Donne, disabili e Panjshir. La violenza talebana dilaga

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An Afghan burqa clad woman sells face masks to the commuters at a traffic intersection in Kabul on September 5, 2021. (Photo by Aamir QURESHI / AFP) (Photo by AAMIR QURESHI/AFP via Getty Images) (Photo: AAMIR QURESHI via Getty Images)
An Afghan burqa clad woman sells face masks to the commuters at a traffic intersection in Kabul on September 5, 2021. (Photo by Aamir QURESHI / AFP) (Photo by AAMIR QURESHI/AFP via Getty Images) (Photo: AAMIR QURESHI via Getty Images)

Di giorno in giorno la resistenza ai talebani, nuovi padroni d’Afghanistan, somiglia sempre più a una missione impossibile. Vale per i combattenti del Panjshir, l’ultima provincia a resistere con le armi agli attacchi dei taliban, e vale per le donne, le cui libertà continuano a restringersi sotto il peso di una minaccia costante. Dopo le manifestazioni a Herat e Kabul, sciolte con i lacrimogeni e le violenze, decine di donne sono scese in strada a Mazar-e-Sharif, capoluogo della provincia di Balkh, chiedendo di poter continuare a studiare e di avere un ruolo nel futuro governo afghano. Come riporta la Bbc, citando una delle manifestanti, pur trattandosi di una marcia pacifica i talebani hanno minacciato sia le donne sia i giornalisti presenti, intimando loro di disperdere il raduno.

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Senza alcuna sorpresa, la vita sotto i talebani si conferma per le donne afghane come una lunga serie di divieti e coperture. Come quelle che da oggi dovranno obbligatoriamente indossare le studentesse dei college e delle università private, a cui i talebani hanno ordinato di indossare l’abaya e un niqab che copra gran parte del viso. Un lungo documento emesso dall’autorità educativa talebana dettaglia tutte le precauzioni per evitare il “rischio” di socializzazione tra studenti e studentesse: classi separate, ingressi e uscite scaglionati, insegnanti donne per le classi femminili.

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A tre settimane dalla conquista del potere, i talebani non hanno ancora annunciato il nuovo governo ma il portavoce Zabihullah Mujahid ha spiegato che sarà istituito un sistema “provvisorio” per consentire alcuni cambiamenti necessari. “Le decisioni finali sono state prese, ora stiamo lavorando sulle questioni tecniche”, ha detto.

La nebbia che circonda la formazione della struttura teocratica che guiderà il nuovo Emirato islamico racconta di probabili contrasti e lotte di potere tra le anime della complessa ragnatela tribale che pervade il Paese. Le uniche certezze sono quelle di Hibatullah Akhudzada come guida suprema, e di Baradar, co-fondatore dei talebani, come capo politico. In primo piano anche il figlio del defunto mullah Omar, Mohammad Yakoob e Sher Mohammad Abbas Stanikzai, vice capo dell’ufficio politico di Doha. Per il resto non trapela nulla, a parte il fatto che di donne al governo non se ne parla.

Tra le poche notizie che filtrano dal paese, ha fatto il giro del mondo l’uccisione di Banu Negar, agente di polizia nella provincia centrale di Ghor. La donna, che lavorava nella prigione locale ed era incinta di otto mesi, è stata freddata in casa di fronte ai suoi parenti da uomini che, secondo un testimone, parlavano arabo e non pashtu. I familiari della vittima hanno puntato il dito contro i talebani e fornito delle foto che mostrano schizzi di sangue sul muro in un angolo della stanza e un cadavere con il volto sfigurato, ma la ricostruzione della dinamica è complicata dalla paura che spinge al silenzio i parenti.

Quel che è certo è che il tentativo della nuova leadership talebana di mostrare un volto meno brutale rispetto al passato si scontra con un odio per le donne che resta immutato. Le immagini di donne sanguinanti, colpite alla testa con i calci dei fucili durante la manifestazione di sabato a Kabul, raccontano di una violenza che espone a rischi altissimi chiunque non segua alla lettera i dettami talebani. Il portavoce Mujahid ha fatto sapere che quattro persone facenti parte di un posto di blocco sono state arrestate per comportamenti violenti contro alcune manifestanti e un reporter di Al Arabiya. Tuttavia, si è rifiutato di garantire il diritto di protestare quando gli è stato chiesto se le donne potessero uscire di nuovo in strada in sicurezza. “Non è il momento di protestare perché [il controllo dei talebani] è nuovo e tutti gli uffici sono chiusi. Abbiamo assistito alle esplosioni dell’aeroporto, siamo in un contesto di insicurezza. [Le donne] dovrebbero essere pazienti e aspettare che il governo si stabilisca, poi potranno avanzare le loro richieste. Chiediamo alle persone di non causare disagi a sé stesse e alle autorità”, ha detto, citato dal Guardian.

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A rischiare moltissimo, nel nuovo Afghanistan, sono anche le persone disabili, che per i talebani sono punizioni inferte da Allah ai loro genitori per i peccati commessi. A lanciare l’allarme è l’attivista afghana non vedente Benafsha Yaqoobi, esponente della Commissione indipendente per i diritti umani dell’Afghanistan (Aihrc), evacuata in Gran Bretagna. Tramite il Guardian, Yaqoobi lancia un appello “al Regno Unito e all’Unione europea. Per favore, create un visto speciale per le donne le cui vite sono in pericolo, e per le persone con disabilità le cui vite sono in pericolo”. L’attivista spiega infatti che in Afghanistan “ci sono milioni di persone con disabilità che non hanno alcun sostegno, sono senza cibo, senza vestiti, senza istruzione, senza diritti umani fondamentali. Dobbiamo far sentire la loro voce”.

Dopo aver trascorso dieci giorni in quarantena in un hotel di Londra, Yaqoobi dice di voler contattare l’attivista pakistana Malala Yousafzai per valutare come poter lavorare insieme per aiutare chi soffre sotto il governo talebano. “Ho paura che la difficile situazione del popolo afghano a un certo punto non sarà più una notizia. Le persone con disabilità e le donne hanno bisogno di aiuto, le persone moriranno”, ha detto.

Yaqoobi e suo marito Mahdi Salami, entrambi ciechi, sono stati guidati all’aeroporto di Kabul da un assistente che ora si nasconde nel paese. Al Guardian ha raccontato di essere stata picchiata insieme al marito, spruzzati con spray al peperoncino durante i loro tre tentativi di fuga e di aver temuto la morte del coniuge e dell’assistente quando ha sentito spari. “Per me che sono una disabile visiva è stato davvero traumatico. Quando sparavano, sparavano in aria, ma non capivo - ha raccontato - Ho pianto troppo. Non riuscivo a controllarmi, ho urlato”. Se non fosse fuggita dal Paese, in quanto donna in posizione di rilievo, Yaqoobi non ha dubbi su quale fosse stata la sua fine”. “Ero molto spaventata perché ero famosa. Mi sono coperta la faccia con occhiali da sole e mascherina, e sono uscita di casa per vedere se mi avrebbero riconosciuta. Quando ho preso un taxi, l’autista ha detto che mi conosceva e che mi aveva visto in Tv la scorsa settimana”, ha detto. Membro dell’Aihrc dal 2019, insieme al marito ha fondato l’Organizzazione Rahyab per fornire istruzione e formazione riabilitativa agli afghani ciechi.

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Sul fronte della resistenza nel Panjshir, oggi i talebani hanno rivendicato la vittoria sulle forze di opposizione guidate da Ahmad Massoud e dall’ex vicepresidente afghano Amrullah Saleh. Dopo l’annuncio, Massoud ha twittato per dire che era al sicuro, senza rivelare la sua posizione. La cattura del Panjshir sarebbe un risultato significativo per i talebani, che non sono mai stati in grado di tenere sotto controllo la valle. Ma non è ancora chiaro quanta parte della provincia controllino. Il gruppo ha pubblicato foto dei suoi combattenti in piedi davanti al complesso del governatore provinciale, ma gran parte della provincia è composta da valli di montagna più piccole e remote che forniscono alle forze di resistenza aree in cui potersi riorganizzare. Tuttavia, ciò che consentì al padre di Massoud, lo storico Leone del Panjshir, di resistere ai taliban fu il controllo dell’accesso al Tagikistan tramite la provincia di Takhar: ora è nelle mani dei talebani, il che rende più difficile rifornire i combattenti dell’opposizione rimasti. Per il Fronte di resistenza nazionale, così come per le coraggiose donne afghane, la lotta è sempre più impari, ma non per questo meno necessaria.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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