Donald Trump fa lo show al funerale politico della Nato

Umberto De Giovannangeli

A Bruxelles, la Nato si dissolve, è archiviata. Non formalmente, sarebbe stato troppo anche per i più incalliti sovranisti, ma sul piano di una visione comune che non appartiene più ai suoi membri. C'è qualcuno che mente fra gli alleati se Donald Trump gioca da consumato pokerista sul tavolo della Nato, chiede agli alleati di rispettare l'impegno del 2% del Pil in spese militari, poi rilancia al 4%, quindi minaccia di far saltare 70 anni di storia dell'Alleanza Atlantica e alla fine esulta, annunciando di aver strappato agli alleati ben 33 miliardi in più per creare una Nato più forte. È lui a condurre il gioco, ma gli altri giocatori leggono carte diverse: nessuna spesa supplementare, tutto come già previsto in passato, dicono. Serve una riunione d'emergenza del Consiglio Atlantico, ristretta, per ricucire lo strappo, una toppa su rapporti consumati. Alla fine dello show Trump twitta: "Grazie Nato".


Se nel poker non possono uscire tutti vincitori, in politica le cose possono andare diversamente. Lo "scisma in Occidente" si consuma in un balletto dei numeri, di miliardi che compaiono e scompaiono, tra antipatie personali, contrapposizioni geopolitiche. Qui è il cuore della "dottrina Trump", una concezione delle alleanze fluida, a geometria variabile. L'America first di The Donald non contempla vincoli permanenti, tanto più se per mantenerli in vita, gli Usa devono sborsare soldi per garantire la sicurezza ai poco amati Europei. Il "rilancio del 4%" per la contribuzione dei singoli Paesi membri alle spese militari, compiuto ieri da Trump altro non era che l'ennesimo messaggio inviato dall'inquilino della Casa Bianca ai leader europei, a cominciare dalla "ingenerosa" Germania della mal sopportata Angela Merkel: l'America ha altre priorità geopolitiche – ad Oriente, anzitutto – e se deve negoziare i nuovi equilibri mondiali, è più opportuno...

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