Dopo 19 mesi riapre il Transatlantico. Urrà! Ora avvisate i deputati

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Transatlantico (Photo: HuffPost)
Transatlantico (Photo: HuffPost)

Nel corridoio dei passi perduti si sentirebbe il fruscio di una pantofola. Ma non un’anima calpesta i marmi policromi del pavimento, scientemente valorizzati dall’assenza della guida rossa. E’ lunedì mattina, intorno alle dieci, non c’è aula e sulla carta neppure notizia. Eppure non è un giorno qualsiasi: dopo quasi diciannove mesi il Transatlantico - l’imponente corridoio che taglia Montecitorio con gli accessi per l’emiciclo da un lato e le grandi vetrate aperte sul cortile dall’altro - riapre alle passeggiate di parlamentari e giornalisti. Era chiuso da marzo 2020, quando la prima ondata di covid lo aveva espropriato e trasformato in prolungamento dell’aula. Al posto dei celebri divanetti rossi (in realtà bordeaux) erano sbarcate 120 postazioni per i deputati, con la libertà di crocicchio sacrificata al distanziamento anti-pandemia.

Adesso, obbligo di green pass (controllato all’ingresso della Camera) e cauto ottimismo hanno indotto al ripristino dello storico status quo. Sebbene ad accelerare i tempi sia stato il voto per il Quirinale a gennaio: quando il neo-eletto sosterà nel corridoietto interno prima di entrare in aula per il discorso, poi ne uscirà accompagnato dal presidente di Montecitorio e scortato dai commessi in alta uniforme, mentre solo in quell’occasione si ode la campana del palazzo. Modificare il cerimoniale sarebbe stato un vulnus, anche se il timore per quel bagno di folla già aleggia. Per intanto, resta aperta una sola tribuna stampa, con le altre riservate ai deputati particolarmente cauti sul fronte sicurezza sanitaria.

Da giovedì sera operai, elettricisti e maestranze varie hanno lavorato alacremente a smontare banchi e pc, lasciando in eredità solo gli amplificatori (anch’essi rossi, ton sur ton, che continuano a trasmettere la seduta come voci fantasma) alle pareti. Ma si è rimasti in ballo fino all’ultimo. Ancora la scorsa settimana 53 deputati di tutti i partiti hanno scritto al presidente Fico per scongiurare la riapertura, preoccupati per la recrudescenza del virus e per l’assenza di finestre in aula che impedisce il ricambio d’aria. Poi i forzisti hanno ritirato le firme, pare spinti dalla sgridata del loro storico questore Gregorio Fontana. L’Associazione Stampa Parlamentare, che da tempo chiedeva il ritorno alle vecchie abitudini – cronisti e deputati a conversare proficuamente, evitando l’umido del cortile –, si è detta “sconcertata”. Fico, dagli States, ha rapidamente fatto sapere che di rinvii non si parlava. Si torna quindi a mescolarsi, sotto i soffitti lignei ispirati all’architettura navale che hanno visto fare e disfare governi e alleanze. Anche se i divanetti appena ritappezzati, con i due sedili centrali off limits, non incentivano le confidenze. E un grande pannello ribadisce le regole: guai ad abbassare le mascherine o avvicinarsi troppo.

In compenso riapre la buvette, assai più di un bar: luogo di ristoro nelle sedute fiume ed estrema chance di agganciare gli interlocutori refrattari (sebbene il galateo parlamentare vieti di importunare chi azzanna un tramezzino al pollo). Ingressi contingentati (massimo 21), cordone all’entrata, plexiglass al bancone e tavolini rotondi in mezzo. Menù appositamente privo di novità, prezzi – giurano – senza rialzi (ma già da tempo non popolari, vuoi mai che torni di moda l’attacco alla casta). Si rivedono cornetti integrali, medaglioni farciti, yogurt, fette di ananas e melone d’inverno, fichi d’india sbucciati. E i supplì. Hanno aperto alle 8,30, sala illuminata a giorno e commessi schierati. Si narra che il primo cliente sia stato un deputato bramoso di caffeina, ma della mattiniera creatura in giro non c’è traccia. Cattive notizie per i fumatori: ha riaperto anche il corridoio laterale, ma senza posacenere (fuori, a ora di pranzo, inopinatamente diluvia). Alle 14 c’è seduta, ma gli addetti ai lavori definiscono “poco sexy” l’ordine del giorno, discussione generale sul decreto giustizia. Una manciata di deputati passa veloce, dal capogruppo meloniano Francesco Lollobrigida alla renziana Silvia Fregolent. Si ferma il Dem Stefano Ceccanti, recordman di presenza (97,7% secondo Open Polis): “Che emozione rivedere il Transatlantico nel suo splendore e nella sua funzione. Certo, se avessero spostato banchi dei deputati nelle Commissioni anziché lì ci saremmo risparmiati una chiusura sbagliata che spingeva all’auto-referenzialità”. Caffè, due chiacchiere e scongiuri.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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