## Dopo rottura pausa per Conte (che sente Merkel), poi sarà al G7

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Roma, 21 ago. (askanews) - Due giorni di riposo, prima di partire per il G7. Il presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte ha trascorso il day after della crisi di governo lontano da Palazzo Chigi.

Il premier si è preso infatti un po' di ore di tempo libero insieme ai familiari. "E' sereno", confida chi ci ha parlato in queste ore dopo il duro scontro di ieri con Matteo Salvini e le dimissioni. Conte è ancora in carica "per il disbrigo degli affari correnti" e in rappresentanza del governo italiano andrà al G7 organizzato da Emmanuel Macron a Biarritz dal 24 agosto. In questo ore lo ha cercato la cancelliera tedesca Angela Merkel e sicuramente il "caso" italiano sarà uno dei temi di interesse al summit francese: tutti i leader europei vorranno sapere qual è il quadro politico del Paese, in un momento delicato per l'Ue. L'Italia, tra l'altro, deve ancora comunicare alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen il nome del suo commissario. Un'incombenza (da chiudere entro un mese) che dovrebbe spettare al nuovo governo, se ci sarà. Proprio quello dell''avvocato del popolo' potrebbe essere il nome preferito dai pentastellati, se non fosse possibile la strada del Conte-bis, cosa che Zingaretti oggi ha escluso categoricamente.

Intanto, mentre al Quirinale sono iniziate le consultazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i presidenti di Camera e Senato e con i gruppi politici "minori" e la direzione Pd ha dato mandato al segretario Nicola Zingaretti di avviare il confronto per la formazione di un eventuale esecutivo, le forze politiche dell'ormai ex maggioranza sono in fibrillazione. Salvini, stamani, ha riunito il gruppo leghista della Camera per fare il punto della situazione. "Mentre altri stanno ragionando di poltrone e giochi di Palazzo - ha attaccato - noi abbiamo definito la manovra economica che se si volta la Lega è in grado di offrire, fondata su taglio di tasse e investimenti per 50 mld". Una manovra che si potrebbe fare, per il leader del Carroccio, andando al voto a ottobre. Salvini ha tenuto ad assicurare che sulla sua linea non ci sono 'fronde' interne. La Lega ha la "compattezza classica, a differenza degli altri partiti". La realtà, però, è che i mugugni, lontano da telecamere e taccuini, ci sono: non tutti i parlamentari hanno condiviso la tempistica dell'apertura della crisi. Del resto lo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, nelle scorse settimane, aveva più volte ribadito che per lui l'alleanza andava chiusa prima. Anche per questo ci sarebbero dei contatti tra leghisti e pentastellati per cercare una ricucitura in extremis, a meno stando a quanto rivelato da Stefano Buffagni, personaggio di primo piano del Movimento, sottosegretario agli Affari regionali. "I leghisti? Ci chiamano, ma non posso dire di più", conferma. Voci, rumors, che fanno indispettire Salvini che chiarisce secco: "Non ne so niente, io non ho dato alcuna indicazione in questa direzione".

Giornata a Montecitorio anche per Luigi Di Maio, che ha riunito i capigruppo pentastellati nelle commissioni per fare una ricognizione sui provvedimenti che vengono fermati per effetto della crisi. "È incredibile - accusa il M5s - quanta gente stesse per avere dei diritti e che ora, ancora una volta, rimarranno lettera morta. Dai riders alle aziende in difficoltà, ai militari, alle persone che muoiono di inquinamento, agli operatori della cultura, ai bambini che fanno lezione nelle classi pollaio e in scuole fatiscenti, ai piccoli Comuni, ai pescatori che subiscono le quote europee e gli agricoltori che soffrono la contraffazione, ai lavoratori che hanno stipendi da due o tre euro all'ora". Al termine della riunione, il capo politico del Movimento ha avuto un ulteriore colloquio con i capigruppo Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, in vista della consultazione di domani pomeriggio con Mattarella, al termine della quale si terrà l'assemblea congiunta dei gruppi. Il Movimento, hanno scritto in una nota, riceve "appelli da più parti" ma comunicherà le proprie "valutazioni" solo domani al termine del colloquio con il capo dello Stato. Qualche indicazione però filtra. "La maggioranza di noi non vuole andare a votare - spiega un parlamentare - e lo scenario da evitare assolutamente è di avere un centrodestra unito che prende due terzi del Parlamento, fa le riforme ed elegge il presidente della Repubblica. Detto questo con il Pd è tutto da costruire". I paletti posti da Zingaretti, però, sembrano "ragionevoli" per i pentastellati. Casomai il problema potrebbe essere il nome del premier.