Dopo l’appello del premier Libia alle aziende italiane: ecco i grandi progetti

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 30 mar. (askanews) - Il premier libico Abdul Hamid Dbeibah ha teso una mano al business italiano, riaprendo un canale di relazioni commerciali che ha subito un duro contraccolpo negli ultimi anni. "Ho intenzione di riaprire al più presto agli investitori e alle ditte italiane. Vorrei considerassero la Libia come casa loro e non solo un business", ha detto Dbeibah, rilanciando le opportunità di fare impresa a cui molte aziende italiane puntano e hanno puntato in passato. E rilanciando il dibattito e la corsa sui grandi cantieri, per ora rimasti fermi.

Prima della rivoluzione del 2011, secondo i dati del ministero degli Esteri "operavano in Libia oltre 100 aziende italiane". I settori più presidiati sono quelli delle costruzioni, dell'energia, in particolare il petrolio, dell'impiantistica industriale, delle infrastrutture. Quando si parla di Italia in Libia, i nomi che ricorrono sono Eni, che dal 1959 è presente nel Paese e opera in joint venture con la National Oil Corporation (Noc), IVECO che lavora in Libia in coordinamento con il ministero dell'Industria per la produzione di autocarri e autobus, Agusta Westland-Finmeccanica (che detiene il 50% del capitale della LIATEC, l'azienda che assembla elicotteri), Saipem, Salini-Impregilo (ossia Webuild), Con.I.Cos, Bonatti, Italcementi, Dietsmann, Ferretti International, Danieli e Sirti, elenca ancora il ministero nella sua scheda Paese.

Dopo il 2011, però, soltanto il 70% di quelle 100 aziende è rientrato in Libia e ancora di meno, si stima solo la metà, ha ripreso le attività produttive. Ma adesso il linguaggio sembra cambiato e tornano alla mente i principali progetti, rievocati dallo stesso premier, che riguardano le infrastrutture del Paese, infrastrutture che contribuiranno alla ripresa dell'economia e alla ricostruzione della società.

"Con Draghi esamineremo quali aziende importanti italiane vorremo facilitare. Penso per esempio a grandi gruppi, come Salini Impregilo, con cui abbiamo in trattativa un contratto per oltre un miliardo di dollari", ha detto Dbeibah, parlando della visita della prossima settimana di Draghi.

Così torna d'attualità il progetto dell' "Autostrada della pace" che faceva parte degli accordi firmati nel 2008 dall'ex premier Silvio Berlusconi e da Muammar Gheddafi. Tra i "progetti infrastrutturali di base" del valore di cinque miliardi di dollari come risarcimento per i danni causati dall'Italia durante il periodo coloniale anche i 1.750 chilometri di autostrada a quattro corsie che collegherebbero il confine con la Tunisia a quello con l'Egitto, sostituendo la litoranea costruita durante il fascismo, via Balbia, e intitolata a Italo Balbo, all'epoca governatore della Libia. In questo progetto Webuild si era aggiudicata nel 2013 una primo tratto da 440 chilometri per 960 milioni di euro, ma tutto è ancora fermo.

Il premier libico ha poi rinnovato l'invito ad Alitalia a riaprire le rotte, ma su questo fronte resta aperto un altro capitolo che coinvolge imprese italiane, quello del nuovo aeroporto di Tripoli. La gara d'appalto era stata vinta nel 2017 dal consorzio di imprese italiane Aeneas, costituito dalla società di consulenza e progettazione ingegneristica Two-Seven, dalla società specializzata nel settore della sicurezza Axitea, dalla società di costruzioni Nuct Aviation, dalla società di consulenza Lion Consulting e dall'impresa di costruzioni Ing. Orfeo Mazzitelli.

Il progetto ha un costo stimato di 79 milioni di euro e prevede la realizzazione di due terminal passeggeri, uno per voli nazionali e uno per voli internazionali, per l'accoglienza di 4,5 milioni di passeggeri all'anno. Da allora si è mosso poco o nulla.

Un'altra opera di trasporto che vede la partecipazione di un'azienda italiana è l'aeroporto di Tobruk, nell'Est della Libia. La General Work Libya, controllata della italiana General Work Company, ha avviato a ottobre 2020 i lavori per il terminal passeggeri.

La Libia fino alla rivoluzione del 2011 "era il quinto fornitore mondiale dell'Italia, mentre il nostro Paese si attestava al primo posto tra gli esportatori verso il Paese africano. L'Italia, inoltre, era il terzo investitore tra i Paesi europei se si escludono gli investimenti petroliferi", si legge ancora sul sito Infomercatiesteri del Maeci.

E nonostante il calo netto dell'interscambio, la Libia nel 2017 era ancora il quinto partner commerciale dell'Italia in Africa e il secondo fornitore. L'interscambio nel 2017 aveva fatto registrare 3,8 miliardi, con un incremento del 36% rispetto al 2016, principalmente per le importazioni di petrolio.

Quindi, è evidente, quanto il settore energetico resti centrale nei rapporti italo-libici. In questo scenario si colloca la visita dell'ad di Eni, Claudio Descalzi, in Libia pochi giorni fa con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio proprio per incontrare i nuovi vertici del governo di Tripoli.

Descalzi in quell'occasione ha confermato al primo ministro libico "il pieno impegno della società per quanto riguarda le attività operative e i progetti nel paese, con particolare focus sullo sviluppo del gas, strategico per Eni nella sua transizione energetica e per la Libia". "La società continuerà a svolgere un ruolo di primo piano nella produzione di gas grazie ai nuovi progetti di sviluppo offshore come le Strutture A&E, Bouri Gas Utilization e Sabratha Compression - si leggeva in una nota - L'Ad di Eni e il primo ministro hanno discusso delle opportunità da sviluppare nel Paese per quanto riguarda il settore delle rinnovabili".

"Quanto all'Eni, è un partner fondamentale per petrolio e gas. Mi attendo che investa anche per la difesa del nostro ambiente e lo sviluppo", ha ribadito nell'intervista oggi Dbeibah, parlando di pannelli solari e del miglioramento degli ospedali e dell'esplorazione di nuovi pozzi in Cirenaica.

Sempre nel campo degli idrocarburi è recentissima, appena il 9 marzo scorso, la notizia di Saipem che si è aggiudicata un contratto di servizi di consulenza dalla Noc per lo sviluppo del Benghazi Oil Technical Center (BOTC). Il Centro tecnico specializzato e integrato sarà istituito nella zona franca di Mreisa, a 25 chilometri da Bengasi e progettato con le migliori strutture e tecnologie per servire il mercato libico del petrolio e del gas e altre industrie strategiche.