23 presenze e 4 reti: "Forse in nazionale - spiega 'Domingo', anche lui classe 1941

 - sono stati sempre preferiti giocatori più fisici, e Mario non era abituato a  macinare chilometri, aveva altre caratteristiche". Comunque ha avuto tante altre soddisfazioni: "Con l'Inter ha praticamente vinto tutte e i trionfi più belli sono stati sicuramente quelli delle due Coppe Campioni e delle due Intercontinentali". Quasi a sottolineare la trasversalità di certi valori, la massima del grande allenatore del Milan, Nereo Rocco, "in campo come nella vita", secondo Domenghini si adattava perfettamente a Corso: "Era una persona intelligente, anche fuori dal campo restava un professionista che dava il buon esempio a tutti".