Donna russa e ucraina portano insieme la croce: boicottaggio dei media ucraini

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Via crucis boicottata
Via crucis boicottata

Avrebbe dovuto essere un gesto simbolico di unione e rinconciliazione e invece è stata una scelta mal digerita da parte di diversi media cattolici e emittenti ucraine: la tradizionale via crucis del venerdì santo è stata boicottata dopo che il Papa ha riunito una donna russa e una ucraina, insieme per portare la croce alla tredicesima stazione. “Questi media hanno quasi sempre coperto tutti gli eventi importanti in Vaticano”, sono state le parole dell’agenzia Risu e rilanciate dall’agenzia della CEI. A schierarsi contro questa decisione in particolare Radio Maria, la rivista cattolica Credo, UGCC Live Tv e EWTN Ucraina.

Via crucis boicottata da media e tv ucraine. Il capo della chiesa cattolica ucraina: “Una scelta inopportuna”

Tra le autorità che nei giorni scorsi avevano espresso perplessità riguardo a questa decisione si segnala l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andrii Yurash che su Twitter ha scritto di comprendere e condividere “la preoccupazione generale in Ucraina, e in molte altre comunità, sull’idea di mettere insieme le donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis di venerdì al Colosseo”.

Particolarmente decise sono state invece le parole del vescovo cattolico di Kiev mons. Vitalii Kryvytsky che, pur avendo definito il gesto buono si è detto preoccupato su come ciò possa essere stato percepito: “Condivido l’opinione di molti miei connazionali riguardo al dolore che la XIII stazione provoca alle nazioni in conflitto piuttosto che unirle. Il gesto di riconciliazione in sé è buono, ma i dettagli delle circostanze possono non essere intesi al di fuori del conflitto in quanto non sono univoci”.

Il nunzio apostolico di Kiev Kulbokas: “Si potrà parlare di riconciliazione quando si ferma l’aggressione”

Infine anche il nunzio apostolico di Kiev Visvaldas Kulbokas si è espresso in modo critico al riguardo: “Le Chiese ed organizzazioni religiose in Ucraina desiderano anch’esse adoperarsi per la riconciliazione, tuttavia sanno che di essa potranno parlare solo quando si ferma l’aggressione. E quando gli ucraini potranno salvarsi la vita e la libertà”.

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