Dopo "Polvere" riaprire il caso Marta Russo?

Giacomo Galanti
·Giornalista, HuffPost Italia
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Riaprire il caso Marta Russo. E chiedere una revisione del processo che ha portato alla condanna di un ricercatore di filosofia del diritto, Giovanni Scattone, per omicidio colposo e di un suo collega, Salvatore Ferraro, per favoreggiamento. Lo scrive il giornalista Riccardo Luna in un articolo su la Repubblica dopo aver ascoltato il podcast “Polvere” di Chiara Lalli e Cecilia Sala pubblicato su HuffPost.

Un’inchiesta di successo, con quasi 200mila download in un mese, che ha portato alla luce le tante incongruenze sulle indagini e sul processo riguardo all’omicidio di Marta Russo, studentessa di giurisprudenza uccisa da un colpo d’arma da fuoco mentre camminava con un’amica in un vialetto della cittadella universitaria di Roma “La Sapienza”. Era il 9 maggio 1997 e ventitré anni dopo è un caso che lascia ancora molti dubbi sulla colpevolezza dei due condannati e sui metodi investigativi usati.

Sono due gli elementi che più hanno colpito Luna. Per primo le parole di un soggetto anonimo sentito dalle due autrici di “Polvere”, il quale ha ammesso di aver detto il falso ai magistrati, smontando così la versione di Chiara Lipari, una dei teste chiave della vicenda. L’altro punto è la perizia che sostiene ci fosse polvere da sparo sul davanzale dell’aula da dove sarebbe partito il colpo di pistola che ha ucciso Marta Russo. Una perizia sbagliata, viene sottolineato nel podcast.

“Dopo aver ascoltato questa inchiesta - dice Luna ad HuffPost - viene da pensare che tutta la vicenda che ha portato alla condanna di Scattone e Ferraro sia stata un grande abbaglio. E che, sicuramente in buona fede, gli inquirenti si fossero innamorati di una tesi”.

Secondo il giornalista bisognerebbe chiedere innanzitutto di ripetere la perizia per vedere se con le nuove tecnologie la polvere trovata sul balcone sia effettivamente polvere da sparo o altro. “Poi ci sono le parole del testimone che è voluto rimanere anonimo - spiega Luna -. Bisognerebbe chiedere alle due autrici del podcast di svelarne l’identità, tanto il reato di falsa testimonianza è prescritto. E poi vedere se con la sua nuova testimonianza è possibile arrivare alla revisione del processo”.

Sulle possibilità di arrivare alla revisione del processo abbiamo sentito il professore Pasquale Bronzo, docente di diritto processuale penale a La Sapienza di Roma. Per quanto riguarda il testimone che in “Polvere” ammette di aver detto il falso, Bronzo spiega: “Innanzitutto bisogna che questo soggetto riveli la sua identità. Dopodiché, su richiesta dei condannati o dei loro eredi, si può procedere alla richiesta di revisione”. Richiesta che dovrà prima di tutto passare il vaglio di ammissibilità. “La corte d’Appello di Roma - afferma il professore Bronzo - valuterà la serietà della richiesta e se sì è di fronte a nuove prove che possono inficiare la sentenza di condanna”. In caso affermativo si aprirebbe un giudizio di revisione. Lo stesso vale per la perizia sulla polvere da sparo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.