Don Patriciello: “Nadia Toffa? Mai pensato al suicidio assistito”

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“Uno schiaffo alla vita. Una sberla ai cittadini. Un calcio al Parlamento, pigro e negligente, incapace di fare il suo dovere”. E’ in questa maniera che don Maurizio Patriciello accoglie la sentenza della Corte Costituzionale, sulla questione di legittimità dell’articolo 580 del codice penale che punisce l’aiuto al suicidio. E ricorda la battaglia di Nadia Toffa.

“Don Maurizio Patriciello sul suicidio assistito”

Per la Consulta, che doveva esprimersi sulla vicenda di Marco Cappato e dj Fabo, è “non punibile” a “determinate condizioni” chi “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

La decisione dei giudici di fatto apre quindi alla pratica del suicidio assistito, ed il Parlamento sarà ora costretto a legiferare in materia. Sulle pagine di Famiglia Cristiana, in edicola da giovedì 26 settembre 2019, don Maurizio Patriciello scrive una riflessione sul tema.

“Nadia Toffa voleva vivere”

Poiché amico di Nadia Toffa, tanto che è stato lui a celebrare il suo funerale, il sacerdote a scanso di equivoci chiarisce anche come La Iena “non abbia mai perso la speranza“. “Mi sembra giusto ribadirlo in questi giorni in cui si discute di suicidio assistito, un’idea a lei totalmente estranea” precisa.

“Per Nadia, alla quale il Signore è stato certamente vicino, la malattia era un nemico da sconfiggere nella consapevolezza della sacralità della vita” sottolinea. “Di questo toccante percorso spirituale io sono stato testimone – puntualizza quindi don Patriciello – e sento il bisogno di renderlo pubblico ora che si parla di legalizzare il suicidio assistito“.