Dossier Oms, Guerra: "Con Zambon scambio idee, no minacce"

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Nel caso dell'ormai celebre rapporto sulla gestione italiana della pandemia di Covid-19, pubblicato e poi ritirato dall'Oms Europa, c'è stato un confronto fra Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità, e l'autore Francesco Zambon, ma si è parlato anche di pressioni e addirittura minacce da parte di Guerra. "Scambio di idee certamente sì - precisa all'Adnkronos Salute - Abbiamo comunicato molto intensamente, sia dal punto di vista personale, in piena amicizia e consonanza di obiettivi e azioni, che dal punto di vista istituzionale. Ho cercato di aiutare la complessa procedura che l'ufficio di Venezia ha impostato anche sulle molte azioni informative e formative che si sono svolte con l'aiuto di altri miei colleghi di Ginevra, in missione sia a Roma che Milano e in altre zone del Paese dove era richiesta una presenza tecnico-scientifica dell'Oms, sempre con l'intento di aiutare".

"Quando sono stato chiamato dal mio direttore generale che mi ha chiesto la disponibilità a svolgere questa delicata funzione di collegamento, d'accordo con il ministro e con il direttore regionale di Copenhagen, si figuri se mi sono tirato indietro - ricorda Guerra - Io amo il mio Paese e ho dato tutto quello che potevo, anche se mi è costato e mi costa fatica intensa e dedizione assoluta. Non ho nessun motivo per minacciare nessuno. Chiunque conosca l'Oms sa perfettamente - evidenzia con forza - che è impossibile rivolgere minacce di questo genere a un collega dipendente della stessa organizzazione".

"Ci sono meccanismi di tutela contro ogni forma di abuso e contro ogni forma di possibile azione che vada a detrimento del personale e dell'indipendenza dell'Oms. Sono veramente l'Abc dei contratti che ciascuno di noi firma prima di iniziare il proprio mandato, sono parte del nostro codice etico formale e sostanziale, e sono parte delle attività che sia l'ufficio legale che un ufficio interno specializzato e indipendente svolgono a tutela della correttezza delle procedure", prosegue Guerra. "L'unico contributo che ho fornito - precisa Guerra - è stato sulla correttezza e l'aggiornamento dei dati, senza entrare nel merito dei giudizi espressi nella versione preliminare del rapporto. Tanto è vero che il collega mi aveva infatti comunicato la sua decisione di accettare alcune correzioni proposte, di procedere con la pubblicazione immediata, di non ritenere di informare il ministro, di prendersi ogni responsabilità per il rapporto e addirittura mi proponeva di convogliare a lui ogni possibile reazione che la stampa o chi altri avesse potuto avere rispetto alle posizioni prese nel Rapporto stesso. Tutto ciò - garantisce - è naturalmente pienamente documentato".

"Non capisco veramente il senso di quanto sta accadendo - confida - e ne sono addolorato da una parte, ma anche offeso per certi giudizi che vengono dati sulla mia persona e sul mio operato. Tralasciando le minacce di morte che - riferisce Guerra - mi vengono dai social media e da comunicazioni dirette che ricevo ormai quotidianamente come conseguenza di questa campagna diffamante".

IL PIANO PANDEMICO - L'ultimo Piano pandemico italiano risale al 2006, poi è stato riconfermato sotto la direzione di Guerra, ma senza essere aggiornato, finendo al centro delle polemiche. Perché il piano non è stato aggiornato? "Il richiamo alla vigenza eseguito nel 2016 è dovuto, volendo presentare correttamente la realtà, dato che altrimenti si sarebbe data l'impressione sbagliata che non ci fosse nulla, e questo non è vero. Poi, naturalmente, si può anche entrare nella critica al piano, che tuttavia in quel momento era stato rivisto dagli uffici responsabili per le malattie trasmissibili del Ministero della Salute e verificato idoneo per la sua funzione", rivendica Guerra all'Adnkronos Salute.

Il piano "è stato rivisto e dichiarato vigente nel 2016 perché altrimenti l'Italia si sarebbe trovata sguarnita a fronte degli annunciati cambiamenti che l'Oms stava per proporre", precisa l'esperto. "Vuole che le elenchi la lista dei piani e delle linee guida che mi sono trovato a dover formulare durante i 3 anni della mia permanenza al ministero? Ecco un breve resoconto, anche per rispondere a certe velate accuse di inerzia. Questi - elenca - sono i piani nazionali che con i miei eccezionali colleghi della direzione generale e dell'Istituto superiore di sanità, oltre che delle Regioni, ho dovuto inventare, redigere e/o aggiornare in una situazione di grave difficoltà, sia in termini di personale a disposizione, che in termini di risorse finanziarie quasi azzerate: Piano nazionale della prevenzione, 2014; Piano nazionale per le demenze, 2014; Linee guida nazionali per la prevenzione delle malattie trasmissibili di rilevanza internazionale, 2014; Protocollo nazionale e linee guida per la gestione della salute dei migranti e per il soccorso in mare, 2014, 2015, 2016; Piano nazionale per la prevenzione vaccinale (poi convertito in legge per l'obbligo vaccinale), 2015; Piano nazionale per la prevenzione delle epatiti, 2016".

E ancora: "Piano nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.) con particolare riferimento a virus Chikungunya, Dengue e virus Zika, 2016; Linee guida nazionali per la vaccinazione antinfluenzale, 2013, 2014, 2015, 2016; Linee guida nazionali per il controllo della legionellosi, 2015; Linee guida nazionali per la prevenzione e controllo delle malattie batteriche invasive prevenibili con vaccinazione, 2016; Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu, 2017; Piano nazionale Hiv e Aids, 2017; Piano nazionale della genomica, 2017; Piano nazionale per la prevenzione dell'antimicrobico-resistenza, 2017".

Oltre a ciò, "il repertorio legato alla negoziazione con il ministero dell'Ambiente e la Presidenza del Consiglio per il recepimento di normativa comunitaria e per la valutazione di impatto sanitario nella gestione dei siti di interesse nazionale (tra cui Terra dei fuochi e Ilva Taranto). Non le parlo poi - continua Guerra - della produzione delle Linee guida per la gestione delle dipendenze patologiche da gioco d'azzardo, le Linee guida per la protezione dei soggetti affetti da sindrome autistica, le Linee guida per la gestione dei dispositivi a favore dei soggetti non autosufficienti. E molto altro che non elenco". "Sono anche riuscito a portare l'Italia nel Comitato di gestione dell'Oms, regione Europa, e - puntualizza - sono stato eletto nell'Executive Board dell'Oms generale (Ginevra), dopo aver portato a compimento il rinnovo dell'iter parlamentare relativo proprio all'Ufficio Oms di Venezia. Ho avviato e gestito le prime esercitazioni aereonavali e terrestri di biocontenimento, con due aeroporti sanitari aggiunti ai due già presenti (Malpensa, Fiumicino, Pratica di Mare e Catania), ricostruendo la capacità nazionale di protezione rispetto alle epidemie esterne (era il tempo di Ebola, quando abbiamo fatto cose sconosciute al pubblico generale, come il rimpatrio protetto di oltre tremila persone)".

Il piano di prevenzione della pandemia influenzale "è un piano datato, che riportava anche l'approvvigionamento di un farmaco antivirale attivo contro i virus influenzali, il noto Tamiflu, di cui esistevano scorte custodite dalle Forze armate nei depositi centrali del ministero della Salute. E' un piano che, tuttavia, rispecchiando l'impostazione ancora attuale allora, poi cambiata nel 2018 dall'Oms, prescriveva azioni di preparazione e prima risposta alla possibile pandemia influenzale sicuramente ancora attuali e utilizzabili in presenza anche di virus sconosciuti", assicura Guerra. "Chiunque abbia voglia di leggere il relativo documento - continua Guerra - lo trova molto facilmente pubblicato nel sito web del ministero della Salute. E' stato rivisto e dichiarato vigente nel 2016, perché altrimenti l'Italia si sarebbe trovata sguarnita a fronte degli annunciati cambiamenti che l'Oms stava per proporre. Il processo di rinnovo di un piano di quella complessità, che necessariamente passa attraverso l'organo politico, il Consiglio superiore di sanità, l'Iss, e soprattutto le Regioni ha una durata almeno annuale". Saremmo comunque arrivati "a fine 2017, quando, per l'appunto, prima di lasciare il ministero, lasciai una nota in questo senso alla ministro, poi ripresa anche da certi media, come se fosse un segreto svelato. Il documento del 2006, vigente nel 2016, non ha avuto manipolazioni proprio perché non c'era niente da nascondere".

Le date di compilazione "verificabili dalle proprietà del documento pdf, che chiunque utilizzi i vari software di lettura conosce bene perché sono elementari, non sono mai state cambiate, come sarebbe stato molto semplice fare. Non c'è bisogno di svolgere chissà che tipo di analisi o inventare metadati, o scomodare accademici per verificarlo. Nessun segreto, nessuna problematica", aggiunge. Infatti, "alla fine del 2017 - ricostruisce Guerra - il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) pubblica la prima raccomandazione agli Stati membri per aggiornare i piani nazionali di prevenzione delle pandemie influenzali, secondo una prima linea guida che l'Oms pubblica nel 2017, seguendo quanto preannunciato nel 2013 con un documento ad interim". A questo "seguono tre pubblicazioni della stessa Organizzazione, che, nel 2018, offre agli Stati membri i materiali tecnici e scientifici necessari per gli aggiornamenti nazionali, secondo procedure diverse, basate su una valutazione del rischio piuttosto che su fasi temporali". Io "credo che molte delle azioni inizialmente intraprese dal Governo siano state ispirate da quei piani. Le circolari del ministero mi sembrano molto coerenti e rilevanti, assieme anche all'accorciamento della catena di comando con la convocazione del Comitato operativo di Protezione Civile e della successiva formazione del Comitato tecnico scientifico: tutte azioni previste anche proceduralmente dal piano vigente, correttamente interpretate dal ministro della Salute e dal presidente del Consiglio. Dopo di che la realtà dell'epidemia causata da un virus sconosciuto e nuovo sta di fronte a tutti", chiosa Guerra.