Don Georg non appare accanto a Francesco, il nodo dei "due Papi"

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Città del Vaticano, 5 feb. (askanews) - Non amoveatur, tanto meno promoveatur, semplicemente moveatur, si potrebbe dire. Mons. Georg Gaenswein non figura più accanto al Papa durante le udienze generali per una "ordinaria ridistribuzione dei vari impegni e funzioni" che svolge l'arcivescovo tedesco che, oltre ad essere prefetto della Casa pontificia accanto a Francesco, è rimasto segretario particolare di Benedetto XVI.

Un ruolo delicato tra "i due papi", uno regnante e l'altro emerito, e tra due pontificati che hanno elementi di continuità, ma anche di discontinuità. Un compito che richiede qualità acrobatiche, o almeno un senso dell'equilibrio, che a volte è mancato. Come quando, già a inizio del pontificato di Francesco, Gaenswein pubblicamente arrivò a parlare, salvo poi ritrattare, di "un ministero allargato, con un membro attivo e un membro contemplativo", "quasi un ministero in comune". Quasi come se Benedetto XVI non si fosse dimesso, tra le rimostranze del suo segretario particolare.

E invece il Papa tedesco non è più Papa e il riformismo del suo successore infastidisce molti, specie conservatori, che proprio all'emerito rivolgono i loro sguardi in cerca di un riferimento. Per la Santa Sede, una mina da disinnescare ogni volta di nuovo. Ogni volta che qualcuno contrappone Ratzinger a Bergoglio. Tanto più problematico se a farlo, più o meno volontariamente, è un rappresentante dell'establishment vaticano. In quel caso l'incidente è arginabile solo con un passo indietro. E' già accaduto a mons. Dario Viganò, il prefetto della segreteria per la Comunicazione che pubblicò un'introduzione di Benedetto ad un'opera dedicata a Francesco omettendo un passaggio che faceva intravedere una distanza. E' accaduto adesso che il cardinale Robert Sarah ha pubblicato un libro sul celibato obbligatorio, coinvolgendo Benedetto XVI, che si pone come contrappunto all'apertura ai "viri probati" che Francesco potrebbe sancire nell'esortazione che conclude il Sinodo sull'Amazzonia.

Fu proprio monsignor Gaenswein a fare da tramite tra Benedetto e Sarah, fu lui, quando il caso era scoppiato, a comunicare che il Papa emerito toglieva la firma dalla copertina. Questo avveniva qualche settimana fa. Dopo di allora non lo si è più visto all'udienza generale accanto al Papa regnante.

La stampa tedesca conservatrice oggi ha lanciato l'allarme. Il Tagespost, giornale con buone entrature nell'entourage di Ratzinger, ha scritto che "Papa Francesco ha congedato il prefetto della Casa Pontificia, l'arcivescovo Georg Gaenswein, a tempo indeterminato. Il segretario privato del Papa emerito rimane a capo della prefettura, l'ufficio vaticano responsabile delle udienze pubbliche del Papa, ma è esonerato per poter dedicare più tempo a Benedetto XVI". Il verbo utilizzato, "berulauben", non è drastico, indica piuttosto una vacanza che un licenziamento.

Nel primo pomeriggio, il portavoce vaticano Matteo Bruni, in risposta alle domande dei giornalisti, ha chiarito: "Nessuna sospensione, non ho alcuna informazione in tal senso", quanto "all'assenza di S.E. Mons. Gänswein durante determinate udienze nelle ultime settimane, è dovuta ad una ordinaria ridistribuzione dei vari impegni e funzioni del Prefetto della Casa Pontificia", che, come è noto, "ricopre anche il ruolo di Segretario particolare del Papa emerito".

Non una conferma ma neppure una smentita. Una dichiarazione che certifica una "assenza", contesta che di licenziamento si sia trattato (Gaenswein rimane il prefetto della Casa pontificia, sebbene ormai appaia alle udienze solo il reggente, monsignor Sapienza) e stempera lo scenario di uno scontro riducendo la vicenda ad una "ordinaria ridistribuzione dei vari impegni e funzioni" del presule tedesco che affianca l'anziano Papa emerito.

Di certo, non sembra probabile rivedere presto Gaenswein accanto a Francesco. Di certo, il Papa regnante e l'emerito hanno personalità diverse e fanno scelte diverse. Ma di certo non c'è da parte di Francesco nessuna intenzione di contrapporsi né a Benedetto XVI né agli altri predecessori. Ha raccontato ad Eugenio Scalfari di aver ricevuto un messaggio cordiale da Benedetto XVI. Quanto a Giovanni Paolo II, l'11 febbraio esce per l'editore San Paolo un libro-intervista di Francesco su "San Giovanni Paolo Magno" nel quale emergono i tanti punti in comune. E che va forse letta di conserva con una esortazione apostolica amazzonica che, senza certo rivoluzionare alcunché, potrebbe introdurre delle novità. Continuità e discontinuità.