"Don Roberto per me come un padre", il ricordo di Danilo

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Da quando ha saputo che don Roberto è morto, Danilo Kepseu, 31enne originario del Camerun non si è mosso un minuto dalla parrocchia di San Rocco. Camicia a scacchi rossa e nera e un paio jeans strappati, lui resta qui, in attesa di veder ancora spuntare da dietro l’angolo la Fiat Panda del sacerdote, ucciso questa mattina a Como.

"Lo conoscevo molto bene - racconta in un francese perfetto all’Adnkronos - era una grande persona, per me è stato come un padre. Lui aiutava tutti e ogni giorno aiutava anche me, mi faceva le iniezioni per la flebite. L’ultima volta che l’ho visto è stata ieri alle 17, mi ha detto di tornare oggi perché il lunedì non lavora".

Danilo è arrivato a Como tre anni fa e don Roberto è stato il primo a tendergli la mano. "Non ho mai incontrato una persona come lui - dice - tutto quello che voleva era aiutare le persone. Il suo assassino era uno svitato".

Danilo stamattina doveva andare a Milano ma un suo amico lo ha chiamato per comunicargli la tragica notizia. "Don Roberto è arrivato come sempre - spiega - in macchina, ha parcheggiato. Tutti lo aspettavano per la colazione ma non è mai arrivato. Appena mi hanno detto che era morto sono corso subito qui. Non faccio che aspettare che arrivi, che prenda la sua macchina e parta".

Quindi conclude: "Era un uomo di buon cuore. Non posso credere che sia vero. Don Roberto era davvero davvero gentile, l’hanno ucciso con un colpo di coltello al collo".