Dossier Tav con errori, il Ministero di Toninelli costretto a correggere due volte il testo

Huffington Post

Dopo mesi è stato finalmente pubblicato stamattina sul sito del Ministero delle Infrastrutture quel dossier Tav che doveva decidere il futuro della Torino-Lione, ma a stretto giro proprio il dicastero guidato da Danilo Toninelli ha dovuto comunicare una serie di errata corrige sul documento.

In particolare sull'analisi giuridica del progetto, su un tema particolarmente delicato, come quello delle penali. All'interno dell'analisi "è presente un errore materiale macroscopico che determina un eventuale costo di uscita dall'opera abnorme rispetto alla realtà" riferiscono dal Ministero. Il primo errata corrige del Mit precisa che la percentuale tra 10 e 30% prevista a titolo di risarcimento per lo scioglimento dei contratti non è basata sul parametro del costo totale dell'opera ma sui contratti effettivamente in essere al momento, quindi su circa 1,3 miliardi. Il conto finale per questa voce si aggirerebbe tra i 130 e i 400 milioni.

In base a questa correzione, lo scioglimento del progetto della Tav costerebbe al massimo, tra penali e rimborsi, 1,7 miliardi. L'analisi, pur non sbilanciandosi sugli eventuali esborsi, indica un massimo: di 400 milioni per lo stop ai contratti, di 81 milioni per violazione del dell'accordo, di 400 milioni per la rivalsa francese, di 535 e di 297 milioni per importi Ue da restituire o non incassare.

Il ministero precisa poi quello che definisce un "passaggio di difficile interpretazione". L'analisi parla di "contratti in corso" quindi "il valore del possibile contenzioso, in caso di scioglimento anticipato, andrà parametrato sul valore residuo (cioè il non pagato) dei soli contratti in essere", dunque "il documento esprime correttamente la necessità di tener conto dei contratti in corso e solo della parte di essi che resta da pagare".

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