Dormi poco e male? Il cuore ne soffre

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Dormire bene protegge il cuore. È stato infatti più volte dimostrato scientificamente che i soggetti con sonno disturbato hanno un rischio elevato di sviluppare diabete, obesità, disordini dell'umore, stati d'ansia e malattie cardiache tra le quali aritmie di vario tipo. Come si legge sul Messaggero, sulla rivista Journal of American College of Cardiology, Xiang Li ed il suo gruppo di lavoro della Tulane University di New Orleans (Usa) hanno studiato il rapporto tra qualità del sonno e sviluppo di aritmie cardiache. Sono stati analizzati i dati di oltre 350.000 persone senza particolari patologie che potessero compromettere il riposo. E' stato documentato che coloro che hanno una buona qualità del riposo hanno un rischio di fibrillazione atriale inferiore del 29% rispetto a chi ha un sonno disturbato.

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia di rilevanza clinica che interessa principalmente una popolazione anziana ma che può insorgere anche in donne e uomini di età inferiore. Specie se portatori di patologie cardiovascolari. E la possibilità di sviluppare bradiaritmie (tipo blocchi di conduzione) è addirittura ridotta di oltre il 35%. L'importanza clinica della fibrillazione atriale è dovuta al fatto che è uno dei più importanti fattori di rischio per l'ictus cerebrale che ogni anno nel nostro Paese colpisce 200.000 persone con conseguenze devastanti sia per la durata che per la qualità della vita.

La fibrillazione atriale nei giovani è relativamente poco frequente. Ci sono però comportamenti ed abitudini di vita che possono incrementare in maniera significativa il rischio. Hidetaka Itoh ed il suo gruppo di lavoro del Department of Cardiovascular Medicine dell'Università di Tokyo hanno studiato questo problema in una popolazione di circa 300.000 soggetti di età compresa tra 20 e 39 anni senza alcuna evidenza di patologia cardiaca o polmonare, ed hanno evidenziato quali sono i fattori di rischio che, in un'età decisamente non anziana, possono favorire lo sviluppo di una fibrillazione atriale. La ricerca, pubblicata recentemente sull'American Journal of Cardiology, ha preso in considerazione numerosi fattori di rischio, quali diabete, ipercolesterolemia, alcool, obesità.

I soggetti sono stati seguiti per un periodo di tempo di quasi tre anni, ed in questo periodo 267 hanno sviluppato episodi di fibrillazione atriale. Una circonferenza vita elevata, l'ipertensione, il fumo di sigaretta e una cattiva qualità del sonno si sono dimostrati prenditori di fibrillazione atriale.

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