Dov'è Peng Shuai? La tennista scomparsa dopo aver denunciato l'ex vicepremier

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MELBOURNE, AUSTRALIA - JANUARY 21: Shuai Peng of China in action during her Women's Singles first round match against Nao Hibino of Japan on day two of the 2020 Australian Open at Melbourne Park on January 21, 2020 in Melbourne, Australia. (Photo by Fred Lee/Getty Images) (Photo: Fred Lee via Getty Images)
MELBOURNE, AUSTRALIA - JANUARY 21: Shuai Peng of China in action during her Women's Singles first round match against Nao Hibino of Japan on day two of the 2020 Australian Open at Melbourne Park on January 21, 2020 in Melbourne, Australia. (Photo by Fred Lee/Getty Images) (Photo: Fred Lee via Getty Images)

Peng Shuai, la tennista cinese che denunciò di aver avuto, tre anni fa, rapporti sessuali forzati con l’ex vicepremier cinese Zhang Gaoli, è sparita. Zhang dal 2013 al 2018 è stato uno dei politici più potenti del Paese. Da giorni non si hanno notizie della tennista e la comunità internazionale preoccupata ha anche creato un hashtag, “Dov’è Peng Shuai?” (#WhereIsPengShuai), per aiutare la ricerca sui social.

La 35enne, ex numero uno al mondo di doppio, lo scorso 2 novembre aveva pubblicato le accuse sul suo account su Weibo (equivalente cinese di Twitter), un messaggio cancellato dopo mezzora dalla pubblicazione ma che non era passato inosservato. Due giorni dopo infatti, la Cina aveva bloccato ogni riferimento a questo messaggio attribuito a Peng ma in rete si erano già diffusi gli screenshot. Da allora, la giocatrice non è più apparsa in pubblico né ha rilasciato dichiarazioni e sembra svanita nel nulla.

Anche l’associazione delle tenniste professioniste (Wta) si è mobilitata, sostenendo che la denuncia di Shuai merita un’indagine trasparente. “La sua accusa alla condotta di un ex leader cinese, relativa ad un caso di aggressione sessuale, deve essere trattata con la massima serietà”, afferma in una nota l’ad della Wta, Steve Simon. “Ci aspettiamo che questa faccenda venga trattata correttamente, il che significa che le accuse devono essere indagate in modo completo, equo, trasparente e senza censure”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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