Dopo un anno gli agricoltori piegano Modi, ritirata la riforma agraria in India

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Farmers celebrate after India's Prime Minister announced to repeal three agricultural reform laws that sparked almost a year of huge protests by farmers across the country in Singhu on November 19, 2021. (Photo by Xavier Galiana / AFP) (Photo by XAVIER GALIANA/AFP via Getty Images) (Photo: XAVIER GALIANA via Getty Images)
Farmers celebrate after India's Prime Minister announced to repeal three agricultural reform laws that sparked almost a year of huge protests by farmers across the country in Singhu on November 19, 2021. (Photo by Xavier Galiana / AFP) (Photo by XAVIER GALIANA/AFP via Getty Images) (Photo: XAVIER GALIANA via Getty Images)

L’abrogazione delle tre leggi agricole, promessa questa mattina dal primo ministro Narendra Modi, sancisce la vittoria degli agricoltori indiani. Il braccio di ferro tra contadini e governo è durato oltre un anno, con centinaia di migliaia di persone che si sono messe in marcia per fermarsi alle porte di Nuova Delhi e lì rimanere fino a quando le istituzioni non avessero compiuto un passo indietro. Hanno sfidato il freddo dell’inverno, le torride temperature estive, e affrontato la seconda ondata di Covid-19 che ha travolto l’intera India. La tensione spesso è sfociata in violenza, ma il giorno tanto atteso è arrivato. “Faccio appello a tutti gli agricoltori che hanno preso parte alla protesta. Tornate nelle vostre case, dai vostri cari, alle vostre fattorie e dalle vostre famiglie. Ricominciamo da capo e andiamo avanti”, ha dichiarato Modi.

Il discorso televisivo assomiglia più a “un comizio elettorale”, come dice ad Huffpost Ugo Tramballi, senior advisor di Ispi. “Come tutti i leader populisti, Modi è un mago della retorica”, abile nel rivolgersi agli agricoltori – leggasi elettori - che fra pochi mesi si recheranno alle urne in vista delle elezioni legislative per le assemblee in Punjab e nello Uttar Pradesh, due Stati dove la comunità agricola è fortemente radicata. Insomma, la decisione di ritirare le leggi è solamente politica. Il Primo ministro indiano, inoltre, non ha scelto un giorno qualsiasi per rivolgersi alla nazione. Molti dei contadini appartengono alla minoranza sikh e quest’anno la Guru Nanak Jayanti – la festività più importante per i fedeli, che celebrano la nascita del primo guru nonché fondatore del sikhismo – cade proprio il 19 novembre.

Per l’abrogazione definitiva delle leggi, ha continuato Modi, ci vorrà ancora qualche tempo. “Avvieremo la procedura nella sessione del Congresso che comincia questo mese”. Proprio per questo, i leader delle proteste festeggiano sobriamente. Seppur riconoscono l’importanza del passo indietro, la diffidenza nei confronti del governo Modi non cambia. Fino a quando il Congresso non ufficializzerà lo stop alla riforma agricola, rimarranno nelle loro tende di fronte Nuova Delhi per far sentire la loro voce e mettere pressione alle autorità. “Fino a quel giorno, noi saremo lì”, ha promesso uno dei leader, Singh Mann che, tuttavia, non è capace nel trattenere la gioia: “È come se avessi scalato l’Everest”.

A rimanere aperte, d’altronde, ci sono anche altre questioni su cui Modi dovrà prendere posizione. Il complesso sistema di sussidi agricoli secondo molti è da riformare, per l’enorme costo che il governo non è in grado di permettersi. Così come bisognerà capire come reagiranno gli investitori privati, che con la riforma agraria avrebbero avuto sicuramente più potere. Quindi, sarà necessario in ogni modo metterci mano. “L’errore fondamentale di allora”, spiega Tramballi, “non stava tanto nel pensare che fosse fondamentale una riforma agricola, perché questa serve tutt’ora per modernizzare il settore. Quella proposta, però, era molto mercantile ed era passata senza consultare nessuno. Era caduta dall’alto in modo molto pesante. Deduco che la prossima volta sentiranno i sindacati e le comunità”.

A farmer displays a banner after India's Prime Minister announced to repeal three agricultural reform laws that sparked almost a year of huge protests by farmers across the country in Singhu on November 19, 2021. (Photo by Xavier Galiana / AFP) (Photo by XAVIER GALIANA/AFP via Getty Images) (Photo: XAVIER GALIANA via Getty Images)
A farmer displays a banner after India's Prime Minister announced to repeal three agricultural reform laws that sparked almost a year of huge protests by farmers across the country in Singhu on November 19, 2021. (Photo by Xavier Galiana / AFP) (Photo by XAVIER GALIANA/AFP via Getty Images) (Photo: XAVIER GALIANA via Getty Images)

L’approvazione delle tre leggi, arrivata a fine settembre dello scorso anno senza appunto alcun confronto con le parti interessate, avrebbe deregolamentato il settore a favore della grande distribuzione, permettendo così ai contadini e ai produttori la compravendita sul mercato senza alcun vincolo di prezzo. In questo modo, gli agricoltori avrebbero avuto la possibilità di rivolgersi anche a quei mercati non regolamentati dal governo, dove però i prezzi minimi non sono garantiti come accade in quello interno. Il sistema precedente, infatti, permetteva a Nuova Delhi di porre dei paletti alle piazze commerciali e, soprattutto, le consentiva di accumulare scorte di cibo da rivendere a prezzi bassi e fissi. Così facendo la popolazione più abietta poteva sfamarsi e i produttori incassare un compenso equo. La contrarietà a questa riforma, quindi, era giustificata dal timore di vedere ridotti i prezzi del proprio raccolto e dalla paura per un’inflazione sui beni primari, prima scongiurata grazie all’acquisto minimo del governo che fungeva da calmiere.

Eppure, durante tutti questi mesi, Modi si è sempre detto pronto a non compiere alcun passo indietro, certo che la sua riforma avrebbe fatto il bene degli agricoltori grazie agli investimenti che ne sarebbero derivati. Il Primo ministro sembrava deciso a percorrere la sua strada senza remore, convinto anche da alcuni esperti che stesse procedendo nella giusta direzione. “Le leggi avrebbero aiutato ad attrarre molti investitori nell’agricoltura e nella trasformazione alimentare, due settori che hanno bisogno di molti soldi”, ha dichiarato con rammarico un ricercatore di politica agricola commentando il dietrofront del governo. Per l’India, il settore agricolo riveste un’importanza chiave, rappresentando il 15% dell’economia e coinvolgendo il 60% della forza lavoro indiana, che vive una situazione precaria tra debiti e fallimenti.

A favore della comunità agricola si era esposta perfino la Corte suprema, quando a gennaio aveva bloccato le tre leggi, incostituzionali secondo i giudici. “Non vogliamo ferite o sangue di nessuno sulle nostre mani”, aveva dichiarato allora il presidente, Sharad Arvind Bobde. Le sue parole non erano state pronunciate a casaccio, ma riflettevano la tensione che bolliva in quei giorni. Da lì a poco, si sarebbe sfociati nella violenza.

La protesta si è trasformata da pacifica a violenta quando i contadini hanno deciso di forzare le barricate delle forze dell’ordine per entrare nella capitale, dove occuparono (temporaneamente) il Forte Rosso. In quell’occasione, un manifestante era rimasto ucciso e si contavano centinaia di feriti da una parte e dall’altra. Come se fosse saltato il tappo di una bottiglia, da quel momento la lotta si è acuita sempre di più. Otto agricoltori sono morti a ottobre durante le proteste nello Stato dell’Uttar Pradesh, dove altri quattro – di cui un giornalista locale - hanno perso la vita in seguito a uno dei tanti scontri con un convoglio del Bharatiya Janata Party (BJP), per cui è stato accusato di omicidio il figlio di un ministro. In tutto, secondo la comunità agricola, le vittime delle proteste contadine ammontano a 750, un numero che dal governo smentiscono categoricamente.

“Questa è una vittoria per tutti quegli agricoltori che hanno dato la vita per salvare centinaia di migliaia di contadini poveri di questo Paese dall’avidità delle imprese”, ha continuato il leader Singh Mann riferendosi all’abrogazione delle leggi. “Devono sorride, ovunque si trovino”. A unirsi ai festeggiamenti, ovviamente, sono stati anche i partiti di opposizione che si sono congratulati con le comunità agricole, come ha fatto Rahul Ghandi dell’Indian National Congress.

La stessa opposizione ha poi accusato Modi di aver ceduto alle richieste degli agricoltori solo perché spaventato dalle imminenti elezioni. L’annuncio del Primo ministro, ha scritto su Twitter un deputato, non sarebbe dovuto ad alcun cambio di politica da parte del BJP, né tantomeno ad un ripensamento, quanto piuttosto una strategia elettorale. “In india manca un’opposizione forte per la conquista la conquista del governo centrale”, continua Tramballi. “L’Indian National Congress è il principale partito di opposizione ma è forte solo a livello locale”, anche se non riesce ad imporsi neanche laddove ne avrebbe la possibilità. Dal Punjab governato dal BJP arriva il ringraziamento del governatore Amarinder Singh al suo Primo ministro per aver ascoltato le richieste dei cittadini, ma “salvo ulteriori decisioni improvvise, quello che accadrà” in merito alla riforma agricola “lo sapremo solamente dopo le elezioni”, conclude Tramballi.

Quella di oggi, in sintesi, è una tregua. Modi ha fatto mea culpa per “non essere stato in grado di convincere gli agricoltori”, ma assicura come “tutto quello che ho fatto è stato per loro e quello che sto facendo è per il Paese”. La comunità agricola, scettica sui ripensamenti del proprio Primo ministro, per il momento si gode la vittoria dopo oltre un anno di battaglia ma non sembra avere alcuna intenzione di tornare a casa.

A farmer plucks marigold flowers in a field on the outskirts of Jammu, the winter capital of Indian-controlled Kashmir, Nov. 17, 2021. Marigold flowers are widely used as decorations of garland and for Hindu religious rituals. (Photo by Str/Xinhua via Getty Images) (Photo: Xinhua News Agency via Getty Images)
A farmer plucks marigold flowers in a field on the outskirts of Jammu, the winter capital of Indian-controlled Kashmir, Nov. 17, 2021. Marigold flowers are widely used as decorations of garland and for Hindu religious rituals. (Photo by Str/Xinhua via Getty Images) (Photo: Xinhua News Agency via Getty Images)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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