“Domenikon 1943”: in libreria la strage italiana rimasta impunita

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 28 gen. (askanews) - Il 16 febbraio 1943 almeno 140 civili furono uccisi dai militari italiani delle forze di occupazione in Grecia. Tutti la ricordano come la strage di Domenikon, illegittima, furiosa e mortale reazione a un'imboscata partigiana in cui persero la vita nove Camicie nere. Furono sterminati tutti gli "uomini validi" di questo piccolo villaggio della Tessaglia. Tra loro c'erano anche dei ragazzini. Fu il primo di una serie di eccidi che caratterizzarono la primavera del '43. E per i quali nessuno ha mai pagato. A ricostruire questo episodio clamoroso di giustizia negata, trascinatosi fino ai nostri giorni, è il giornalista Vincenzo Sinapi, nel libro "Domenikon 1943. Quando ad ammazzare sono gli italiani", edito da Mursia.

Il caso è inconfessabilmente legato a quello dell'impunità assicurata ai criminali di guerra nazisti responsabili delle stragi commesse in Italia, spiega l'autore. E la mancata celebrazione dei processi a questi ultimi, con i relativi fascicoli insabbiati, è stato il prezzo pagato per risparmiare i criminali di guerra italiani, salvaguardare l'onore dell'Esercito e il mito del "bravo soldato" alla Capitano Corelli.

Gli atti riguardanti i crimini commessi dai militari italiani in Grecia e nella ex Jugoslavia avrebbero consentito di svolgere tutti gli accertamenti giudiziari necessari. Forse, avrebbero persino consentito di individuare i colpevoli, di metterli alla sbarra. Tutto ciò, però, non è avvenuto. E Sinapi - con la perizia tipica del ricercatore, la passione dello storico e la curiosità del giornalista - racconta nei dettagli come e perché si è giunti alla chiusura di questa vicenda giudiziaria nel 2018, ben 75 anni dopo la strage.

Archiviazione, è la parola chiave. Archiviazione, anche dopo che un magistrato militare, sollecitato da un parente di una delle vittime, aveva riesumato il fascicolo, svolgendo nuove e più circoscritte indagini. Nulla ha potuto fare il Gip militare, se non accogliere la richiesta di archiviazione del pm: i responsabili sono tutti morti. Ignoti e impuniti. Una conclusione di cui persino il procuratore militare Marco De Paolis ha chiesto irritualmente scusa alle famiglie delle vittime. Ha scritto una lettera, che Sinapi riporta nel libro, in cui ricorda lo sforzo compiuto, il lavoro su "ogni indizio". "Ma ci siamo scontrati con ostacoli insuperabili a causa del lungo tempo trascorso. Un tempo troppo lungo", ha spiegato De Paolis. "Provo amarezza per non aver potuto dare a Voi, alla Vostra comunità, la risposta positiva di giustizia che vi è dovuta. E di questo mi scuso".

D'altra parte, come scrivono nella prefazione al libro gli storici Filippo Focardi e Lutz Klinkhammer, in Italia "un pubblico esame di coscienza sulle proprie responsabilità per i crimini commessi nelle colonie e nei territori europei occupati durante la seconda guerra mondiale è stato finora frenato da vari fattori, fra cui (...) interessi politici e istituzionali restii a riconoscere le malefatte del Paese, non ultimo per scongiurare eventuali richieste di indennizzi da parte dei familiari delle vittime dei crimini italiani".