Dopo Orban, oggi Papa con presidente slovacca europeista Caputova

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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 13 set. (askanews) - Ieri a Budapest con Victor Orban, leader della destra sovranista, oggi a Bratislava con Zuzana Caputova, progressista ecologista ed europeista: dopo una mattinata nella capitale ungherese per la chiusura del congresso eucaristico internazionale oggi papa Francesco entra in pieno nella visita pastorale in Slovacchia, dove è giunto ieri pomeriggio e rimane fino a mercoledì.

Caputova è la prima donna a essere eletta nonché la più giovane, a 45 anni, ad ascendere alla presidenza, nel 2019. "Cercheremo di avere un rapporto costruttivo con i Paesi vicini ma allo stesso tempo cercheremo di avere posizioni e posizioni chiare basate sui valori", ha avuto a dichiarare. Donna politica con un retroterra di impegno ambientalista, proveniente da una famiglia operaia ed esponente del partito progressista e europeista Progresivne Slovenko, è stata cordialmente ricevuta da Francesco a dicembre scorso. In quell'occasione, regalò al pontefice 10mila test per il coronavirus creati dagli scienziati slovacchi.

Alle 9.15 di questa mattina è previsto l'arrivo di Jorge Mario Bergoglio al palazzo presidenziale per la visita alla presidente e la cerimonia ufficiale di benvenuto. Caputova ha accolto Francesco già nel pomeriggio di ieri all'aeroporto. Giunto in volo da Budapest, il papa ha avuto un breve colloquio con la presidente prima di congedarsi per raggiungere la Nunziatura apostolica, dove Francesco ha avuto dapprima un incontro ecumenico e, successivamente, ha ricevuto i 53 gesuiti del paese per uno scambio di domande e risposte - una consuetudine dei suoi viaggi il cui contenuto viene solitamente successivamente pubblicato dalla Civiltà cattolica.

Questa mattina il primo appuntamento del Papa è appunto la cerimonia di benvenuto al palazzo presidenziale e l'incontro con le autorità politiche e religiose, la società civile ed il corpo diplomatico, occasione, attorno alle 10, per un primo discorso ufficiale alla Slovacchia. La mattinata si chiuderà nella Cattedrale di San Martino dove il Papa incontrerà i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e i catechisti. Nel pomeriggio ci sarà la visita agli ospiti del centro Betlemme, dove le suore della carità assistono i senzatetto che qui trovano ascolto e conforto. Poi, alle 16.45, l'atteso incontro con la comunità ebraica slovacca che durante la seconda guerra mondiale subì atrocità e violenze. La giornata si chiuderà in nunziatura dove riceverà il presidente del Parlamento e il primo ministro.

Nel corso della giornata di ieri a Budapest, dove si è recato per chiudere il congresso eucaristico internazionale, il papa ha anche stretto la mano, nel quadro di un incontro con le autorità del paese, al premier Viktor Orban, campione di una "democrazia" che egli ha definito "cristiana" e "illiberale" e di una politica migratoria di respingimenti entrambe molto lontane dalla visione di papa Francesco. Il primo ministro ha fatto sapere di aver chiesto al pontefice "di non lasciare che l'Ungheria cristiana perisca" e di avergli regalato una copia della lettera che il re ungherese Béla IV nel 1250 aveva scritto a papa Innocenzo IV, in cui chiedeva l'aiuto dell'Occidente contro i bellicosi tartari che minacciavano l'Ungheria cristiana.

Papa Francesco, da parte sua, ha detto tra l'altro, nel corso dell'Angelus: "Il sentimento religioso è la linfa di questa nazione, tanto attaccata alle sue radici. Ma la croce, piantata nel terreno, oltre a invitarci a radicarci bene, innalza ed estende le sue braccia verso tutti: esorta a mantenere salde le radici, ma senza arroccamenti; ad attingere alle sorgenti, aprendoci agli assetati del nostro tempo. Il mio augurio è che siate così: fondati e aperti, radicati e rispettosi". In un incontro con i vescovi ungheresi, Francesco ha sottolineato: "Davanti alle diversità culturali, etniche, politiche e religiose, possiamo avere due atteggiamenti: chiuderci in una rigida difesa della nostra cosiddetta identità oppure aprirci all'incontro con l'altro e coltivare insieme il sogno di una società fraterna. Mi piace qui ricordare che proprio in questa Capitale europea, nel 2017, vi siete incontrati con i rappresentanti di altre Conferenze Episcopali dell'Europa centro-orientale e avete ribadito che l'appartenenza alla propria identità non deve mai diventare motivo di ostilità e di disprezzo degli altri, bensì un aiuto per dialogare con culture diverse. Dialogare, senza negoziare la propria appartenenza".

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