Dopo la riunione con il Cts, si terrà un vertice tra esecutivo e Regioni

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vertice governo regioni
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Sabato 31 ottobre alle 18 è stato convocato d’urgenza il Cts e il governo valuta nuove strette nelle zone a rischio. Dopo la riunione con il Comitato tecnico scientifico, per far fronte all’emergenza coronavirus che in Italia conta un costante incremento dei casi, domenica 1 novembre è stato fissato il vertice governo-Regioni e l’indomani, lunedì 2 novembre, si attende un nuovo Dpcm.

Nuovo vertice governo-Regioni

Mentre il governo giallo-rosso sembra intenzionato ad accelerare sulla nuova stretta nazionale, l’intenzione del premier Giuseppe Conte pare sia quella di imporre alcuni lockdown territoriali. Stando alle prime informazioni rese note, il nuovo Dpcm previsto per lunedì 2 novembre imporrebbe il divieto di spostamento tra Regioni, la chiusura di negozi e altre attività. Le misure sarebbero volte a evitare una chiusura generalizzata di tutto il Paese. Valutando la curva epidemiologica, le componenti del Cts hanno evidenziato le priorità che dovranno essere discusse con le Regioni.

Per questo motivo, domenica 1 novembre si terrà un nuovo vertice tra esecutivo e Regioni. Particolare attenzione rivolta alle aree metropolitane di Milano, Torino, Genova e Napoli, ma anche su alcune zone del Veneto e su alcune Regioni meridionali, dove l’emergenza sanitaria appare più preoccupante. A tal proposito, si è già fatto sentire il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, il quale ha commentato: “È una stupidaggine chiudere Milano e Napoli, non servono misure “mezze, mezze”. È il momento di interventi di carattere nazionale.

Il governo, infatti, sembra voglia imporre nuove restrizioni sull’intero territorio nazionale, ma anche ordinanze locali più restrittive. Si tratterebbe di veri e propri lockdown mirati. Pare siano in fase di valutazione nuove regole per gli orari dei negozi. Per il momento, non si escludono limitazioni ai movimenti regionali e forse ulteriori strette ai ristoratori. Le stesse decisioni potrebbero coinvolgere alcune attività sportive e dedicate alla cura della persona.

Si dibatte ancora sulla questione scuola. Giuseppe Conte è sempre stato in accordo con il giudizio del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, la quale continua a sottolineare la necessità della didattica in presenza. Il premier, tuttavia, ora ammette che in alcune aree del Paese il rischio di contagio a scuola è diventato particolarmente alto. La decisione sul futuro delle scuole potrebbe essere presa dai governatori delle Regioni.