Donatella Finocchiaro: "Io Goliarda, per una catena di innamoramenti"

(Adnkronos) - "Ho letto una decina di anni fa le due opere maggiori di Goliarda Sapienza, 'L'arte della gioia' e 'Il filo di mezzogiorno'; mi avevano già parlato della sua figura, anche in quanto catanese come me... Da quella doppia lettura, che mi ha fatto innamorare di Goliarda, si è pensato di fare un film sul primo libro e uno spettacolo teatrale sul secondo". E' quanto ricostruisce Donatella Finocchiaro, intervistata dall'AdnKronos, mentre è in scena fino al 5 giugno al teatro Argentina di Roma con 'Il filo di mezzogiorno', affiancata da Roberto De Francesco e diretta dal regista Mario Martone, per una coproduzione degli stabili di Roma, Torino, Napoli e Catania, città natale dove prossimamente sarà 'La Lupa' per l'opera tratta dalla novella di Giovanni Verga.

"Questa idea di lavorare sui due testi di Goliarda Sapienza, questo 'tarlo' se vogliamo definirlo così, si sono poi tradotti un giorno, mentre con Martone giravamo 'Capri Revolution' - presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e con doppia candidatura per il regista e per l'attrice ai David di Donatello - in una lunga conversazione con lui e con la sceneggiatrice Ippolita Di Majo, da cui è sorta un'empatia umana e intellettuale; ho proposto a lei, tra l'altro figlia di due psicanalisti, di fare una riduzione teatrale del 'Filo di mezzogiorno' che appunto narra la vicenda autobiografica legata alla terapia sostenuta da Goliarda Sapienza: Ippolita ha accettato e Mario ha detto ok per dirigere questo spettacolo, nato da quella che potremmo definire come una 'catena di innamoramenti'...".

Per Donatella Finocchiaro, "Goliarda è un personaggio che non è esagerato definire unico, perché è tante cose insieme: attrice, scrittrice, femminista, anticonformista, sindacalista, molto siciliana e al tempo stesso molto internazionale, sicuramente all'avanguardia per la sua epoca, sempre controcorrente e dunque scomoda: per questo non riuscì a pubblicare i suoi libri in vita, le opere uscirono soltanto dopo la sua morte, grazie al marito Angelo Pellegrino. Eppure, questa donna ancora sottovalutata, è stata un autentico genio del Novecento".

(di Enzo Bonaiuto)

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