Dopo le principesse per forza, adesso care donne sfatiamo il mito delle guerriere per sempre

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Photo credit: Klaus Vedfelt - Getty Images
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Un tempo c'era la guerriera, la super eroina o la principessa. Ebbene, quel tempo è finito. Non per tutt*, perché nulla vale per ogni persona al mondo (tranne una cosa, ma non ne tratteremo in quest'articolo), ma per una buona fetta di chi si riconosce nel sesso femminile sì. Quei ruoli comodi, rassicuranti, tuttavia, riemergono anche in ambienti teoricamente allineati con la modernità, e questo accade molto spesso per pigrizia, perché gli stereotipi salvano dalla sforzo intellettuale di analisi di una situazione, preferendo l'etichetta da acciuffare e appiccicare senza sforzo. E così è successo che con il secondo lockdown e la conseguente chiusura delle scuole, nelle chat dei genitori alcuni hanno pensato fosse d'incoraggiamento condividere meme sulle "super mamme", un po' combattenti un po' eroine, in grado di gestire il sovraccarico di impegni senza smattare e, possibilmente, senza assumere parvenze da gattara. Può sembrare, ed in parte lo è (a meno che non siate del team polemichetta, e in quel caso you are very, very welcome) un gesto innocuo, fin anche tenero, ma dal punto di vista di chi scrive, e che rientra nella categoria sommamente sfig ... ehm, eroica delle partita Iva con più di un figlio, questo è un tipo di retorica ormai nocivo e tossico. A nessuno, infatti, dovrebbe essere richiesto o fatto intendere che o si è soldatesse iper organizzate, che sanno portare avanti quelle quattrocento cose contemporaneamente senza sbavature, o si è delle fallite. Hanno forse fallito, perché non abbastanza super, le 99 mila donne che nel 2020 sono state licenziate o lasciate a casa in Italia, a fronte di un totale di 101 mila lavoratori in meno?

Photo credit: Klaus Vedfelt - Getty Images
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La retorica della super mamma, così come quella della super donna in generale, della guerriera, lavora sul senso di colpa, ignorando, per chiarirci, che ce la facciamo benissimo da sole, a farlo diventare un fedele compagno di vita. Ma c'è un altro paradosso, ed è quello per cui se fino a più o meno 60 anni fa per aderire al ruolo di donna esemplare ti era richiesto di disturbare il meno possibile, ora sembra che se non si è sempre in trincea, sempre impegnate in una lotta, sempre pronte allo scontro, non si stia portando avanti la causa dell'emancipazione. Qualcuno ha scritto, su questo, che siamo nel momento storico dell'attivismo performativo, fatto di proclami social, tutti uguali, infarciti delle stesse parole, riferiti agli stessi argomenti, come se a scriverli fosse una sorta di plotone da tastiera che parla come un coro greco, all'unisono, con persone al suo interno che si citano e si condividono tra loro. Un po' il solito discorso della bolla, ma allargato ad una platea sempre più ampia e che è di recente, da un lato anche per fortuna, cresciuta, grazie al risveglio femminista di famosissime influencer come Chiarona nostra.

C'è, sì, molto di buono in questo, ce n'è meno nel fatto di sentirsi in qualche modo obbligate, pena essere fuori dalle battaglie per le giuste cause, a calarsi nel ruolo della guerriera del ventunesimo secolo, che vede tutto e sempre politico. Nulla è sempre e solo politico, tantomeno gli esseri umani, i loro copri, che a volte sono semplicemente tali, dei corpi, e non devono per forza di cose veicolare un messaggio. Come possiamo rivendicare una giusta parità tra sessi se per prime ci ossessioniamo, marginalizzandoci, nel significato che deve avere ogni dettaglio della nostra vita, dei nostri pensieri e della nostra fisicità, mentre, a ben pensarci, la stessa cosa non capita, o almeno non così prepotentemente, ai rappresentanti del sesso maschile? Anche l'archetipo della guerriera, di indubbio fascino, può rivelarsi una trappola, per questo, in generale, credo sia giusto ricordare che la libertà non passa mai attraverso una caratterizzazione. Voglio dire, ci siamo così infuriate per le fiabe e le principesse, e poi finiamo a piè pari dentro un altro stereotipo. Per il quale, però, esiste sempre la diserzione.

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