Dossier Anci: da introduzione omicidio stradale 2.455 indagati

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Da quando è stato introdotto in Italia il reato di omicidio stradale e dunque nel quinquennio che va dal marzo del 2016 al marzo del 2021, sono stati 2.837 gli incidenti mortali nelle città capoluogo di regione e di provincia, che hanno causato 2.932 vittime, per le quali sono 2.455 gli indagati. Sono i dati principali contenuti nel dossier elaborato dall'Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, sui dati raccolti dalle polizie locali.

Dalla documentazione, emerge anche che in questi cinque anni, sono stati 306.746 gli incidenti con feriti; nello stesso periodo i pedoni deceduti sono stati 1.014, mentre 232 sono i ciclisti morti in incidenti stradali. Rispetto al precedente lustro 2011-2015, nelle grandi aree urbane è sceso nettamente il numero dei sinistri mortali, passando da 2.129 a 1.718.

Una sezione del dossier Anci analizza poi solo le 33 città capoluogo di Regione e quelle con più di 150.000 abitanti. I risultati rivelano che a Roma ci sono stati 622 incidenti con 635 morti, a Milano 197 con 201, a Napoli 137 sinistri mortali con 138 morti, a Torino 126 sinistri con 129 morti e a Genova 97 con 99 decessi.

L’istantanea dell’Anci fotografa anche tutte le attività delle polizie locali impegnate nei controlli su strada e nei rilievi, anche nelle ore serali e notturne. Come testimoniano i dati Aci-Istat 2019, le polizie locali rilevano infatti il 65% dei sinistri stradali mortali e con feriti ogni anno in Italia. Ai rilievi, segue poi l'attività successiva ad opera della polizia giudiziaria, per la ricerca e il repertamento delle fonti di prova, la ricostruzione della cinematica anche attraverso nuove tecnologie e i sistemi di videosorveglianza cittadina, per la ricostruzione di incidenti anche nei casi di pirateria stradale.

In totale, le persone indagate in Italia per omicidio stradale sono state 2.455, con casi aggravati da guida alterata da ebbrezza alcolica (160) e da sostanze stupefacenti (135), mentre sono stati 183 i casi di pirateria con la fuga e l’omissione di soccorso a persone poi decedute. Si tratta di un fenomeno presente soprattutto nelle grandi città, con 57 episodi registrati a Roma e 12 a Milano e i motivi dichiarati delle fughe sono la mancanza di copertura assicurativa o un problema con la patente, mai conseguita, sospesa o revocata.

La pirateria stradale non cala rispetto ai dati 2010-2015; mentre per quanto il reato di lesioni personali stradali, che scatta d’ufficio in caso di oltre 40 giorni di prognosi, le polizie locali italiane hanno indagato ben 18.882 persone. Rispetto al lustro precedente, le aree urbane con il calo più marcato di incidenti mortali nel raffronto con il quinquennio precedente sono state: Roma (da 807 a 635); Milano (da 241 a 201); Firenze (da 86 a 47) e Bologna (da 92 a 73).

La stragrande maggioranza dei procedimenti penali si conclude già in udienza preliminare con la richiesta degli imputati di un rito alternativo con riduzione della pena. Per quanto attiene la durata, grazie ai tempestivi rilievi nei sinistri stradali, si è notato una riduzione dei tempi delle sentenze, con decisioni della Corte di Cassazione in molti casi avvenuti nel quinquennio.

In ogni caso, una strage che conta ben 2.932 morti nei capoluoghi di provincia negli ultimi cinque anni; anche se l'introduzione del reato di omicidio stradale ha mitigato le cifre, dimostrandosi un efficace deterrente, come emerge dal dossier elaborato dall'Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, sui dati forniti dalle polizie locali. I numeri, disaggregati per regioni, per province e per città, indicano anche in 1.020 i pedoni falciati dagli automobilisti, in 241 i morti fra i ciclisti e in 101 le vittime fra i giovani minorenni.

Scendendo più in particolare - e tenendo conto del fatto che per alcune regioni mancano i dati di qualche capoluogo di provincia - la regione con il più alto numero registrato di vittime stradali è il Lazio con 638 morti, seguita in questa triste classifica dall'Emilia-Romagna con 383, dalla Lombardia con 353, dalla Sicilia con 292, dalla Toscana con 225, dal Piemonte con 169, dal Veneto con 162, dalla Campania con 158, dalla Puglia con 123, dalla Liguria con 122, dalla Sardegna con 63, dalle Marche con 57, dal Friuli-Venezia Giulia con 45, dall'Umbria con 43, dall'Abruzzo con 36, dalla Calabria con 29, dal Trentino-Alto Adige con 22, dalla Basilicata con 7, dal Molise con 4 e dalla Val d'Aosta con una sola vittima.

Per quanto riguarda invece le dieci maggiori città italiane, Roma è in testa nel numero di vittime per incidenti stradali con 635 morti seguita nell'ordine da Milano con 201, Napoli con 138, Palermo con 130, Torino con 129, Genova con 99, Catania con 89, Bologna con 73, Firenze con 47 e Bari con 41 morti.

Disaggregando i dati contenuti nel dossier Anci, nell'ultimo quinquennio hanno perso la vita, vittime di incidenti stradali, ben 264 pedoni nel Lazio, 149 in Lombardia, 92 in Emilia-Romagna, 89 in Sicilia, 75 in Toscana, 70 in Piemonte, 50 in Campania, 48 in Liguria, 43 in Veneto, 28 in Puglia, 28 in Sardegna, 23 nelle Marche, 18 in Calabria, 14 in Friuli-Venezia Giulia, 13 in Umbria, 9 in Abruzzo, 3 in Basilicata, 3 in Trentino-Alto Adige, 1 in Molise, mentre la Valle d'Aosta non ha registrato alcun pedone vittima di automobilisti.

Quanto ai ciclisti, sono state 78 le vittime in Emilia-Romagna, 36 in Lombardia, 25 in Veneto, 24 in Toscana, 18 nel Lazio, 14 in Sicilia, 11 in Piemonte, 10 in Puglia, 7 in Friuli-Venezia Giulia, 6 nelle Marche, 5 in Trentino-Alto Adige, 2 in Campania, 2 in Umbria, 1 in Liguria, 1 in Abruzzo, 1 in Sardegna, niente vittime in Valle d'Aosta, Molise, Basilicata, Calabria, sempre tenendo conto del fatto che da alcune province non sono pervenuti i dati relativi.

Infine, il capitolo forse ancora più triste, relativo ai giovani con meno di 18 anni: hanno perso la vita, nel quinquennio, 26 minorenni in Sicilia, 15 nel Lazio, 14 in Campania, 10 in Emilia-Romagna, 9 in Lombardia, 8 in Toscana, 3 in Veneto, 3 in Friuli-Venezia Giulia, 3 in Liguria, 3 in Puglia, 2 in Piemonte, 2 in Sardegna, 1 in Trentino-Alto Adige, 1 nelle Marche, 1 in Abruzzo.

"Cinque anni fa, abbiamo voluto il reato di omicidio stradale perché è necessario proteggere la sicurezza dei cittadini a cominciare dagli utenti più deboli della strada: su tutti pedoni e ciclisti. I dati raccolti dalle nostre polizie locali dimostrano che è stata una decisione corretta". E' quanto tiene a sottolineare Antonio Decaro presidente dell’Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, commentando i dati raccolti dalle polizie locali italiane e diffusi dall’Anci, in occasione del quinto anniversario dell’entrata in vigore della legge sull’omicidio stradale, dtata appunto marzo 2016.

"Sono ancora tante le vittime di incidenti, spesso provocati dalla distrazione di chi si mette alla guida, dalla scarsa consapevolezza dei rischi collegati alla propria condotta. Quei dati - osserva Decaro - testimoniano anche un’altra cosa: il gran lavoro che svolgono ogni giorno gli agenti delle polizie locali, presidio fondamentale per la sicurezza delle nostre città e comunità".

(di Enzo Bonaiuto)