"Don Spagnesi mi dava la droga, non sapevo fosse un prete"

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Don Francesco Spagnesi - Foto Facebook
Don Francesco Spagnesi - Foto Facebook

"Si faceva chiamare Luca e io non avevo capito che era un parroco. È stato lui, con il suo compagno, a darmi la 'droga dello stupro'”. A rivelare ciò che accadeva durante i festini a base di sesso e droga, organizzati da Francesco Spagnesi - ex parroco a Prato ora ai domiciliari per traffico di droga, truffa, appropriazione indebita e tentate lesioni gravissime - è un testimone che ha raccontato la sua esperienza al Corriere Fiorentino.

La fonte avrebbe frequentato l’appartamento del prete, in zona Figline, a Prato, in otto occasioni tra il 2018 e il 2019, dopo essere stato contattato su grindr, l'app di incontri della comunità gay.

Quando arrivava, gli "offrivano la droga", ma "non feci sesso con nessuno di loro. Eravamo sempre e solo noi tre". Il testimone ha poi proseguito: "quando arrivavo, sempre dopo l'una di notte, loro erano già su di giri, mi dicevano che avevano appena iniziato a fumare la coca, ma si vedeva che non era così".

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L’uomo ha spiegato che in un’occasione è stato male perché a sua insaputa gli era stata venduta la gbl, la droga dello stupro. "Ho avuto ore di black out, mi sono spaventato molto. Non so cosa sia successo in quei momenti ma escludo che abbiano abusato di me". L’uomo, venuto poi a conoscenza dell’indagine e non sapendo della sieropositività del prete ha deciso di sottoporsi a un test Hiv, risultato negativo.

Anche il prete, secondo il racconto del testimone, faceva uso di sostanze: "Anche Francesco, il prete, si sentiva male spesso. Non la gestiva, al contrario del suo compagno che era in qualche modo sempre vigile. Lui invece era sempre più agitato. Cominciava sempre a graffiarsi da solo, soprattutto sul petto, spesso sino a far uscire il sangue. A volte perdeva completamente il controllo; una volta è svenuto: l'ho messo io sotto la doccia e gli ho infilato un limone in bocca per farlo riprendere".

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Il testimone ha scoperto solo dopo diverso tempo che Francesco Spagnesi era un parroco: "Gli dicevo che la Bibbia era un libro fantascientifico e lui rideva, pareva d'accordo con me. Ma non mi pareva una persona con una doppia personalità. Mi sembrava solo un tossico che ogni tanto metteva la tonaca, soprattutto per motivi economici. Una persona debole, molto attaccata al suo compagno".

Adesso su don Spagnesi pesano accuse pesanti: traffico internazionale di droga, spaccio, truffa, tentate lesioni gravissime e appropriazione indebita dei soldi dei fedeli. Secondo quanto riportato dal Tirreno, la cifra sottratta alla parrocchia per l’acquisto di droga girerebbe intorno ai 200mila euro. Il parroco, inoltre, durante i festini ai quali partecipavano dalle 20 alle 30 persone, avrebbe tenuto nascosta la sua condizione di salute ai partecipanti. Due di questi hanno già dichiarato di essere sieropositivi.

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