"Dormo 4 o 5 ore per notte, non sento fatica né stress. I giornalisti? Persone sedute che non si alzano più"

Huffington Post

"La fortuna è che non conosco lo stress, non sento la fatica e da sempre. Quanto dormo? Boh, poco". Enrico Mentana si racconta in una lunga intervista al Fatto Quotidiano. Dagli anni del liceo all'inizio da giovanissimo da giornalista. "Sono entrato in quarto ginnasio nel 1968, ed eravamo prede di una curiosità devastante: volevamo conoscere tutto e contestare altrettanto; volevamo capire per poi sfidarci in collettivi e assemblee, magari per far colpo sulle ragazze", racconta il direttore del Tg La7.

 

SPECIALE COPPA DEL MONDO

"Probabilmente - dice a proposito del suo lavoro davanti alle telecamere anche per molte ore di seguito - se lavorassi in una miniera dormirei maggiormente, mentre la nostra professione non è stancante; mica siamo impegnati nei campi per ore e ore, o in fabbrica, o in bottega.

Altro che maratone televisive alla Mentana.

Ogni volta dicono: 'Incredibile, è stato dieci ore in onda', quando c'è gente che è rimasta dieci ore a guardare. Secondo me è più facile trasmettere che assistere.

 

Le sue doti?

Sono veloce di testa.

Paura di perderla?

Ho 63 anni suonati, e ho presente che tutto questo è stato causato anche da una serie di colpi di fortuna.

Tradotto?

Il punto chiave è quello di prima: quelli della mia età che volevano diventare giornalisti, ci sono riusciti; oggi ci sono giovani bravissimi, ma impossibilitati. Non ci sono spazi. I nuovi non entrano, siamo sempre nello stesso recinto, il nostro mestiere si è chiuso e non interagisce con l'esterno, i grandi giochi li gestiscono solo quelli già posizionati. E il giornalismo è la metafora dell'Italia: persone sedute che non si alzano più.

Mentana racconta il suo rapporto con la tecnologia: "Non ho la patente, non uso calcolatori, non ho l'agenda, i numeri li so a memoria; detesto tutto ciò che del progresso e della tecnologia si sostituisce alla mente umana. Ciò che priva e diventa una mutilazione. Il motore di ricerca è la stagnazione del cervello giovanile. Bisogna leggere".

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